Medicus curat, natura sanat

(Mattia Cattaneo – lafionda.org) – È preferibile non andare dal medico quando si sta bene oppure sarebbe meglio andarci lo stesso per farci prescrivere qualche esame di controllo preventivo? È meglio essere in salute – “sentirsi bene” – o piuttosto non stare male? E chi sta bene ha il dovere di attestare pubblicamente il suo benessere? E chi sta male è da giudicare inferiore – sotto molteplici aspetti – rispetto a chi sta meglio? Come conciliare il pubblico dovere di non nuocere agli altri con il diritto privato alla salute personale? E quanto vale una “salute” perseguita anche a costo del benessere individuale? Queste, tra le altre, sono alcune domande che credo sia utile nuovamente porre sul tavolo del discorso, soprattutto dopo i recenti fatti di cronaca che hanno riattualizzato per un momento la questione sanitaria. Ma prima di tutto, cosa si deve intendere per “salute”?

Non di certo quello che ne diceva il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando all’inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Università di Pavia[1]: trattare «La salute come bene pubblico» è un modo per far compiere all’idea di “salute” uno scivolamento di piano silenzioso ed assolutamente imperdonabile: è lo sdoganamento impudico e sfacciato della capitalizzazione del benessere individuale. Paragonare infatti la salute ad un bene – invece che, come sarebbe più opportuno, trattarla secondo il concetto di ben-essere – non è altro che un modo per ribadire quanto questo stato, cioè lo stato di salute, sia oggigiorno divenuto un vero e proprio status. E che questa capitalizzazione si stesse oramai normalizzato all’interno del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) – attraverso ad esempio gli incentivi diretti (o indiretti) alle cure private e convenzionate, così come ad una spesa sempre più risicata verso la sanità pubblica –, ebbene era un trend evidente a tutti; ma che il possesso individuale di una siffatta “salute” fosse un motivo di vanto elitario e classista, ebbene questa è una novità recentissima e preoccupante – si ricordi della “Certificazione Verde Covid-19” (Green Pass), non a caso coeva del discorso mattarelliano sopracitato –. Lo “stare bene”, il “benessere” sono stati quindi assimilati niente di meno che al concetto mercantile “dell’essere benestanti”. Ciò, evidentemente, significa che non si può più essere (stato) in salute, ma solo possederne (status) una certa quantità. Ma a quale costo?

Bisogna aggiungere anche che, come insegna ottimamente il mercato, una salute trattata come bene di consumo implica già in sé – come qualsiasi altro bene del resto – il fatto di consumarsi. “Salute” allora non intende più quello stato positivo di chi sta semplicemente bene – e che pertanto lo Stato, come previsto dai Costituenti, dovrebbe tutelare con ogni mezzo a disposizione (incipit dell’Art.32, Titolo II “Rapporti Etico-Sociali” «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo») –, ma bensì piuttosto quell’attestazione pubblica, a volte necessaria per lo svolgimento delle proprie mansioni individuali, che deve produrre chi non sta (ancora) male. Perché? Perché chi possiede un certo quantitativo di salute – tuttavia meglio se non troppa – è inevitabilmente utile al sistema: e non tanto a quello produttivo (l’essere abili al lavoro è, nel tardo capitalismo, quasi ininfluente per le mansioni necessarie alla produzione di beni e/o servizi), bensì piuttosto al sistema consumistico. Diventa allora necessario quel quantitativo di salute che permetta agli individui di muovere il capitale, cioè di far generare profitti e creare degli utili (magari – è del resto la chiusura perfetta di questo cerchio perverso e malato – proprio all’industria del farmaco). La “salute”, così si potrebbe dire, diventa utile (e quindi da tutelare) solamente poiché genera utili. Tutto ciò è magnificamente rappresentato da quel che dice Argante in apertura del primo atto della commedia che lo vede protagonista, mentre passa in rassegna le fatture salatissime del suo speziale: la salute è diventata, in quanto bene di consumo, assai cara. Per questo è necessario, in barba ad ogni logica fisiologica – ma secondo le leggi economico-capitalistiche che regolano un qualunque il mercato –, accumularne sempre in maggior quantità, cercando di accantonarne il surplus per i giorni di penuria e di far fruttare certi sintomi piuttosto che altri. Bisogna allora, in quest’ottica perversa, “investire” sulla salute – ma in un senso del tutto diverso, anzi contrario, da quello originariamente inteso dai Costituenti –: bisogna iniettare sempre più liquidità sul mercato! «Dunque, in questo mese, io ho preso: una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette e otto medicine; e uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici e dodici lavativi; e l’altro mese, c’erano dodici medicine e venti lavativi. Non mi meraviglio se non sto più così bene, questo mese, come l’altro»[2] (corsivo mio). Fa sorridere l’ingenuità dell’ipocondriaco Argante! Persino la sua domestica Tonietta – che, come tutti i servi, risulta essere ideologicamente più libera del suo padrone – lo incalza più volte circa i suoi presunti malanni («Ma, signore, mettetevi la mano sulla coscienza: siete proprio malato?» I, scena V; oppure «[I vostri dottori] hanno una buona vacca da mungere, e mi piacerebbe proprio domandargli che male avete, da fare tante ricette» I, scena II). Argante crede infatti che la salute sia sempre una medicina più in là, che il benessere non possa prescindere dalla cura continuativa di qualcosa (e non importa mai di cosa): il Dottore infatti «Dice che io morirei, se egli rimanesse soltanto tre giorni senza curarmi» (III, scena III). È evidente il ribaltamento assoluto avvenuto qui al concetto di salute: non è più la malattia, qualora sopravvenga a disturbare l’equilibrio dell’organismo, che deve essere estirpata; è piuttosto oramai la “salute” che deve essere continuativamente curata. Ma quanto si deve essere davvero malati, alla fin fine, per mettersi a curare persino la salute? In fondo il comportamento di Argante ci potrebbe anche far sorridere, ma sicuramente egli riderebbe di buon gusto nel sentire la storiella dei “malati asintomatici” o del fatto per cui non ci si possa più sentire in salute senza che qualcuno ne scovi, al pari di qualsiasi altra malattia, i sintomi più reconditi. La malattia per antonomasia dei nostri giorni allora è quella di cercare ovunque i sintomi di un male ostinatamente assente (malattia asintomatica) anche a costo di minare realmente la nostra salute (salute sintomatica).

Non è sfuggita a nessuno la vivace querelle circa l’abrogazione anticipata dell’obbligo vaccinale per il personale ospedaliero e pertanto, sulla scia del rinnovato “interesse” per la questione sanitaria, credo sia utile porre nuovamente sul tavolo alcune questioni inderogabili. Il fatto certamente più dibattuto è stato quello che ha visto alcuni personaggi di “spicco” (sigh!) del panorama politico italiano prendere posizioni perentorie sulle capacità mediche da riconoscere al personale sospeso e prematuramente reintegrato: mi limito qui a riportare le parole emblematiche di un ex Presidente del Consiglio quale è stato Matteo Renzi: «Lo dico con il sorriso, ma anche con molta determinazione: io da un medico no-vax non mi voglio far curare nemmeno a pagamento»[3] – e sulla stessa scia si possono annoverare le uscite oltremodo infelici di Licia Ronzulli[4], Liliana Segre[5], Enrico Letta[6], così come il dispotismo rabbioso di certi presidenti di regione –. Ma il punto è: per quale motivo tutti questi rappresentanti delle Istituzioni si sono prodigati con tanta foga a dimostrare il loro (non richiesto per altro) amaro disappunto[7]? Perché coloro che hanno resistito sino ad oggi alle fortissime pressioni psico-sociali indotte dagli obblighi vaccinali – penso anche al personale educativo e a quello militare ovviamente – sono forse i soli cittadini che, volendo, potrebbero realmente mettere la parola “fine” ad ogni Stato autoritario. E per giunta non in modo violento (paramilitare) od ambiguo (alla maniere delle “rivoluzioni colorate” fomentate da sempre dalle potenze coloniali), bensì con la forza dell’indifferenza più assoluta: essi sono soggetti non assoggettabili. Ecco quindi il motivo della rabbia esagerata manifestata da tutti questi piccoli rappresentanti di Stato sopra citati: questi cittadini sospesi, vessati, emarginati e reintegrati sono assolutamente impermeabili ai liquami che l’Istituzione trasuda. Sono individui che possiedono un istinto di conservazione più forte di qualsiasi condizionamento, e che alla sicurezza del controllo sociale, dell’assistenzialismo di Stato e dell’accettazione gregaria, preferiscono di gran lunga una difficile libertà responsabile. Grazie a queste qualità hanno creato dal nulla scuole parentali, gruppi di scambio e mutuo soccorso, ambulatori di assistenza sanitaria, comitati locali, conferenze e seminari di alto livello, etc.: ma cos’è tutto questo se non un modo per mettere in questione la necessità stessa dello Stato così per come è oggigiorno concepito? Infine, tutti questi cittadini, hanno dimostrato come sia sempre possibile, se non doveroso, resistere alle ingiustizie perpetuate dal potere.

Ecco perché le Istituzioni, attraverso i loro rappresentanti, hanno abbaiato ancora una volta davanti questi ultimi: perché questi cittadini, col loro estenuante resistere, chiedono in fondo uno Stato molto più sano di quello che i primi, in tutta la loro malafede e mancanza di eticità, rappresentano ottimamente.


[1]Pavia, 05/09/2021 https://www.youtube.com/watch?v=fGWMDljeC4s (dal min. 11:10)

[2]Molière, Il malato immaginario (Atto I – scena I).

[3]L’aria che tira (con Myrta Merlino), La7, 06/11/2022 https://www.youtube.com/watch?v=pzpPjjjt1Gw

[4]Covid, Ronzulli: “Reintegro sanitari no vax è sconfitta per chi è in regola”, LaPresse, 01/11/2022 https://www.lapresse.it/politica/2022/11/01/covid-ronzulli-medici-no-vax-al-lavoro-sconfitta-per-chi-e-in-regola/

[5]“Sui no-vax sarei stata molto più severa”, ImolaOggi, 05/11/2022 https://www.imolaoggi.it/2022/11/05/covid-segre-sui-no-vax-sarei-stata-molto-piu-severa/

[6]“Dare oggi ragione ai negazionisti del Covid, il peggior inizio possibile per il governo Meloni”, Twitter, 31/10/2022 https://twitter.com/enricoletta/status/1587004562916970496

[7]Sulla questione delle opinioni personali dei rappresentanti delle Istituzioni rimando al mio Sul precipizio dello Stato. Tre punti da attenzionare, La Fionda rivista,  03/11/2022 https://www.lafionda.org/2022/11/03/sul-precipizio-dello-stato-tre-spunti-da-attenzionare/

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