Sotto Natale e con i numeri sulla povertà, quale momento migliore per picconare il reddito?

Sotto Natale e con i numeri sulla povertà, quale momento migliore per picconare il reddito?

(di Savino Balzano – ilfattoquotidiano.it) – Dire che questo è un governo in linea con quello che l’ha preceduto (e lo si affermava con tono dispregiativo) ormai non basta più. In questo paese sta accadendo qualcosa di davvero importante e se non ce ne rendiamo subito conto sarà troppo tardi. Il limite dei governi tecnici (che comunque di guai sono riusciti a farne tantissimi, basti pensare ai disastri nel mondo del lavoro firmati da Elsa Fornero) era quello di non essere passati attraverso le elezioni. Il governo Meloni ha colmato tale vulnus e ha imbevuto di politicità il pilota automatico, l’agenda Draghi: meglio, io credo che questo governo sia l’utile idiota della tecnopolitica che lo ha sfruttato e lo frutta per legittimare le misure neoliberiste di lotta dall’alto verso il basso. Un capolavoro del male: misure evidentemente contrarie all’interesse nazionale, a quello dei molti, a quello della stragrande maggioranza del popolo, vengono oggi presentate e imposte quasi come fossero plebiscitarie.

Pensiamo un attimo al reddito di cittadinanza, con tutti i suoi limiti una misura sacrosanta che andava potenziata, altro che superata! Basta aprire i giornali per leggere alcuni numeri che davvero impressionano, soprattutto in prossimità del Natale: il 21% dei baresi sotto la soglia di povertà, con 16mila richieste di aiuto; in Campania 2 milioni e 800mila individui nell’indigenza; oltre 23mila persone aiutate e destinatarie di pasti gratuiti solo nella città di Genova; in un anno mille poveri in più a Cagliari secondo la Caritas. Solo alcune delle cifre sconvolgenti che emergono in queste ore: di fronte a ciò vi pare il momento più adatto per picconare una misura di contrasto alla povertà?

In questo paese si prova a far passare l’idea che se sei povero è colpa tua: non ti dai da fare, non vuoi emergere, vuoi campare di assistenzialismo a tradimento. Un governo “patriottico” che divide la nazione piuttosto che unirla: i poveracci contro i miserabili. Lo stigma della povertà si affianca a quello della disoccupazione: gli occupabili li chiamano, quelli svogliati che preferiscono starsene sul divano. Secondo l’esecutivo la disoccupazione è una colpa e nulla conta il fatto che l’austerità ha falcidiato il nostro sistema produttivo, la qualità e la quantità della nostra occupazione. Nulla conta che sia accaduto per volontà degli stessi burocrati europei che Meloni aveva promesso di affrontare, prima di condividere con essi gli applausi alla Scala di Milano. E così si infrange il sogno di chi sperava in un cambiamento.

La manovra prevede che il percettore di reddito di cittadinanza perda il sussidio in caso di rifiuto di qualsiasi offerta di lavoro, anche non congrua (ovvero di palese sfruttamento). E questo la dice lunga sull’idea di lavoro che alimentano nella maggioranza: fa scopa peraltro con quanto dichiarato da un ministro (che non vale neppure la pena di menzionare) che invita gli italiani a svolgere i lavori solitamente destinati agli immigrati. Davvero sconcerta: era Meloni a volere il blocco navale contro la tratta degli schiavi. Sosteneva che l’immigrazione sregolata (e per certi versi aveva assolutamente ragione) servisse a importare lavoratori senza diritti da sfruttare alle dipendenze di qualche criminale: quello che non avevamo capito era che voleva sostituire la schiavitù straniera con quella italiana: una lettura inedita, decisamente curiosa, di nazionalismo.

“Maestà, il popolo ha fame e non ha più pane”: era l’accorato appello di un mare di gente che chiedeva una mano alla leader venuta dal basso. “Se non hanno più pane, che sparino ai cinghiali e se li mangino”: questa pare essere ad oggi la risposta. Non serve ricordare che la stessa Istat ha certificato come il reddito di cittadinanza abbia salvato dalla povertà un milione di italiani, che a percepirlo sia in gran parte gente che non potrebbe lavorare o che già lavora e lo percepisce solo perché lo stipendio è da fame. Non serve perché è la realtà che viviamo quotidianamente a smentire le menzogne che vengono ossessivamente propinate: una realtà orrenda.

La maggioranza e la (finta) opposizione alimentano un teatrino patetico rimpallandosi il bollo della corruzione, provando a nascondere che la prostrazione degli italiani sia da ricondurre a responsabilità drammatiche che sotto il profilo politico condividono in egual misura: siamo arrivati a leggere sui social un post di Bonaccini che ci insegna cosa dovrebbe fare un partito laburista. Un’uscita tanto assurda che mi sono domandato se ci stesse sfottendo: uno che ha sostenuto Renzi, il padre del Jobs Act, ci vuole ammaestrare su cosa significhi tutelare i lavoratori. E pare che sia pure il candidato favorito alla segreteria, quello che sostituirà Letta alla guida del partito dei Parioli.

Meloni stia serena, sul serio però.

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2 replies

  1. Si può ancora avere pensiero libero? Non lo so, forse no!! Persone nate(anche io lo sono nata ma cerco di capire), con un benessere familiare raramente si immedesimano in chi è nato in condizioni di disagio sociale e familiare!! Non tutti hanno capacità di uscire dalla loro condizione, non siamo tutti forti e volitivi!! La comprensione è fondamentale, il rispetto della persona deve andare al di là della nostra capacità di capire, chi nasce fortunato non sa proprio quanto lo sia!!! Non ci voleva un governo così proprio no!! Mio pensiero libero, lo spero ancora!!

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  2. Vi ricordate i provocatori fascisti nelle manifestazioni anni 70!! Ecco sono al governo..e provocano un intero popolo!!
    In questo momento accanirsi sul reddito è una provocazione feroce!!
    Ma dove vogliono arrivare??
    Ah Gioggia te Pos sino…

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