Sulle grandi questioni dei nostri tempi, destra e sinistra raccolgono tutto e il contrario di tutto, dimostrandosi per l’ennesima volta categorie del passato.

(di Gaetano Pedullà – lanotiziagiornale.it) – Non scomodiamo Giorgio Gaber con l’eterna domanda su cos’è la destra e cos’è la sinistra, ma qualche domanda dobbiamo farcela se il Pd prende le distanze dal premier socialista albanese, Edi Rama, che va d’amore e d’accordo con la Meloni, mentre la destra a Tirana manifesta contro l’intesa sui migranti fatta col governo di destra di Roma.
Che ci sia confusione nei sistemi valoriali profondi della politica è evidente, e la faccenda si complica di più se si affronta la questione palestinese, dove la destra erede delle ideologie che portarono alla Shoa “tifa” per il pugno di ferro di Israele, mentre a sinistra c’è chi non sa usare parole ferme di condanna per Hamas. Al punto che alla manifestazione di oggi del Pd, la segretaria Schlein ha messo il veto sulle bandiere, per non rischiare di trovarsi accanto i vessilli dei terroristi.
Poi si sentono parlare esponenti dei dem o dei partiti limitrofi, tipo IV, e si scopre che sono più guerrafondai di Netanyahu, mentre chi conosce la storia sa quanta influenza ha avuto il terrorismo arabo su quello nero di casa nostra, che oggi ha non pochi ex combattenti nelle istituzioni.
Sulle grandi questioni dei nostri tempi, insomma, destra e sinistra raccolgono tutto e il contrario di tutto, dimostrandosi per l’ennesima volta categorie del passato. E soprattutto inutilizzabili per orientare l’opinione pubblica, perché inquinate da leader che si dicono di destra senza saperne la genesi, o si spacciano di sinistra mentre invece per le loro sensibilità sono degli infiltrati della destra.
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Che le partite riguardino il rubamazzo nostrano o il Risiko globale poco importa, il cappello è lo stesso e ha un nome che troppo spesso scivola via indenne nei dibattiti di ogni genere: mi riferisco alla cosiddetta “realpolitik”. Per capire cosa si intende va letta con estrema attenzione la definizione corretta
“Politica concreta”, realistica, fondata sugli interessi del paese e sulla realtà (interna o internazionale) del momento e 👉non sui sentimenti, le ideologie, i principi👈; termine usato con riferimento alla politica del cancelliere tedesco O. von Bismarck (1815-1898), oggi ripreso nella pubblicistica politica (vedi anche realismo).
In altre parole: io mi alleo con chi mi serve, quando mi serve e nel momento che trovo propizio. In guerra (combattuta o fredda) e in geopolitica, tale modo di operare possiamo altresì tradurlo con “il nemico del mio nemico è mio amico”.
Già, ma esistono dei limiti?
Facciamo un esempio pescato tra centinaia.
Omer Bartov è uno storico israeliano di prima grandezza e uno dei massimi esperti dell’ olocausto. In particolare si dedica ad evidenziare le responsabilità della werhmacht nello sterminio degli ebrei.
Qui serve una precisazione: cosa era la werhmacht
Erano così designate le tre forze armate della Germania nazista: heer (esercito), kriegsmarine (marina) e luftwaffe (aeronautica).
Le SS erano diretta espressione militare del regime e universalmente ritenute responsabili dell’ olocausto (waffen, allgemeine e totenkopfverbande).
Omer Bartov si batte per stabilire che le responsabilità erano ben diffuse. Tesi TOTALMENTE CONDIVISIBILE
(Fine prima parte)
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https://it.wikipedia.org/wiki/Omer_Bartov
Ora viene il bello (si fa per dire)
c’era “una vera differenza tra il soldato tedesco e Hitler e il suo gruppo criminale”.
Sono parole di Dwight Eisenhower, pronunciate nel 1951.
Siamo in piena guerra di Corea e la paranoia anticomunista sale a dismisura. Eisenhower fu il comandante supremo delle forze alleate sbarcate in Normandia e le forze armate tedesche le aveva conosciute molto bene. Ma ora (1951) si trovava ad un passo dal ruolo di Potus (due mandati, 1953-61) e la Germania aveva un gran bisogno di ricostituire un proprio esercito. E la cosa doveva avere piena legittimazione scaricando da eventuali colpe gli ex ufficiali della werhmacht che inevitabilmente ne avrebbero costituito l’ossatura.
Doveva nascere ed essere imposto il mito della werhmacht pulita.
Wilhelm Keitel
Comandante della werhmacht
(okw)
Imputato al processo di Norimberga e impiccato per crimini di guerra.
Facciamo un esempio comprensibile alle nostre latitudini: è come se Riina (che bruci in eterno all’ inferno) venisse condannato a dieci ergastoli e a vent’anni di isolamento ma i sodali e sottoposti ricevessero un buffetto perché tutto sommato son ragazzi.
Come poteva Eisenhower definire bravi soldati coloro che NON erano SS se il loro capo venne impiccato a Norimberga???
È la realpolitik bellezza!
Chi sono gli amici della realpolitik?
Sono coloro che detestano le ricostruzioni storiche.
Sono quelli che “c’è un aggressore e c’è un aggredito”, così tagliano con l’accetta la Storia che è meglio lasciare nei cassetti impolverati.
https://en.wikipedia.org/wiki/Myth_of_the_clean_Wehrmacht
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