L’ex ministro degli esteri, Di Maio, manda un messaggio alla Meloni

(Luigi Di Maio – il Foglio) – A quasi un anno dall’invasione russa dell’Ucraina, le due parti restano ferme su posizioni nettamente contrapposte. Sul lato ucraino si guarda ai prossimi passi della controffensiva, con la massima attenzione alla primavera, mentre l’antiaerea migliora la capacità di abbattere i droni russi.

Sul lato russo, invece, l’esercito sta già inviando sul campo una parte delle decine di migliaia di nuovi coscritti, senza ottenere grande successo. Chi parla con gli ucraini in questi giorni ascolta un messaggio inequivocabile: finché l’invasore russo non lascerà i territori invasi, la resistenza non smetterà di respingerli.

In Occidente l’opinione pubblica è divisa. Una parte, inclusa la nostra, ritiene che gli Stati Uniti debbano fermare questa guerra cessando il supporto militare e convincendo, ovvero costringendo Zelensky a desistere. Un’analisi semplicistica, che lega le sorti del conflitto esclusivamente a decisioni delle classi dirigenti. Sottovalutando la forza della resistenza Ucraina, che non è solo un movimento di establishment, ma prima di tutto un movimento di popolo.

Se un giorno – ragionando per assurdo – Zelensky dovesse decidere di arrendersi, è certo che il popolo ucraino, l’esercito e i suoi generali non lo seguirebbero. Nelle ultime settimane la guerra è entrata nella sua fase più drammatica: mentre il mondo cristiano festeggiava il Natale, la Federazione russa bombardava le infrastrutture civili ucraine con l’utilizzo di droni kamikaze di fabbricazione iraniana, costringendo milioni di ucraini a trascorrere le festività religiose con pesanti razionamenti di luce e acqua, senza riscaldamento, al freddo e sotto le bombe.

Nonostante questo, l’esodo pronosticato di milioni di civili ucraini non si è avverato. Quegli ucraini restano in Ucraina. Non sono loro a chiedere di arrendersi, ma paradossalmente lo fanno opinionisti, politici e altre categorie, che fuori dall’Ucraina hanno gas, luce e acqua, lontano dalle bombe.

Per gli ucraini non esiste che una sola soluzione: riprendersi la propria terra. Parlando con molti di loro si capisce che questo potrebbe già accadere in primavera, ma dovranno fare i conti con i circa 300.000 coscritti che la Federazione russa sta già inviando.

Chiunque nell’estate del 2022 fosse salito sul treno che dal confine con la Polonia portava – in 12/14 ore – a Kyiv, avrebbe capito in maniera molto chiara perché Zelensky, Kuleba e il resto del governo ucraino siano convinti di potersi riprendere il proprio paese.

Immediatamente dopo l’attacco del 24 febbraio, oltre 5 milioni di civili hanno varcato il confine ucraino. Durante l’estate dello scorso anno, però, dopo pochi mesi da quel primo esodo – nonostante l’avanzata russa nell’est del paese – qualcosa è cambiato: abbiamo assistito a un’inversione di tendenza.

Ogni giorno migliaia di donne tenendo per mano i loro bambini – spesso piccolissimi – prendevano quel treno per tornare a casa. Per tornare in Ucraina. Per sostenere i loro mariti, i loro fratelli. Per prepararsi alla controffensiva che stava per iniziare. Erano infatti i giorni in cui il comando di Kyiv stava pianificando la prima vera controffensiva all’esercito russo, quella che di lì a poche settimane avrebbe portato alla liberazione di Kharkiv e al respingimento delle truppe russe oltre il Dnipro. La comunità occidentale è stata determinante in questo conflitto, offrendo il sostegno finanziario, umanitario e militare a un paese alleato, contro il suo invasore. Ma non esistono eserciti, senza motivazioni forti. Prima fra tutte, quella di difendere la propria nazione.

Lo abbiamo visto nel 2021 con l’Afghanistan, dove l’esercito regolare, armato fino ai denti, è scappato a gambe levate all’arrivo dei talebani. Gli ucraini sono stati ampiamente sottovalutati in tanti aspetti, ma la svista più clamorosa è stata quella di pensare che non si riconoscessero in una nazione – addirittura c’era chi ne ipotizzava due – per via dell’enorme numero di russofoni. Ma questi ultimi non sono mai stati in maggioranza russofili (dopotutto anche Zelensky era un russofono).

Lo hanno capito più di tutti le truppe russe che quando sono entrate nell’est del paese si aspettavano i tappeti rossi, ma hanno trovato la resistenza. E così, dall’inizio del conflitto, le pulsioni europeiste, atlantiste, democratiche e sovrane della nazione ucraina hanno influenzato il dibattito pubblico in tutto il mondo. Un fenomeno che ha impresso forti accelerazioni a processi economici, energetici e politici, dopo anni di inerzia. Siamo stati messi davanti a uno specchio, e abbiamo visto chiaramente alcune delle nostre contraddizioni. La nostra consapevolezza come Stati è cambiata. E stiamo correndo ai ripari verso un modello più resiliente e sovrano.

Almeno un grazie da parte nostra gli ucraini se lo meritano. Perché in dieci mesi abbiamo fatto scelte veramente coraggiose, che ci hanno rafforzato nell’appartenenza alle nostre comunità di valori, rendendole più coese. Il multilateralismo All’inizio del 2022 lo sforzo diplomatico per convincere Putin a non entrare in Ucraina è stato notevole e ha visto come fulcro fondamentale dell’iniziativa diplomatica le autorevoli presidenza francese dell’Unione Europea e presidenza tedesca del G7: nessuno dimentica il famigerato tavolone di Putin dove riceveva – a distanza – i suoi interlocutori, in primis Macron e Scholz.

Mente chi sostiene che l’Europa non sia stata protagonista del tentativo di scongiurare la guerra e garantire la pace. Quando lo zar ha deciso di attaccare, e i paesi del mondo sono stati chiamati a schierarsi, con un po’ di meraviglia la comunità internazionale si è scoperta molto più compatta di quanto si pensasse: l’Assemblea generale dell’Onu di inizio marzo, dopo una forte azione di outreach dei paesi G7, ha approvato una risoluzione storica, con 141 voti contro l’invasione russa.

Al Consiglio d’Europa poche settimane dopo, sotto la presidenza dell’Italia, il Consiglio dei ministri ha espulso la Russia dal formato. Una decisione all’unanimità. Stessa sorte per nel Consiglio dei diritti umani. La Corte penale internazionale ha avviato un procedimento per verificare i crimini di guerra in Ucraina (anche se Kyiv chiede con insistenza un tribunale internazionale speciale per processare i vertici russi). D’un tratto il formato G7 – grazie alla presidenza tedesca – ha trovato nuova linfa ed è diventato il centro del coordinamento delle azioni in favore degli ucraini, ispirando il formato Ramstein, che ha visto l’adesione di paesi come Israele.

L’Italia ha dovuto modificare le proprie normative sul supporto finanziario, umanitario e militare a uno stato estero, con non poche conseguenze politiche.

L’UNIONE EUROPEA

Gli ucraini hanno anche portato al centro del dibattito mondiale l’importanza di vedersi riconosciuto lo status di paese candidato Ue. Un passaggio ampiamente sottovalutato da noi europei, nei Balcani ad esempio.

Da Kyiv sotto le bombe, Zelensky chiedeva un passo chiaro alle istituzioni Ue. Dopo un primo esitare disarmante, due sono state le iniziative decisive che hanno sbloccato lo stallo: dapprima il Parlamento europeo, sotto la guida della presidente Roberta Metsola, con l’approvazione di una risoluzione a larghissima maggioranza.

E successivamente l’iniziativa del presidente del Consiglio italiano Mario Draghi – all’inizio unico sostenitore del riconoscimento – che ha visto appianarsi definitivamente le differenze sullo storico treno per Kyiv, con Macron e Scholz. L’Unione Europea sotto la guida della presidente von der Leyen e del presidente Michel ha, con enorme sacrificio, varato quasi 10 pacchetti di sanzioni, che poi sono stati adottati anche da paesi notoriamente neutrali come la Svizzera.

L’Ue, per far fronte a questa crisi, con le decisioni assunte dall’alto rappresentante Josep Borrel ha anche coraggiosamente stravolto le regole della European Peace Facility. Infine gli investimenti e il supporto umanitario per i paesi più a rischio come la Moldova, hanno fatto cambiare passo all’Ue nelle politiche di vicinato.

L’ALLEANZA ATLANTICA

Da anni, sul tavolo degli alleati, due su tutte erano le questioni che creavano profondi attriti tra i paesi delle due sponde dell’Atlantico: la questione della dipendenza energetica dalla Russia – culminata nelle “accese” discussioni tra Trump e Merkel sul North Stream 2 – e quella dei mancati investimenti nell’industria militare.

L’esigenza di prendere posizione rispetto all’aggressione russa ha impresso cambiamenti repentini nelle politiche energetiche di molti stati. Grazie all’azione del governo Draghi, in pochi mesi la dipendenza dell’Italia dal gas russo si è ridotta di circa tre quarti. E nei prossimi mesi, grazie all’entrata in vigore degli accordi energetici e dei due nuovi rigassificatori, si ridurrà ulteriormente.

Lo stesso vale per il petrolio russo: proprio in questi giorni il ministro Urso e il ministro Pichetto Fratin stanno gettando le basi per sganciare definitivamente la raffineria di Priolo dalla dipendenza russa. Il 20 per cento di tutto il fabbisogno di carburante dell’Italia viene da lì.

La Germania era in una posizione ancor più delicata della nostra: oltre ad aver fermato il North Stream 2, ha avviato da subito la costruzione di sei rigassificatori per importare gas da altri paesi del mondo, ha nazionalizzato gli stoccaggi (che erano nelle mani di Gazprom) e ha approvato un massiccio piano di investimenti da 100 miliardi di euro per aggiornare i propri sistemi di difesa. Altre azioni simili sono state adottate da altri stati dell’Alleanza. La Nato intanto avviava la procedura di allargamento a Svezia e Finlandia.

LA CONTINUITÀ DELL’AZIONE POLITICA

La crisi del governo italiano nel luglio del 2022 aveva messo a repentaglio le politiche a favore dell’Ucraina e quelle per mitigare l’impatto economico della guerra. Il nuovo governo, pur marcando profonde differenze da quello precedente, ha deciso di assicurare piena continuità all’azione di supporto politico, finanziario e militare all’Ucraina.

Sia il presidente Meloni che i ministri Tajani, Crosetto e Fitto hanno lanciato messaggi molto chiari. Anche questo ha permesso al dicastero dell’Energia di portare a casa il “price cap” europeo. Un successo ottenuto dall’Italia a cavallo di due governi, che seppur preveda un tetto troppo alto, crea di fatto un precedente importante contro gli speculatori del famigerato Ttf di Amsterdam.

Adesso la prossima sfida del governo italiano sarà aiutare Zelensky a neutralizzare definitivamente i droni russi di fabbricazione iraniana che stanno bombardando le centrali elettriche ucraine, costringendo – al limite dei diritti umani – milioni di civili al buio e senza acqua. Il comando ucraino ha migliorato molto la sua capacità di abbatterli, grazie al sistema antiaereo “Gepard” fornito dai tedeschi. Ma sono solo 30 cannoni contro il primo lotto di 1.750 droni che Teheran si è impegnata a fornire a Mosca. L’Italia può dare un aiuto importante, come chiedono gli alleati. La pace Tutti quanti ci auguriamo che si possa ottenere al più presto una pace giusta.

Ma per ora è ben chiaro, nonostante la proposta in 10 punti di Zelensky e le reazioni del Cremlino, che la fiducia tra le due parti è sotto lo zero. Piccoli passi avanti ci sono stati, e, insieme alle Nazioni Unite, il paese Nato che più di tutti gli altri è stato protagonista di mediazioni è la Turchia. L’accordo sull’export di grano dal Mar Nero – senza il quale sarebbero scoppiate altre guerre in Africa e Medio Oriente – i vari accordi sullo scambio di prigionieri, e i due round di colloqui prima ad Antalya e poi a Istanbul (prima che i crimini di Bucha facessero saltare il tavolo) sono stati ottenuti grazie alla mediazione turca.

 E se pensiamo al fatto che sono accordi firmati tra Kyiv e Mosca mentre si combattono sul campo ogni giorno, la fiamma della speranza nella pace può restare accesa. In conclusione possiamo dire che gli ucraini hanno cambiato noi molto più di quanto abbiano cambiato sé stessi: la loro posizione sulla Russia e le sue pretese ci è ben nota, in particolare nell’ultimo decennio. La nostra, quella della comunità internazionale, adesso è molto più chiara di prima. Quindi grazie, Ucraina.

18 replies

  1. BOH!
    ha scritto un bignami del mainstream, da un ex ministro degli esteri ci si aspetta molto di più, anche solo per sentito dire.
    Con tutte le ambasciate sparse per il mondo che mandano continui resoconti, li avesse mai sfogliati, ma forse era troppo impegnato ad adorare il drago e far la guerra ai suoi ex sodali.

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  2. Il poro bibitaro NaN sa più a che santo votarsi, persino San Gennaro l’ha scaricato.
    Ora spera di farsi arruolare nel battaglione Azov da (Z)alenski

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  3. Di fondamentale non ha scritto un caxxo. Probabilmente si tratta solo di un messaggio di conferma per qualcuno. Come dire: gli elettori mi hanno dato un calcio in 🍑 ma se qualcuno mi cerca sono il solito. Stampato su ” il foglio” questo messaggio lo leggeranno 10/15 persone in tutto.

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  4. Ma dategli un lavoro a questo poveraccio mi sembra che se lo sia guadagnato. Cosa volete di più, la buona volontà c’è la mette tutta. Volete che vada a ballando con le stelle, oppure come concorrente a grande fratello. Basta!!! Questo povero ragazzo ha dimostrato già con il mitico Draghi di cosa è capace.

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  5. 👅👅👅👅👅👅👅👅👅
    Giuda, che cz scrivi?
    Gronda saliva e voluta disinformazione, per non dire menzogne.
    Beh, è il tuo stile.
    Zero incarichi ancora?

    Ps chiederei un risarcimento per essere riuscita ad arrivare in fondo all’articolessa.
    E mi è costato farlo… quanto mi è costato… costantemente con la seguente espressione 😲

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  6. Di sicuro vi sono vari milioni d’italiani che vorrebbero inviare un messaggio unico a Di Maio il cui contenuto non è pubblicabile per ovvi motivi che tuttavia per gli amici del blog eccezionalmente rendiamo noto : vai a fare in cubo rinnegato e scompari per sempre alla vista dell’umana gente figlio e sterco del maligno .

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  7. Vabeh ….
    L’ho letto senza accorgermi che fosse di di maio, l’ho capito dopo dai commenti.
    Doveva cominciare con “c’era una volta …”, perchè così cominciano le favole.
    Dopo qualche paragrafo ho anche pensato di smontarlo (non ci sono profughi? Ma se si parla di 7 milioni di ucraini usciti dal paese … il popolo ucraino è compatto? Ma se è in atto una guerra civile … eccetera eccetera) poi ho pensato che non ne valeva la pena, e che bisognava prenderlo in ridere.

    Poi però prima della fine del primo dei tre blocchi mi sono annoiato, e ho smesso di leggerlo.
    E meno male.

    Non voglio buttare tempo a infierire su di maio.
    Fra l’altro mi fa pena: guardatelo nella foto, era all’apice della sua vita, dopo un successo importante politico (rdc), pezzo grosso di un movimento in grande crescita, stipendione, fidanzate, ministero, la folla urlante sotto il balcone ad acclamarlo …. e ora è tornato un ometto da poco, senza più nulla di quello che aveva raggiunto, e sprofondato molto più in basso di dove stava quando è partito, visto che ora la gente lo schifa e disprezza, mentre prima almeno era un signor nessuno.
    La triste parabola di un omino da nulla. Dalle stelle a pulire le stalle.

    Ma non è finita direi, a uno in grado di mangiarsi la dignità a morsi un posticino nel circo del potere glielo trovano sempre, la maggior parte delle persone non ci riuscirebbe.
    Potrebbero assumerlo al foglio anche, il livello è quello.

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    • Neppure io mi ero accorto che era il Di Maio Giuda l’autore di questa velina degna del più becero Minculpop, che in certi passaggi entra pienamente nel ridicolo, se così ci si può cinicamente esprimere visto l’argomento. Ma visto che il nostro è così infervorato, che ne pensi Fabrizio se promuoviamo una colletta per pagargli il viaggio – solo andata – a Kiev per diventare, come volontar, chiaro, il lustrascarponi dì Zelensky? Nei momenti liberi potrebbe anche consigliarlo su come arrivare alla pace, con le abilità diplomatiche che si ritrova. Non è per i suoi articoli sul Foglio, che giustamente lèggeranno in 4 e noi per sbaglio. Ma tra cinghiali, porci, immondizie marca Gualtieri e condoni marca Pesciola sopportiamo abbastanza miasmi , sarebbe un successo liberarsi di quelli mefitici e vigliacchi di Giggino a’pultrona

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  8. Continuano le esilaranti avventure scritte di Gigino, che vorrebbe accreditarsi come l’ANTI DI BATTISTA agli occhi dell’establishment letterario (ahahah).

    ”’Sul lato russo, invece, l’esercito sta già inviando sul campo una parte delle decine di migliaia di nuovi coscritti, senza ottenere grande successo. Chi parla con gli ucraini in questi giorni ascolta un messaggio inequivocabile: finché l’invasore russo non lascerà i territori invasi, la resistenza non smetterà di respingerli.””

    Vorrei sapere se Gigino ha parlato anche con i COSCRITTI prelevati a forza dalle strade ucraine e arruolati. Proprio un modo ‘compatto ed inequivocabile’ di stare dietro al governo.

    ”’Sottovalutando la forza della resistenza Ucraina, che non è solo un movimento di establishment, ma prima di tutto un movimento di popolo.”’

    Sopratutto quando il popolo fugge dall’Ucraina a milioni in Polonia. Un movimento popolare propriamente detto. Un’altra parte del pueblo invece ha deciso di stare con la Russia e farà di tutto per impedire ai naziucraini di tornare a rompere le 00.

    ”’Nonostante questo, l’esodo pronosticato di milioni di civili ucraini non si è avverato. Quegli ucraini restano in Ucraina. ”’

    Sì, quelli che non sono riusciti a fuggire perché ZeZe ha fatto chiudere le frontiere, per esempio.

    ”’Chiunque nell’estate del 2022 fosse salito sul treno che dal confine con la Polonia portava – in 12/14 ore – a Kyiv, avrebbe capito in maniera molto chiara perché Zelensky, Kuleba e il resto del governo ucraino siano convinti di potersi riprendere il proprio paese.””

    Chissà se con quel trenino ciuf-ciuf il bibitamen è andato anche a Donetsk e a Sebastopoli per sentire quel che ne pensano di Zelensky.

    ”’Lo abbiamo visto nel 2021 con l’Afghanistan, dove l’esercito regolare, armato fino ai denti, è scappato a gambe levate all’arrivo dei talebani. Gli ucraini sono stati ampiamente sottovalutati in tanti aspetti, ma la svista più clamorosa è stata quella di pensare che non si riconoscessero in una nazione – addirittura c’era chi ne ipotizzava due – per via dell’enorme numero di russofoni. Ma questi ultimi non sono mai stati in maggioranza russofili (dopotutto anche Zelensky era un russofono).”’

    Notare come Di Maio eviti accuratamente di dire CHI è scappato dall’A-Stan nel 2021. Gli stessi che adesso fomentano la guerra in Ucraina.

    ”’Almeno un grazie da parte nostra gli ucraini se lo meritano. Perché in dieci mesi abbiamo fatto scelte veramente coraggiose, che ci hanno rafforzato nell’appartenenza alle nostre comunità di valori, rendendole più coese. Il multilateralismo All’inizio del 2022 lo sforzo diplomatico per convincere Putin a non entrare in Ucraina è stato notevole e ha visto come fulcro fondamentale dell’iniziativa diplomatica le autorevoli presidenza francese dell’Unione Europea e presidenza tedesca del G7: nessuno dimentica il famigerato tavolone di Putin dove riceveva – a distanza – i suoi interlocutori, in primis Macron e Scholz.”’

    EGGIA’, il famoso multilateralismo che ha spinto ZeZe a respingere sia la proposta di pace di Macron che quella di Scholz. Di Maio non pervenuto, la sua proposta di pace del marzo scorso faceva ridere anche i polli e infatti nessuno se l’é filata.

    ”’Al Consiglio d’Europa poche settimane dopo, sotto la presidenza dell’Italia, il Consiglio dei ministri ha espulso la Russia dal formato. Una decisione all’unanimità. Stessa sorte per nel Consiglio dei diritti umani. La Corte penale internazionale ha avviato un procedimento per verificare i crimini di guerra in Ucraina (anche se Kyiv chiede con insistenza un tribunale internazionale speciale per processare i vertici russi). D’un tratto il formato G7 – grazie alla presidenza tedesca – ha trovato nuova linfa ed è diventato il centro del coordinamento delle azioni in favore degli ucraini, ispirando il formato Ramstein, che ha visto l’adesione di paesi come Israele.”’

    Notare con che faccia tosta questo tomo si presenta rivendicando esattamente le cose di cui dovrebbe vergognarsi. Tra l’altro, proprio ISRAELE che giudica i crimini di guerra altrui?

    ”’La crisi del governo italiano nel luglio del 2022 aveva messo a repentaglio le politiche a favore dell’Ucraina e quelle per mitigare l’impatto economico della guerra. Il nuovo governo, pur marcando profonde differenze da quello precedente, ha deciso di assicurare piena continuità all’azione di supporto politico, finanziario e militare all’Ucraina.”’

    E bbbravo Gigino, la Meloni è un altro Draghi. Ma tu non sei più ministro degli Esteri.

    Adesso la prossima sfida del governo italiano sarà aiutare Zelensky a neutralizzare definitivamente i droni russi di fabbricazione iraniana che stanno bombardando le centrali elettriche ucraine, costringendo – al limite dei diritti umani – milioni di civili al buio e senza acqua. Il comando ucraino ha migliorato molto la sua capacità di abbatterli, grazie al sistema antiaereo “Gepard” fornito dai tedeschi. Ma sono solo 30 cannoni contro il primo lotto di 1.750 droni che Teheran si è impegnata a fornire a Mosca. L’Italia può dare un aiuto importante, come chiedono gli alleati. La pace Tutti quanti ci auguriamo che si possa ottenere al più presto una pace giusta.

    AHAHAHAHAHAHAHA i GEPARD!!! Usciti dai magazzini teteski dopo 10 anni che stavano lì ad arrugginire! Ma vi rendete conto che PATACCHE che gli hanno rifilato agli ucronazi?

    ””E se pensiamo al fatto che sono accordi firmati tra Kyiv e Mosca mentre si combattono sul campo ogni giorno, la fiamma della speranza nella pace può restare accesa. In conclusione possiamo dire che gli ucraini hanno cambiato noi molto più di quanto abbiano cambiato sé stessi: la loro posizione sulla Russia e le sue pretese ci è ben nota, in particolare nell’ultimo decennio. La nostra, quella della comunità internazionale, adesso è molto più chiara di prima. Quindi grazie, Ucraina.””

    Sentito il discoletto? Grazie Ucraina. Massì, sopratutto per come rispettano i diritti umani, i partiti dell’opposizione, l’indipendenza dei media, le minoranze e ovviamente, i vicini russi.

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    • Ola gigante 79 per l’acuta esegesi. Ma sei sicuro che i Gerard siano davvero delle sole arrugginite? Da un articolo tecnico letto da poco sembra che acontro velivoli a bassa quota e per di più lentorri siano efficaci

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    • SM
      “Grazie Ucraina. Massì, sopratutto per come rispettano i diritti umani, i partiti dell’opposizione, l’indipendenza dei media, le minoranze e ovviamente, i vicini russi.”
      … e aggiungerei i prigionieri di guerra!
      Come non ricordare il trattamento a loro riservato?
      Certo, dubito che quelli potranno testimoniare…dall’aldilà… ma forse potranno farlo i video e le persone buttate fuori(e in cantina) da case, ospedali etc, per far posto alle postazioni militari ucraine in edifici civili, anche quelle proibite dalle convenzioni…
      Quanto a crimini di guerra, gli ucronazi non sono secondi a nessuno (… mmmmh… forse agli USA, ma quelli sono inimitabili e irraggiungibili, non foss’altro che per quantità e censura!)

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  9. Di Maio non ne può più, la Lega va sempre più su
    Perde consensi da tutta la gente perché fa pietà
    Movimento 5 stelle, Ne vedremo delle belle
    Tu che hai votato per Gigi

    ILVA fabbrica d’acciaio
    ILVA ci pensa Di Maio
    Ma l’unica certezza è che
    Una cazzata prima o poi la fa

    Se un congiuntivo sbaglierà
    In aiuto Di Battista arriverà
    La grammatica non serve più
    Se anche tu…sei con Gigi

    Quando il governo cadrà, Chissà che lavoro farà
    Forse il rider o il navigator, o la carità
    Movimento 5 stelle, dalle stelle alle stalle
    Peggio del PD c’è Gigi

    ILVA è nel contratto
    ILVA detto e fatto
    Ma tutti noi sappiamo che
    Con la Tav le braghe calerà

    Il reddito alla fine ci sarà
    I poltroni festa fanno già
    Lavorare non serve più
    Se anche tu sei con Gigi

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  10. Non ho letto l’articolo, ho letto soltanto qualche commento dei tredici.
    Ho letto l’articolo successivo: c’era un commento. Non è che, per qualche motivo, attirano più quelli che sfondano di quelli che, al contrario, vengono sfondati dalla vita, quella vera?
    Preciso: non ho letto l’articolo perché mi rifiuto di leggere quel foglio per ricoprire il secchio dell’immondizia, come si faceva un tempo, del rifiuto umano ho ancora tanta rabbia e effetti estremamente negativi e dolorosi per prenderlo in considerazione

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  11. Che abbia capito che il Price Cap fatto in questo modo serve solo a legittimare il mantenimento di alti prezzi mentre è totalmente ininfluente sulla loro riduzione?

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