
(di Marcello Veneziani) – La famiglia scelta. È l’espressione chiave per adottare una nuova, radicale sostituzione. Basta con la famiglia “costretta”, ossia la famiglia naturale, con i suoi legami di sangue e i suoi vincoli determinati dall’essere padri, madri, figli, fratelli “biologici”. Invece la famiglia scelta è per definizione una famiglia volontaria, adottiva, collettiva, libertaria ed egualitaria in cui vivono sotto lo stesso tetto persone varie, e animali annessi, indipendentemente dal genere e l’orientamento sessuale. In una parola, la famiglia queer.
Il mito di fondazione della famiglia queer è associato a Michela Murgia, la scrittrice che prima di morire decise di rendere pubblica e solenne la sua famiglia scelta, ibrida e allargata. Come tutti i miti di fondazione, la morte della fondatrice ha dato “sacralità” simbolica a questa visione pur dissacratoria della famiglia naturale e tradizionale. Al di là della vicenda terrena della scrittrice sarda, alcuni giornali, circoli intellettuali, cenacoli si stanno impegnando a trasformare quell’esempio di famiglia queer in modello di riferimento alternativo rispetto alla famiglia coatta traducendola in battaglia politica e civile per rivendicare la libertà d’amare e di scegliere (Elly Schlein sarà con loro).
Cos’è una famiglia queer? “Una famiglia ibrida fondata sullo ius voluntatis, sul diritto della volontà” spiegava la Murgia. E i suoi discepoli, da Michela Andreozzi a Marcello Fois, spiegano che la famiglia scelta è struttura variabile oltre che volontaria, e comprende animali, svariate sorelle, papà e mamma elettivi (si scelgono i padri e le madri con votazioni, si procede per acclamazione, si va a rotazione?). E ciascuno specifica come si faceva da bambini quale ruolo assume nel gioco di ruolo che sostituisce la famiglia naturale. Io faccio il papà, io la figlia…Ribadendo che il sangue non c’entra nulla, e la famiglia tradizionale non ha mai funzionato bene, ma ora non funziona più.
Sarebbe facile giocare sull’ironia, ma prendiamo sul serio quel che viene detto e rispettiamo le scelte altrui, fino a quando non pretendono di essere alternative e sostitutive rispetto a quelle che costituiscono la realtà naturale e l’esperienza di vita su cui si fondano la società tramite le famiglie e la loro riproduzione. Dunque, cos’è quella società allargata di conviventi con libera e mutante sessualità? E’ una libera e provvisoria associazione, ma non chiamiamola famiglia. Qual è il legame che insorge tra loro? E’ l’amicizia, non si può paragonare all’amore famigliare. Arrivo a dire che se l’alternativa è l’isolamento, il solipsismo, ovvero la solitudine non come scelta ma come perdita del mondo e depressione, ben vengano questi club allargati, affettivi prima che sessuali, piuttosto che definirle con linguaggio camorristico “nuove famiglie organizzate”.
I problemi sorgono quando queste reti amicali si configurano come la famiglia del futuro, con la pretesa di sostituire i legami famigliari. E quando si pretende di cancellare, degradare, svalutare tutto quel che proviene dalla natura, dal sangue, dall’ereditarietà, dai legami del destino, rispetto a quelli fondati sulla volontà. Che è soggettiva e quindi conflittuale rispetto ad altre volontà soggettive; che è mutevole e quindi non può garantire costanza e sicurezza degli affetti come invece quelli tra genitori e figli, o tra fratelli. Che non è riproduttiva, perché le associazioni di tipo omosessuale non possono riprodursi se non usando terzi (uteri in affitto, fecondazioni artificiali, compravendita di corpi, semi, ovaie, neonati, ecc.).
Torno a dire che nessuno vuol negare la libertà di quelle scelte, ma non sono sostitutive rispetto alle vecchie, scassate, controverse, contestate famiglie naturali. E le fratellanze senza padri e madri, di solito degenerano in fratricidi; se non ti riconosci nella comune origine, se non ti riconosci in un padre e una madre comuni, alla fine, passato il periodo dell’abbraccio generale, insorgono le divergenze, le priorità, le egemonie. Ogni volontà, alla fine, è volontà di potenza, di dominio. Se non personale, ideologica, di un modello, di una struttura, di un collettivo.
La famiglia, si sa, sta male già per conto suo; l’atomismo e l’egocentrismo, il narcisismo e la fluidità, i desideri infiniti e le pretese la mettono a dura prova. Spesso i matrimoni saltano, e il vero rapporto indissolubile, alla fine, è di tipo verticale: è quello tra genitori e figli, che non si può disdire o revocare, come invece può accadere nel rapporto di coppia. Non idealizziamo la famiglia “tradizionale”, cogliamone tutti i limiti, i difetti, le contraddizioni con una società troppo aperta e troppo individualista per poter reggere l’urto a livello famigliare. Però, provate a pensare “senza”, provate cioè a liquidarla, a ritenervi solo figli del vostro tempo e delle vostre scelte, anziché figli della storia e della famiglia. Provate a perdere quell’asse di riferimento, necessario anche quando lo confutate; provate a negare quell’alveo d’origine, quel luogo d’infanzia e di formazione, quel rifugio, quel bisogno originario, primario, di sicurezza; dove i legami sono autentici proprio perché biologici, naturali, precedenti la nostra stessa volontà; veri e istintivi. Perché noi non nasciamo come una tabula rasa su cui decidiamo tutto; noi nasciamo eredi biologici, con legami naturali affettivi (gli stessi che vi commuovono quando parlate dei cuccioli di Amarena, l’orsa abbattuta in Abruzzo). Quel che precede la nostra libertà e la nostra volontà si chiama natura, identità, origine, destino. Perché dovremmo disprezzare, rigettare, spezzare tutto questo? Non siamo autocreati e tutto ciò che costruiamo non lo costruiamo dal nulla ma sempre da realtà preesistenti. Create pure le vostre case arcobaleno e le vostre reti amicali; ma sappiate che non sostituiscono la famiglia da cui provenite e quella costruita accoppiando e procreando. Sono due piani diversi. E bisogna saper distinguere, e rispettare, la sfera dei legami naturali da quelli elettivi. Noi siamo quel che siamo e diventiamo quel che siamo; non nasciamo dalla nostra volontà e dai nostri desideri. Siamo creature, possiamo essere creativi, ma non siamo creatori.
La Verità
Veneziani sceglie sempre temi di attualità che non hanno mai il carattere d’urgenza. E’ più comodo per lui non affrontare problematiche cogenti che possano dare fastidio alla sua… sorellina al governo!
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Temi non di attualità e marginali? Comodi? Mah! Mi# car# signor# forse per le#/lu# sono inezi# …Evviv# siamo tutt# senz# e senz# i senz# a . Siamo tutt# liquid# anzi liquami.
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La società sta implodendo subdolamente, in primis per questi motivi, quindi nemmeno ci si accorge perché non eplode rumorosamente (a farla esplodere ci pensano le guerre), ma per Gae le urgenze sono altre.
Ma dove vogliamo andare con desti di tal fatta?
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Susanna & B(o)urla
Primum vivere deinde philosophari!
Ma per provare a rispondere a Veneziani. Lo stesso ricorre a espedienti retorici, coi quali ammette che la famiglia alfa non se la passa molto bene: […] “La famiglia, si sa, sta male già per conto suo; l’atomismo e l’egocentrismo, il narcisismo e la fluidità, i desideri infiniti e le pretese la mettono a dura prova… “ Ma poi abbandona il campo in cui scoprire qual è l’origine della frantumazione sociale, se non prima economica, della famiglia, che è pur vero il nucleo fondamentale in cui il nascituro cresce e si forma, spesso senza quell’armonia e la cura necessarie che i doveri paterni e materni impongono. Vedasi cosa succede nelle tantissime, infernali Caivano, ulteriormente degradate senza più rdc, senza salario minimo e con lavoro nero e altre micidiali precarietà esistenziali.
Il punto è che Veneziani ha come modello solo la vecchia famiglia patriarcale tradizionale ove vige la gerarchia autoritaria, la vera molla della contestazione sessantottina da cui lui è ancora ossessionato. Con un capovolgimento del rapporto causa/effetto. Prima viene l’Essere della realtà e poi il pensiero o ideologia. Non il contrario! Era insopportabile la figura del patriarca autoritario (perlopiù non autorevole) e spesso vessatorio dei fermenti libertari dei figli. Il capo famiglia si riduceva alla funzione di dittatore che imponeva la sua volontà alla prole, sminuendo in tal modo la ricerca e l’auto riconoscimento interiore del figlio/a. Che reagiva contestandone la figura e volgendo altrove il bisogno di socialità paritaria. Col rischio di trovare la stessa dinamica di poteri in altre aggregazioni come le antiche Comunità fallite, antesignane delle attuali famiglie queer senza alcuna certezza sessuale e senza legame parentale reciproco. Una vera e propria “furia del dileguare” senza fondamenti e quindi destinata a non durare e precipitare nel nulla. Perché il vero nocciolo del problema sono le trasformazioni economiche del Sistema che non sopporta alcuna interferenza di famiglie, religioni, valori e società civili che possano ostacolare l’estensione e la fluidità sul piano di (iper)consumi atomistici di beni individuali mediaticamente imposti. In ogni caso la teoria gender è un imbroglio: esistono per natura più sessi, o meglio più orientamenti sessuali da rispettare, ma che non possono nascere per scelta culturale, esistono rigidamente sin dalla nascita.
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Caro il mio filosofo cattolico di destra (molto miscredente a quanto sembra),
come allieti tu le mie pause pranzo nessuno mai.
Passi la prima parte del discorso strappalacrime da piccolo(anzi grande)fiammiferaio, mi viene da darti ragione per l’impegno 😂…
ma forse mi sono perso un pezzo:settimana prox c’è un referendum per l’abolizione delle famiglie tradizionali?
Ma veniamo al dunque,cioè alle tue affermazioni (autoprodotte sigh)di bassa lega.
“Quel che precede la nostra libertà e la nostra volontà si chiama natura, identità, origine, destino.”
Ora lasciamo da parte la natura e l’origine che c’entrano come i cavoli a merenda,ma per te tutto fa brodo per i minestroni che normalmente fai,e prendiamo in oggetto libertà e destino.
Se IDENTITÀ e DESTINO(filosoficamente sinonimi) precedono la nostra libertà e volontà (sarebbe meglio parlare di libero arbitrio)
Allora eliminando l’identità,il concetto di libertà cessa di “esistere”.
E se cessa di esistere,allora la libertà non “celapossonotogliere”.
E siccome noi ,uomini e donne (born in NATO 😂), ci accorgiamo della libertà solo quando viene limitata e tolta,mai ne siamo consapevoli senza negazione,e soffriamo di ciò…
Si deduce che senza Identità non soffriremmo,ma saremo più felici.
Ma Veniamo poi alla parte “miscredente” del filosofo cattolico molto poco Cristiano.
Ma Gesù si è forse sposato e messo su famiglia (qualsiasi tipo)?
riguardo a quello che scrivi nello specifico
“il vero rapporto indissolubile, alla fine, è di tipo verticale: è quello tra genitori e figli”
Il Cristo invece dice
“Sono venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera, e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa…” (Mt 10,35).
Il Cristo continua
“Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo” (Lc 14,25)”
E rivolta alla madre,unica volta nel Vangelo,dopo averla rimproverata dicendogli che il falegname Giuseppe non è suo padre dice:
““Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2,48-49).
Si potrebbe andare avanti per molto,ma concludendo:
Filosoficamente parlando,potete andare a fare in… potete andare a quel paese sia tu che i seguaci della Murgia(pace all’anima sua), ma tu un bel po di più in quanto ti proclami cattolico e religioso…protetto da uno spirito santo fatto a tua (non di Cristo)immagine e somiglianza,mentre lei perlomeno ,nei suoi grossi limiti,non si è mai professata religiosa.
Bella vita costruirsi una carriera scontrandosi solo contro gli intellettuali sinistrorsi…e mai con…
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Certo che hai un bel casino ordinato in quella testa…
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😂😂 ti confondi con il tuo Marcellino…io lho solo seguito per randellarlo.😂😂
Come potrei fare senza di lui.😂😂😂
Grazie per ieri
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“Come tutti i miti di fondazione, la morte della fondatrice ha dato “sacralità” simbolica a questa visione pur dissacratoria della famiglia naturale e tradizionale”: dio mio quanto è vero.
Mai parlare male dei morti, mai!
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E cercano il confronto con questo storico propagandista orbo sul piano…filosofico.
Mi basta poco per spazzare via il suo castello di carte, chiedendogli un confronto a livello pedagogico sull’ESEMPIO della perduta virtute.
Quante e di che specie sono le famiglie:
Della fasciocoatta
Del capitone sciacallo e Baciasalami
Del fu puttaniere piduista e mafioso.
Si rivolge primariamente a loro, suppongo.
O il medioevo auspicato è rivolto in esclusiva alla servitù della gleba?
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