Pace, la Nato affonda il piano cinese Zelensky: “Tratto, ma senza Putin”

Dragone mediatore. Pechino presenta 10 punti per salvarsi dalle sanzioni Borrell e Stoltenberg: “Per noi non è credibile”. Non c’è nessun piano di pace cinese. Nel giorno dell’anniversario della guerra Pechino smentisce una possibile mediazione nel conflitto […]

(DI ALESSANDRA COLARIZI – Il Fatto Quotidiano) – Non c’è nessun piano di pace cinese. Nel giorno dell’anniversario della guerra Pechino smentisce una possibile mediazione nel conflitto ucraino. Almeno nel senso stretto del termine. Ieri mattina il ministero degli Esteri cinese ha pubblicato l’atteso “position paper” in 12 punti. Un documento molto generico – non un piano – che ribadisce la “neutralità filorussa” mantenuta fino a oggi dalla leadership cinese. Il report – pubblicato a stretto giro dall’astensione della Cina al voto Onu di giovedì – propone una soluzione politica del conflitto e condanna la proliferazione nucleare, partendo dalla necessità di rispettare il diritto internazionale (compresi i principi dell’Onu) e “la sovranità di tutti i paesi”. “Tutte le parti dovrebbero sostenere la Russia e l’Ucraina nel lavorare nella stessa direzione e riprendere il dialogo diretto il più rapidamente possibile, in modo da ridurre gradualmente le ostilità e raggiungere infine un cessate il fuoco completo”, recita il testo. Poi prosegue criticando la “contrapposizione tra blocchi” e la “mentalità da guerra fredda”. Passaggio con cui Pechino sembra ancora una volta attribuire le colpe della crisi alla Nato e Washington. Soprattutto dopo l’annuncio di nuovi aiuti militari a Kiev. Punto 10: rimuovere le “sanzioni unilaterali” e creare “condizioni che permettano ai paesi in via di sviluppo di far crescere la propria economia e migliorare la vita della propria gente”. Un messaggio non proprio disinteressato, così come non è disinteressato l’appello a evitare di “politicizzare e utilizzare l’economia mondiale come un’arma”. Tutte allusioni alle misure ritorsive di Biden contro l’industria dei chip cinesi.

Altro che attore super partes. Pechino è troppo coinvolto per poter mediare. Come osserva Bonnie Glaser del Csis, accennando a una partecipazione cinese nella “ricostruzione postbellica”, Pechino sembra tradire l’intenzione di portare le aziende statali in Ucraina, “sia per realizzare un profitto che per promuovere l’influenza cinese attraverso mezzi commerciali ed economici”. Nessun riferimento invece ai territori occupati dalla Russia e che il governo ucraino esige vengano restituiti come precondizione per il cessate il fuoco. Il principale ostacolo a una intercessione cinese sta proprio qui: Pechino vuole la pace, vuole la stabilità in Europa – secondo partner commerciale della Cina – ma non vuole che la pace venga raggiunta attraverso un’umiliazione di Putin, “alleato” strategico nella ridefinizione di un ordine mondiale meno a forma e somiglianza dell’occidente. Il messaggio è arrivato forte e chiaro a Mosca: “Apprezziamo il sincero desiderio degli amici cinesi di contribuire a una soluzione pacifica della crisi ucraina”, fa sapere il ministero degli Esteri russo.

Così, mentre il Cremlino si appresta ad accogliere Xi Jinping in primavera, il leader cinese continua a ignorare gli appelli di Zelensky. “La Cina ha iniziato a parlare dell’Ucraina e questo non è un brutto segno. Ma bisogna capire, dopo le parole, quali passi seguiranno”, ha affermato ieri il presidente ucraino che ha escluso un negoziato con Putin, ma ha detto di voler incontrare Xi, definendo necessario un coinvolgimento di Cina e India nei negoziati. Più pessimistica la reazione dei vertici Ue. Per la Commissione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, l’iniziativa cinese è “insufficiente” perché ignora “chi è l’aggressore e chi è la vittima,” sebbene l’Alto Rappresentante, Josep Borrell abbia evidenziato “considerazioni interessanti sulla sicurezza delle centrali nucleari, sul non uso di armi nucleari, sullo scambio di prigionieri o su accordi sul grano”. Parere condiviso dal segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, secondo il quale Pechino “non ha credibilità”.

“Nessun membro del Consiglio di sicurezza deve invocare la pace mentre sostiene la guerra della Russia in Ucraina”, gli ha fatto eco il segretario di Stato Usa, Antony Blinken. Più possibilista il presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier favorevole a “qualsiasi proposta costruttiva che ci avvicini a una pace giusta”. Da Berlino arrivano notizie di un supporto militare di Pechino a Mosca. Secondo il Der Spiegel, la società di Xi’an Bingo Intelligent Aviation Technology avrebbe accettato – su richiesta del Ministero della Difesa russo – di produrre e testare 100 prototipi di droni ZT-180 in grado di trasportare testate di 35 -50 kg. Consegna prevista entro aprile 2023. Non solo. Le stesse fonti sostengono che l’anno scorso aziende controllate dall’Esercito cinese “hanno pianificato di fornire parti di ricambio per i caccia russi SU-27 e altri modelli”. “Io voglio credere che la Cina non stia dando armi alla Russia”, ha detto Zelensky, “questo è molto importante, molto importante per noi”.

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2 replies

  1. Ammesso (e non concesso) che si riesca a raggiungere la pace… poi si scatenerà un’altra guerra. Quella per accaparrarsi le fette della ricostruzione. Mi chiedo : ma converrà poi ricostruire sul deserto ottenuto?? E chi pagherà??

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  2. Insomma, il mondo si divide tra i buoni che sono pronti a imbottire di armi gli angeli ucraini ed i cattivi , da condannare anch’essi al lebbrosario come minimo, che sono disposti a vendere (non regalare) armi ai demoni russi . Se fossi Putin, a questo punto un pensierino all’arsenale nucleare ce lo farei

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