Il governo si rimangia il condono Meloni e Giorgetti fermano FI

Sanatoria penale – Rivolta delle opposizioni, lo stop di Tesoro e Chigi: “Nessun ricatto”. Ma la norma può tornare presto sul tavolo. Quella norma, che ufficialmente nessuno si voleva intestare ma di cui tutti avevano sentito parlare, a metà pomeriggio salta. A un passo dal burrone, che per la […]

(DI CARLO DI FOGGIA E GIACOMO SALVINI – Il Fatto Quotidiano) – Quella norma, che ufficialmente nessuno si voleva intestare ma di cui tutti avevano sentito parlare, a metà pomeriggio salta. A un passo dal burrone, che per la maggioranza vuol dire esercizio provvisorio. Ci vuole l’indicazione contraria della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: il condono penale per l’evasione fiscale voluto da Silvio Berlusconi e da Francesco Paolo Sisto, proprio non si può fare. Di fronte alle minacce degli azzurri di “far saltare la maggioranza, a costo di arrivare all’esercizio provvisorio”, prima Giorgetti e poi Meloni mandano un messaggio chiaro al leader di Forza Italia. “Niente ricatti, non possiamo dare il segnale che strizziamo l’occhio agli evasori” è il senso del ragionamento sull’asse Palazzo Chigi-via XX Settembre. Così alla fine il condono penale, rivelato ieri dal Fatto e che aveva portato le opposizioni a minacciare le barricate, sparisce dalla legge di Bilancio: i relatori decidono di rinunciarci. Se ne riparlerà in un prossimo provvedimento, i forzisti sperano già nel decreto Milleproroghe che il Cdm approverà oggi, ma l’ipotesi è tecnicamente ardita. Più probabile in un provvedimento ad hoc. Il capogruppo di FdI Tommaso Foti alla fine, pur spiegando che è “stata l’iniziativa di un singolo”, conferma che sarà inserita in un altro provvedimento.

L’emendamento a cui per giorni stavano lavorando il viceministro della Giustizia di Forza Italia Sisto e quello dell’Economia Maurizio Leo (FdI) prevedeva uno scudo penale per i reati di omessa dichiarazione e dichiarazione infedele a chi partecipa alla “pace fiscale” prevista dalla manovra. Con l’estinzione del reato molti imprenditori avrebbero potuto partecipare agli appalti, anche in ottica Pnrr, spiegavano da Forza Italia. Una norma che conoscevano a Palazzo Chigi mentre al Tesoro facevano sapere di non aver mai visto. Poi è spuntata, come raccontato dal Fatto ieri, nella notte di lunedì sotto forma di emendamento dei relatori alla legge di Bilancio. Ma ieri pomeriggio, quando è arrivato il momento di presentarlo in commissione, è scoppiato il caos. Già in mattinata Giorgetti aveva fatto togliere dal testo il reato di omessa dichiarazione: il più grave, punito fino a 5 anni. Poi, dopo pranzo, di fronte all’arrembaggio di Forza Italia e allo stallo, fonti del Tesoro facevano trapelare una minaccia agli alleati: “Per il Mef il testo già approvato in Cdm va benissimo e sarà quello presentato in Aula e sul quale si porrà la fiducia, eccetto la riformulazione sul Pos”. Insomma, niente spazio per ulteriori modifiche. A metterci il carico ci pensano le opposizioni: Debora Serracchiani (Pd) minaccia “di far saltare il banco in caso di condono penale”. “Non andiamo da Mattarella solo perché ha il covid” aggiunge Marco Grimaldi (AVS). “Faremo le barricate”, dicono i 5S.

Un’ altra giornata di stallo significherebbe votare la manovra a Natale. Il ministro dei Rapporti col Parlamento Luca Ciriani riunisce i relatori e il sottosegretario leghista Federico Freni. Si tratta, al telefono, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Palazzo Chigi propone di rinunciare, ma FI si impone: “Deve restare”. Arrivano anche i big di FI, Giorgio Mulè e Alessandro Cattaneo. Gli azzurri minacciano: “Noi non votiamo”, fa sapere Licia Ronzulli. “Li mandiamo a fanculo” è la reazione leghista. Da Chigi e Tesoro resta la fermezza.

Era successo un’altra volta, quando Meloni aveva risposto allo stesso modo a Berlusconi dopo il mancato voto a La Russa. Intorno alle 17 FI si piega. Si riuniscono il relatore Pella, Cattaneo e Sisto al telefono con Arcore. La norma viene stralciata. “Non c’è” annuncia Pella. Ma il presidente della commissione Mangialavori al collega spiega: “Dobbiamo dire che è un nostro gesto di responsabilità”. A Palazzo Chigi e al Mef hanno un’idea diversa. Enrico Letta e Giuseppe Conte festeggiano: “Una nostra vittoria”.

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