
(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Se la sanità italiana danzava già sull’orlo del baratro, con storie come questa potrebbe persino avere fatto un passo avanti. A Lecco quattro donne si presentano in ospedale, reparto di ginecologia, per sottoporsi a un intervento chirurgico programmato da tempo, ma viene loro spiegato che di letti per il decorso post-operatorio ne è rimasto libero uno solo: le altre tre signore dovranno tornarsene a casa e ritentare la sorte nei giorni successivi. Da qui in avanti le versioni divergono: c’è chi insinua che il primario, indossate le vesti del professor Ponzio Pilato, abbia lasciato l’ardua scelta alle pazienti, ma per quanto gli ospedali si ritrovino allo sbando, mi rifiuto di credere che lo siano fino a tal punto: arriveremo alle riffe, alle tombole, al «gratta e opera»? La seconda versione non è meno angosciosa, ma un po’ più credibile: la scelta del primario sarebbe caduta su una cinquantenne colpita da tumore a rischio di metastasi, ma sarebbe stata contestata da un’altra signora, ottantenne, che avrebbe rivendicato con forza una sorta di precedenza. Mossa a compassione, o forse temendo per la propria incolumità, la cinquantenne le avrebbe lasciato il posto, suscitando la reazione sconfortata del medico: «Allora a questo punto decidete voi!».
Comunque sia andata, giuro che mi ricorderò di questa storia la prossima volta che qualcuno ci chiuderà di nuovo in casa come nel 2020, tenendoci buoni con la promessa che non ci saranno «mai più!» tagli alla sanità.
Ma vai al diavolo, Gramo.
Mica il m5s può promettere per i governi di m. che gli sono succeduti.
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Il solito qualunquista, cita il fatto senza un minimo di analisi su come e cosa abbia portato ad una tale situazione; evitando così di asseganre responsabilità ben consapevole che fatti del genere vanno avanti da lustri e che il giornale per cui scrive si è reso complice, nella misura in cui gli spetta, dello sfascio in cui si trova la sanità.
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Abitando all’incirca a metà strada tra Lecco e Milano, a me tocca andare al “nuovo” ospedale di Como, se va bene a Monza oppure al Niguarda. Oppure pago… che alla fine è ciò che obtorto collo faccio. Non è una novità, va avanti da lustri.
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Quindi Gramo, mi accodo all’augurio di Anail!
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Che la sanità pubblica da tre decenni sia allo sbando grazie al Caimano di Arcore e che tutte le politiche sono state rivolte al prosperare del privato è abbastanza noto ma che si voglia addebitare a Conte e’ pura castroneria
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