Tredicesima addio

(Giovanni Vasso – lidentita.it) – Diceva Seneca che, per quanto ci si possa impegnare, il vento non si può fermare con le mani. Così sarà per più di un lavoratore dipendente su tre che, per quanto si sforzi, per quanto abbia già stretto la cinghia, non riuscirà a salvare la sua tredicesima dalla buriana dei rincari, dal tornado del caro bollette, dalla bora delle tasse. I dati che emergono ormai da settimane sono gravissimi: il 36% degli italiani che otterrà la tredicesima dal proprio datore di lavoro se la vedrà scivolare dalle dita per pagare mutui in scadenza, la seconda rata dell’Imu, le bollette. Soltanto uno su quattro riuscirà a risparmiare qualcosa. I regali di Natale sono l’ultimo dei pensieri dei cittadini. Che, difatti, alle strenne dedicherà un budget ridottissimo, più risicato ancora di quello speso per gli anni passati.

Un tesoretto “inutile”

Tutte le tredicesime che verranno erogate in Italia ammontano, complessivamente, a ben 47 miliardi di euro. Una somma più che rispettabile. Un tesoretto che avrebbe potuto far ripartire l’economia e sostenere la stagione invernale. Ma che, invece, se ne andrà per pagare le spese vive legate all’energia, per il fisco e per i mutui, che (grazie ai continui rialzi operati a livello centrale dalla Bce) diventano sempre più gravosi per le famiglie italiane. Secondo i dati Codacons, l’aumento delle bollette costringerà il 33% degli italiani a utilizzare lo stipendio extra per regolare i conti con le società energetiche. Si tratta di un dato in netto aumento rispetto al 2021 quando il 22% dei dipendenti, a fronte dei primissimi rincari, fu già costretto a investire la tredicesima in bollette.

Il budget di Natale

Secondo i dati di un’indagine Coldiretti Ixé, la spesa media italiana per i doni natalizi sarà pari a 177 euro. È una statistica e, ovviamente, come tale va presa. Già, perché la maggior parte degli italiani (42%) resterà sotto i cento euro di budget. Il 30% dei cittadini, invece, spenderà in regali fino a 200 euro mentre appena il 15% raggiungerà i 300 euro di spesa. Attenzione, però: a pesare sulla statistica ci sono anche i dati di quelle striminzite minoranze del campione che si muoveranno su un budget fino a 500 euro (8%), fino a mille euro (2%), oltre i 2mila euro (appena l’1%). A mettere tutti d’accordo c’è la scelta di acquistare italiano, anche per sostenere l’economia. Del resto, è assodato che, con le flessioni record dell’export, sia solo la domanda interna che continua a tenere in piedi il Paese. E gli italiani proseguono a difendere il loro sistema economico e produttivo.

Natale in bianco

Più che Bianco Natale, per le famiglie sarà un Natale in bianco. Confcommercio, nei primissimi giorni di dicembre, aveva già paventato la stretta dei consumi e le possibili conseguenze: “Una recessione tecnica è molto verosimile che si innesti, anche se si tratta di un fenomeno sopportabile perché il Paese ci arriva in buona salute, grazie ai sostegni, alla resilienza e alla ricchezza messa da parte”. L’organizzazione aveva stimato la flessione degli affari natalizi nella misura del 0,7%. Quest’anno, dunque, andrà così ma gli italiani hanno le spalle larghe. Però, il problema pare solo rimandato. Dopo il Covid, dopo la crisi energetica, i cittadini sono ormai quasi al verde. E il 2023 si presenta già come un anno terribile. Per il mondo intero, a maggior ragione per l’Italia. Un altro grido d’allarme, su questo tema, era giunto dall’Unione nazionale dei consumatori che, parlando apertamente di “gelata di Natale”, ha paventato strette ai consumi come mai prima d’ora che avrebbero coinvolto persino la tavola degli italiani.

La tavola imbandita (poco)

Un’altra voce di spesa che gli italiani saranno costretti a rimodulare è quella legata al cibo. Scordatevi le belle tavole imbandite di una volta. La parola d’ordine è risparmio. Un’indagine Ismea-NielsenQ ha riferito che, per ora, la spesa degli italiani è cresciuta “solo” del 4%. Ma ciò è dovuto solo ed esclusivamente alle limitazioni dei consumi messe in atto dalle famiglie, specialmente quelle composte da genitori giovani con figli a carico (-13,7% rispetto al pre Covid) che hanno scelto di tagliare, draconianamente, sulle quantità e sulla qualità del cibo da mettere nel carrello. Si risparmia persino sul latte (-1%), il pesce inizia a essere percepito quasi come un bene di lusso (-31%). Gli italiani hanno iniziato a frequentare gli hard discount per tentare di risparmiare sulla spesa. Il paradosso è che proprio qui l’inflazione ha aumentato i prezzi in misura maggiore rispetto alla grande distribuzione.