Nei pronto soccorso del Lazio il 55% delle persone che perde la vita è in corsia da più di 12 ore

(Clemente Pistilli – la Repubblica – Edizione Roma) – Oltre mille pazienti in attesa di ricovero. Il record negativo, da tempo particolarmente temuto perché considerato dai medici dell’emergenza la spia del collasso degli ospedali, ieri nel Lazio è stato raggiunto. Nei pronto soccorso un inferno di barelle, con utenti costretti ad attendere ore ed ore in situazioni di enorme disagio e ambulanze bloccate.

Un girone dantesco verificatosi nonostante la Regione Lazio abbia appena approvato un nuovo piano per evitare il sovraffollamento e specificato in quel documento che chi rischia di più la vita è proprio chi è costretto a lunghe attese nelle strutture di emergenza. «Se superiamo i mille pazienti sono guai», hanno ripetuto a lungo i medici dei pronto soccorso. Ieri a incrociare le dita affinché venisse dato loro presto un posto letto erano ben 1.100 persone.

Una situazione pesantissima soprattutto all’Umberto I. Il boom di ricoveri si è verificato con l’arrivo del primo vero freddo, complice l’influenza, ed è stato caratterizzato da pazienti in gravi condizioni, con insufficienze respiratorie, complicanze appunto dell’influenza e pure un aumento, seppure leggero, di vittime di forme aggressive del Covid. «Sono diminuiti i posti letto mancando medici e viviamo una situazione del genere nonostante non vi sia ancor il picco dei contagi con il virus influenzale, previsto tra Natale e Capodanno», precisa Giulio Maria Ricciuto, presidente regionale Simeu. «Vengono occupati i pronto soccorso – aggiunge – e in questo modo si bloccano anche le ambulanze».

Il record negativo è stato registrato nonostante il nuovo piano regionale contro il sovraffollamento, dove è specificato che proprio il boarding, l’attesa di un posto letto nelle strutture di emergenza, «influisce in modo «diretto e rilevante sulla efficienza ed efficacia del soccorso extra- ospedaliero e sul rispetto dei tempi target indicati nel nuovo sistema di garanzia». Peggiora insomma il 118, con rischi notevoli per chi è in seria difficoltà e ha bisogno urgente di un’ambulanza. […]

E l’inquietante particolare è evidenziato nello stesso piano regionale, specificando che «i decessi in pronto soccorso richiedono attenzione, perché riguardano nel 55% persone con oltre 12 ore di permanenza» . «Il rischio è alto» , conferma un’autorevole fonte della medicina d’emergenza. Ma di frequente l’attesa di un ricovero supera le 24 ore e ieri ad attendere un posto letto erano oltre mille pazienti.

2 replies

  1. Ovviamente, non è un problema per i politici, ricordatevi della Polverini o della moglie di Monti, ricoverate con sgombero della corsia PER LORO, mentre i poveracci 5 giorni in P.S.

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  2. Fino a tre anni fa si millantava “la Sanità migliore del mondo che tutti ci invidiano” nonostante i Pronto Soccorso fossero messi così da anni, ormai.
    Dalle stelle alle stalle? Dipende da come ne parlano i media: si sa, le nostre sono solo “percezioni”.
    Morti “percepiti”?

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