
(Bartolomeo Prinzivalli) – Prima pubblicizzano il mito della perfezione fisica, inondano i media di volti plastificati tutti uguali, creano filtri, photoshop ed avatar in modo che la gente fatichi a riconoscersi allo specchio o rifiuti di farlo, poi indicono campagne contro il “body shaming” ed ingaggiano esperti per convincere le persone ad accettarsi per quel che sono.
Prima spingono programmi, musica e mode in cui le donne vengono trattate come oggetti, poi arruolano i parenti di vittime assassinate ad eroi contro la deriva patriarcale, ficcandogli un microfono in gola e caricandoli di responsabilità invece di concedergli tempi e spazi per elaborare il lutto.
Prima sponsorizzano miracolati senza arte né parte come esempi virtuosi da emulare, poi si divertono a farli crollare spiegando ai giovani che non è la strada giusta.
Prima creano il male e poi la cura, lucrando in entrambe le fasi.
Ed il popolo abbocca sempre…
Assolutamente d’accordo. Ma nel paese dell’auditel e dei click bisogna assecondare la massa, sia quando idolatra qualcuno sia quando lo detesta.
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