Berlinguer, Conte, Grillo: ecco i circoli a 5Stelle

Nel Lab di Ostia modello dell’espansione territoriale che punta a occupare uno spazio storicamente di sinistra

(ANTONIO BRAVETTI, NICCOLÒ CARRATELLI – lastampa.it) – OSTIA (ROMA). Sembra fatto apposta. La porta che si apre verso l’interno e spinge lo sguardo lì, sulla parete di sinistra. Tra le foto di Giuseppe Conte, Beppe Grillo e Virginia Raggi, c’è uno scatto di Enrico Berlinguer. In bianco e nero, sorridente. Non è una sezione né un circolo. Qui il Pd non c’è nemmeno più. Si chiama M5S Lab. Sessanta metri quadri di sede reale, fisica. A Ostia, municipio X di Roma. Un esperimento rarissimo. Dall’internet dei blog a via delle Baleniere 246, ottocento metri dal mare. Cinque minuti a piedi dal pontile. Gelati, bancarelle e bambini in bicicletta. Doveva venire all’inaugurazione, Conte. Ha dato buca all’ultimo. Oggi il presidente del Movimento vuole radicare il partito, chiede gruppi territoriali in tutta Italia. A Ostia sono avanguardia. Da pochi mesi i militanti del litorale romano hanno un laboratorio per incontrarsi e conoscersi. Inaugurato a fine giugno, attivo da settembre. Più che parlare di politica, qui si fa assistenza al cittadino. Tra locandine, manifesti elettorali, foto ricordo.

«Ci sta bene Berlinguer, eh?». Paolo Ferrara sorride: militante storico del Movimento, oggi è consigliere comunale a Roma, vicepresidente dell’assemblea capitolina. Apre la sede per La Stampa, perché il sabato pomeriggio sarebbe chiusa.

Prima stavano in un garage, ma «altro che Steve Jobs – racconta Ferrara – era freddo e umido, lo usavamo come deposito. Poi, però, quando andavamo a tirare fuori le bandiere per le manifestazioni le trovavamo mangiate dai topi». Si sono evoluti. Lo chiedono i tempi. «Voglio te», intimava lo zio Sam puntando l’indice. «Abbiamo bisogno di voi», diceva cinque giorni fa Conte in un video rivolto ai militanti del Movimento.

«Sarete le scintille, il cuore pulsante, la forza propulsiva della nostra azione politica. Abbiamo bisogno di alimentare la nostra azione politica dal basso – spiega l’ex premier – e da oggi abbiamo uno strumento concreto». Una chiamata alle armi: andate e fondate i gruppi territoriali.

Il pensiero corre ai meetup, i semi spontanei da cui germogliò il Movimento. Li chiusero sette anni fa Alessandro Di Battista e Roberto Fico, con una lettera pubblicata sul blog. Erano diventati troppo difficili da gestire. Adesso Conte chiede al M5S di mettere le radici: «Una vera rivoluzione organizzativa. È necessario rafforzare la presenza nei territori, in quei luoghi in cui i problemi nascono e hanno una ricaduta diretta sulla vita quotidiana». C’è un regolamento: per far parte di un gruppo è necessario essere iscritti al Movimento ed essere domiciliati o residenti nel territorio di riferimento del gruppo. Bisogna riunire almeno 30 persone per chiedere al Comitato per i rapporti territoriali, presieduto dall’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede, di avviare un’istruttoria e approvare la nascita del gruppo. Che si doterà poi di un rappresentante, in carica per un anno con possibilità di rinnovo.

Da via di Campo Marzio giurano che sono già arrivate, dall’Italia e dall’estero, 7mila proposte di creazione di un gruppo territoriale. Dalla prossima settimana sarà pubblicata una mappa aggiornata con i luoghi e il numero dei partecipanti. Ci sarà un lavoro di razionalizzazione per accorpare comuni limitrofi. Il M5S metterà a disposizione uno spazio online con blog, mail, forum, calendario. Ma non finanzierà i gruppi, che dovranno sostenersi da soli. Non avranno l’obbligo di avere una sede fisica: sarebbe bello, ma difficile. Magari si potrà affittare uno spazio per gli incontri più importanti.

Stretto tra un parrucchiere che fa extension per capelli e un condominio, l’M5S Lab di Ostia si trova nei locali che ospitavano un centro estetico, specializzato in unghie. I vecchi affittuari hanno lasciato in dote delle comodissime poltroncine bianche. «Sai quanti si siedono qui e mi dicono sconsolati “ho votato il Pd”». Ferrara gioca un po’ allo psicologo. Ma ci deve essere del vero. Anche perché il Pd qui non c’è più, sfrattato dai locali storici che già furono del Pci diversi anni fa. Oggi ha una sezione a Ostia antica, verso Roma.

Perché una sede? «Il vecchio modello, quello dei banchetti per strada, non funzionava più. La gente tirava dritto. Ci siamo dovuti inventare qualcosa». Un «laboratorio delle idee» dove chi entra diventa socio, gratuitamente, dell’Associazione X in movimento, che prende il nome dal municipio che fu roccaforte dei pentastellati. Non vale come iscrizione al partito, anche se viene rilasciata una tessera col simbolo dei Cinquestelle. L’affitto e le spese ammontano a 600 euro al mese, quasi tutti coperti delle sottoscrizioni volontarie dei 200 soci. «Lo considero un successo», dice Ferrara. Entrati, sulla sinistra, ci sono due stanze: una offre un internet point gratuito, l’altra la consulenza di professionisti o ex assessori. Degli “sportelli al cittadino”: chiami, prenoti, vieni. In tanti si presentano per chiedere come si fa domanda per il reddito di cittadinanza. Alcuni cercano lavoro. «Facciamo quello che possiamo». La sala principale è quella tappezzata di poster e foto, dove sorride lo storico segretario del Pci. «Un cittadino informato è un cittadino libero», si legge sulla parete in fondo. C’è un angolo bibite e snack, l’Honesty bar. Si chiede un’offerta minima di un euro per un caffè, 1 euro e 50 per un tubo di patatine, 2 euro e mezzo per una birra.

Qui si fanno cineforum con dibattito (il venerdì sera) e il corso d’inglese (giovedì pomeriggio). Tutto gratis, l’offerta è gradita. Ferrara è soddisfatto, dice che ci sono tra le 30 e le 40 persone a questi appuntamenti: «Vorremmo fare anche yoga, ma lo spazio è piccolo». È un’esperienza nuova per i Cinquestelle: «È partita benissimo, è un modello replicabile e finanziabile. Servono 5mila euro per partire il primo anno, magari in altri posti anche meno». E Conte, i big, sono venuti? «Ancora no, sarei contento se il presidente venisse quanto prima. Questa è una realtà virtuosa che funziona, dovrebbero vederla con i loro occhi. Fossi in loro sarei curioso». Come quelli che telefonano: «Mi hanno cercato dalla Sicilia e dalla Francia per sapere come replicarla». Uscendo, posa ancora lo sguardo sulla foto di Berlinguer: «Ce l’ho messo perché rappresenta il nostro futuro».

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17 replies

    • Anche nella mia città abbiamo una sede, aperta a fine 2019 per volontà di una senatrice, ora che non lo è più, comunque lo terrà aperto, con volontari (anche io), che a turno saremo presenti per accogliere chi sarà interessato.. in questo luogo, si tenevano conferenze, riunioni per approfondire argomenti e con la presenza di persone al mattino c’era modo di permettere a chiunque di avere informazioni e delucidazioni sul lavoro del movimento, sia in sede regionale/comunale che in parlamento.. sono realtà che dovrebbero esserci in tutta Italia, purtroppo hanno un costo elevato perché gli affitti devono essere pagati e non sempre c’è la possibilità.. speriamo che la volontà di tutti li faccia espandere perché c’è bisogno che più persone conoscano la realtà del movimento..

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      • Invece da me ci si riuniva in una pizzeria…con la pandemia ha chiuso e non ha più riaperto!
        Siamo in mezzo ad una strada(gazebi).
        CiaOOO !

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  1. Paolo Ferrara mi è sempre stato simpatico perché, proprio come Virginia Raggi e Alessandro di Battista, ha visto e continua a vedere il PD per quello che è: un partito liberista draghiano che fa gli interessi degli amministratori delegati e che, per propria natura, è portato al tradimento.

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  2. L’insediamento territoriale, fisico e’ fondamentale. Ci si conosce meglio, e ci si sente gruppo forti uniti. Fondamentale.

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  3. Li chiusero sette anni fa Alessandro Di Battista e Roberto Fico, con una lettera pubblicata sul blog. Erano diventati troppo difficili da gestire.

    MA CHE DICE?

    I MU sono rimasti in vita almeno fino al 2019!

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    • I Meetup non furono chiusi da Di Battista ,semmai dal cerchio magico in vista del nuovo corso di Conte verticistico così come la piattaforma Rousseau e per partecipare ai meetup non serviva nessuna iscrizione al M5Stelle. Questa di Ostia con Berlinguer mi sembra più simile alle vecchie sezioni del PCI.

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      • Per capirci meglio : anche la piattaform Rousseau fu chiusa perché era il contrario di un partito verticistico che poi è stato fatto .

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  4. Casaleggio si rivolta nella tomba: cosa ci entra Berlinguer con i 5stelle?
    Ormai è chiaro: si vuol rubare il posto a Fratoianni.
    La montagna partorì il topolino…

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    • Forse per la” Questione Morale”…mai affrontata dal PC ad oggi… se aspetti fratoianni con il c… che la risolve..infatti si è messo nel PD!
      Cara-lina…cara-lina!

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  5. Certo che ci vuole un certo coraggio per dichiarare che Diba e Fico fanno chiuso i MU perchè costavano troppo.
    Ma vediamo i tempi:
    Diba nel 2018 uscì dal Parlamento e non mi risulta che fosse nel direttivo per decidere qualcosa e neppure che sulla piattaforma Rousseau vi fosse questa ipotesi da votare.
    Fico poi in quel periodo era all’opposizione e quindi sarebbe stato insensato chiudere i MU tanto più che si basavano sul volontariato.
    Già dal 2013 il Movimento si autotassava restituendo ai cittadini senza quindi poter ristorare i MU sulle spese.
    Ora è chiaro che Conte si vuole organizzare sul territorio e parte di quel denaro che il Movimento continuerà a restituire andrà a beneficio anche dei nuovi centri del Movimento!
    Fessi si ma fino a un certo punto.

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    • Esatto! Parte delle restituzioni sarebbe dovuta servire per organizzare meglio il movimento e non solamente per aiutare le pmi od associazioni benefiche.. non aver contemplato a contribuire l’organizzazione del movimento credo sia stata una grande svista, a maggior ragione visto che non prendeva contributi statali come invece ricevevano tutti gli altri partiti!! Il M5S ora è più maturo e consapevole con una guida credo più saggia..

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