
(estr. di Alessandro Orsini – ilfattoquotidiano.it) – […] Non avendo ottenuto nulla, Trump tornerà a bombardare l’Iran? La risposta dipende da ciò che Trump crede di poter ottenere con la ripresa dei bombardamenti. Sulla base delle dichiarazioni emerse finora, i più stretti collaboratori di Trump vedono le cose in questo modo.
[…] In primo luogo, credono che nuovi bombardamenti non porterebbero i risultati attesi da Trump, ovvero: rovesciamento del regime; fine del programma missilistico; fine del programma nucleare; consegna dei 440 kg di uranio arricchito; fine dei rapporti tra l’Iran, Hezbollah, Hamas, Houthi. Si tratta di cinque obiettivi che corrispondono a una resa senza condizioni. In secondo luogo, i più stretti collaboratori di Trump pensano che la ripresa dei bombardamenti allontanerebbe il giorno della riapertura dello Stretto di Hormuz. Quanto più lunga sarà la durata del confronto militare, tanto più lunghi saranno i tempi di riapertura dello Stretto. In terzo luogo, i più stretti collaboratori di Trump pensano che la ripresa dei bombardamenti renderebbe sempre più evidente che gli Stati Uniti non sono in grado di difendere gli alleati del Golfo Persico, che l’Iran devasterebbe in ritorsione, a partire dagli Emirati Arabi Uniti, i più stretti alleati d’Israele. Netanyahu ha rivelato di avere incontrato segretamente il presidente emiratino, Mohammed bin Zayed, a guerra in corso. Gli Emirati Arabi Uniti, colmi di vergogna e imbarazzo – Netanyahu è lo sterminatore dei musulmani palestinesi – hanno negato l’incontro in una nota ufficiale. Con la sua rivelazione, Netanyahu ha confermato l’argomento giuridico dell’Iran, secondo cui il bombardamento degli Emirati Arabi Uniti è legittimo in base al diritto internazionale.
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Quando pensano alla ripresa dei bombardamenti, i più stretti collaboratori di Trump vedono molte altre cose. Ad esempio, vedono che il Pakistan ha aperto sei corridoi commerciali terrestri per aiutare l’Iran a fronteggiare il blocco navale imposto da Trump. Vedono anche che la Cina non vuole muovere un dito per aiutare gli Stati Uniti a riaprire lo Stretto di Hormuz, giacché le navi cinesi passano attraverso lo Stretto senza molti problemi. Xi Jinping non vuole muovere un dito, anche perché considera le richieste di Trump irrealistiche. Trump chiede alla Cina di chiedere all’Iran di arrendersi senza condizioni. Xi Jinping non intende buttare via il suo tempo in una mediazione talmente assurda da non meritare nemmeno una chiacchierata tra amici intimi nel tempo libero. I più stretti collaboratori di Trump vedono anche che la Cina, sempre per aiutare l’Iran, ha moltiplicato gli scambi commerciali su gomma e rotaia. I più stretti collaboratori vedono il crollo dei consensi elettorali di Trump e il suo isolamento in Europa, cui si aggiungono il disprezzo e il disgusto di milioni di italiani, che emergono da tutti i sondaggi. Se Trump, facendo divampare una super-guerra, avesse bisogno delle basi in Italia, gli italiani non gradirebbero, inclusi gli elettori di Meloni. Tra le moltissime cose che vedono, vedono anche che l’Iran è pronto a far saltare i cavi sottomarini per il traffico Internet. […] Bombardando l’Iran, Trump diventerebbe vittima delle proprie bombe. Ho contato tre giri di escalation nella guerra dei 40 giorni. L’Iran li ha vinti tutti. A Trump rimangono soltanto due “giri”: l’invasione e la distruzione delle infrastrutture energetiche. L’Iran potrebbe rispondere a entrambi. Trump si domanda perché gli iraniani non abbiano abbattuto il regime. Gli iraniani si domandano come possano abbattere a mani nude un regime che non è stato abbattuto con un bombardamento smisurato.
E a noi va bene così! I governi europei non hanno niente da dire, mentre gli amici stanno mettendo in ginocchio la nostra economia. Quello arriva, strilla, e tutti in ginocchio a chiedergli cosa vuole stavolta! Una vergogna senza fine!
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