“Spesa militare fuori dal Patto”: Crosetto rilancia

ITornano le pressioni. Governance e bilanci. Bruxelles sta varando la revisione, le lobby chiedono l’esenzione. L’ipotesi non è nuova, ma ieri il ministro della Difesa, Guido Crosetto, l’ha resa più ufficiale in una intervista al Foglio: “Proporrò formalmente l’esclusione delle spese […]

(DI SALVATORE CANNAVÒ – Il Fatto Quotidiano) – L’ipotesi non è nuova, ma ieri il ministro della Difesa, Guido Crosetto, l’ha resa più ufficiale in una intervista al Foglio: “Proporrò formalmente l’esclusione delle spese per gli investimenti della Difesa dal computo del deficit nell’ambito del Patto di Stabilità”.

Crosetto dice di aver già scritto ai colleghi europei, di averne già parlato con il commissario europeo Paolo Gentiloni, che aveva già avanzato la proposta, sostenendo che il finanziamento delle spese nella difesa europea “richiederà un quadro più favorevole delle regole di bilancio e potenzialmente nuovi strumenti a livello europeo”.

Una simile posizione era stata già espressa da Matteo Renzi nel 2014 quando era presidente del Consiglio. Ma a esporsi con più forza su questa linea, recentemente, è stato Josep Borrell, l’Alto rappresentante Ue per la politica estera. Proprio nelle ore della scorsa settimana in cui i missili ucraini, scambiati per russi, cadevano in Polonia, , Borrell chiedeva ai Paesi Ue di ampliare di 70 miliardi di euro il budget complessivo per la Difesa, che nel 2021 ammonta a 214 miliardi.

L’iniziativa di Crosetto dunque ha un segno inequivocabile, l’aumento delle spese militari in una fase in cui non ci sono soldi per le spese sociali, e per fare cassa si taglia il Reddito di cittadinanza. Il ministro della Difesa, nella sua intervista al quotidiano “liberale” – che se lo è coccolato lungo tutte le tre ampie pagine a lui dedicate, restituendone la “cravatta sobria”, l’“incrinatura del sorriso” o la “fronte aggrottata” – ha voluto porre il problema in termini strutturali. Riuscire a espungere la spesa per armamenti dal Patto di Stabilità, sia pure quella in investimenti, significa avere sostanziale mano libera in sede di definizione dei bilanci. Crosetto vuole assolutamente perseguire l’obiettivo del 2% della spesa militare in relazione al Pil stabilito in sede Nato. Attualmente l’Italia si trova all’1,54%, ma le valutazioni dell’Alleanza Atlantica non corrispondono alle valutazioni di bilancio nazionali. La Relazione della Corte dei Conti sul bilancio dello Stato del 2020, infatti, stima il budget per la Difesa “a 26,11 miliardi di dollari (in aumento rispetto ai 23,56 miliardi di dollari del 2019), che la colloca al quinto posto tra i paesi Nato. Il rapporto sul Pil, secondo la Corte, è all’1,39%, per cui portarlo al 2% significa spingerlo a circa 37 miliardi di dollari e quindi aumentarlo di oltre 10 miliardi.

La quota di investimenti che sarebbe esclusa dal Patto, invece, ammonta oggi al 16,7% del budget e quindi a 4,3 miliardi. Il quadro tracciato, quindi, corrisponde a un pronunciato militarismo, cosa del tutto naturale per un ministro che prima di assumere l’incarico – “un po’ malgré soi” osserva carezzevolmente il Foglio – ha presieduto i consigli di amministrazione delle società che fabbricano armi. Per sorreggere questa prospettiva, Crosetto se l’è presa soprattutto con i “finti pacifisti” (frase che dà il titolo all’intervista) che poi si riducono al solo Giuseppe Conte, che “ha governato aumentando le spese militari” e ha “votato a favore dell’invio di armi a Kiev”, ma che oggi, dall’opposizione, rinnega tutto “perché trova conveniente aizzare la folla contro la presunta foga bellicista degli avversari”.

Pur ricordando che il M5S ha iniziato a porre il freno alla politica della Difesa quando era ancora in maggioranza con Mario Draghi – e forse questo approccio mutato è alla base della rottura di quel governo – è vero che durante i suoi governi Conte ha aumentato le spese militari, ma questo non rende la “foga bellicista” di cui parla Crosetto meno impetuosa. Anzi, a giudicare dall’enfasi che pone sul giocattolo militare che si è trovato tra le mani, dal pieno utilizzo che intende farne anche in chiave di politica estera – la missione in Serbia e Kosovo oggi con il ministro Antonio Tajani o gli avvertimenti sulla Cina che fa nel corso – fanno intravedere un ministro che “malgré soi” non rinuncerà a un pesante interventismo. Militare e politico.

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2 replies

  1. Massimo schifo.

    Come mettere Dracula a capo dell’Avis o la volpe del pollaio.

    Cosa è questa pazzia se non una volontà precisa di far contenti i lobbisti militarizzando un paese? Pazzesco, manco 1984 di Orwell.

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