L’anno nuovo porta con sé alcuni ritocchi tariffari, alcuni ufficiali, altri prevedibili. Il cambiamento delle condizioni contrattuali dà diritto a chiudere l’abbonamento senza costi o penalità per l’utente

(di Aldo Fontanarosa – repubblica.it) – ROMA – Anche nel 2024, le famiglie italiane dovranno tenere le antenne alzate e guardarsi da una discreta raffica di rincari: alcuni visibili, altri più difficili da avvistare.
Ecco una mappa degli aumenti in arrivo.
Dal primo gennaio 2024, ricevere la bolletta della Tim su carta – per i clienti della linea fissa – costerà 4,95 euro a ogni fattura (contro i 3,90 che abbiamo pagato fino a dicembre 2023).
L’aumento – pari a un euro e 5 centesimi – è un ottimo motivo per rinunciare alla bolletta cartacea. Ecco dunque come ricevere la bolletta in forma soltanto digitale. Una scelta ecologista, che fa anche risparmiare.
Già da dicembre 2023, al più tardi a gennaio 2024, si materializzerà in bolletta un aumento – tra 0,99 e 4,99 euro al mese (IVA inclusa) – per alcune offerte di TIMVision (la piattaforma di tv in streaming di Tim). Queste le offerte:
- TIMVision Gold, TIMVision Calcio&Sport,
- TIMVision Calcio&Sport con Disney+,
- TIMVision Calcio&Sport con Netflix,
- TIMVision con Netflix,
- TIMVision Intrattenimento,
- TIMVision con Disney+.
Recesso
Sempre dal primo gennaio, gli abbonati di Fastweb (alla rete fissa) dovranno sopportare aumenti che vanno da 0,01 a 4,49 euro al mese. I ritocchi investiranno queste 15 offerte.
Anche WindTre annuncia, e sempre dal primo gennaio 2024, la lievitazione del costo “di alcune offerte di rete fissa” (il sito non le precisa): gli abbonati pagheranno “2 euro in più al mese (più Iva per i clienti con partita Iva)”.
Novità inoltre per PosteMobile Casa Web: dal primo gennaio 2024, tutti i clienti pagheranno 22,90 euro al mese, anche quelli che in passato hanno beneficiato di tariffe calmierate a 20,90 o 19,90.
Vodafone infine cambia la scansione temporale delle bollette per la linea fissa. Dal 31 gennaio 2024, “il conto telefonico sarà mensile anticipato anziché bimestrale”. Le tariffe resteranno invariate, ma pagheremo ogni mese invece di ogni due.
Come difendersi dagli aumenti? Tutte queste società ricordano, correttamente, che abbiamo diritto ad abbandonare la società cui siamo abbonati – e senza costi o penalità – se rifiutiamo le loro modifiche contrattuali unilaterali, di prezzo o di tempo.
Rc Auto
Le associazioni dei consumatori, preoccupate, pronosticano un aggravio anche per le assicurazioni dei motorini e soprattutto delle automobili.
Il Codacons, ad esempio, stima che una famiglia con due automobili “si ritroverà a spendere in totale 62 euro in più rispetto al 2023 solo a titolo di copertura assicurativa”.
Si tratta, in verità, di stime ufficiose. Aumenti ufficiali non sono ancora arrivati. L’unico dato oggettivo arriva dall’Ivass, l’istituto che vigila sul settore. Un dato relativo al passato.
A dicembre 2023, l’Ivass accerta che le Rc Auto sono aumentate del 6,2% (in termini reali) a ottobre 2023 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Autostrade
In attesa dei possibili rincari per le assicurazioni, il mal d’auto ci aspetta sicuramente in autostrada, dove gli aumenti sono già decisi.
Dal primo gennaio viaggiare lungo i 3000 chilometri della rete di Autostrade per l’Italia, il concessionario più importante, costerà in media l’1,51% in più.
E’ un valore meno penalizzante della media di 2,3% che spetterà agli altri gestori. Doloroso è anche il ritocco del 5% del costo di percorrenza del tunnel del Monte Bianco: pagheremo 55 euro per le auto, 200 per i mezzi pesanti.
Gas
Molto concrete sono le minacce che incombono sulle bollette per il gas. Intanto gennaio 2024 segna la fine del mercato tutelato e la nascita di un mercato libero.
In attesa di capire gli effetti della novità sulle bollette, il governo confida in un calo ulteriore delle quotazioni del gas, che darebbe sollievo alle fatture delle famiglie italiane e delle imprese.
Ma il sollievo sarà molto limitato perché il governo, in questo clima di minore emergenza, riporta al 22% l’Iva su questa materia prima (contro il 5% che abbiamo pagato fino a dicembre 2023, nei medi della emergenza energetica).
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