Roberto Fico: “Questo governo penalizza i deboli. Il Pd? Vedremo dopo il congresso”

L’ex presidente della Camera: «Togliere il reddito di cittadinanza sarebbe un atto grave. Errore storico di Letta rompere l’alleanza. Inutile un campo largo senza intenti chiari»

(NICCOLÒ CARRATELLI – lastampa.it) – ROMA. Togliere il reddito di cittadinanza a una parte dei beneficiari sarebbe «l’atto più grave di questo governo». Roberto Fico non parla spesso, da quando ha concluso il suo mandato di presidente della Camera limita al minimo gli interventi pubblici. Ma, di fronte all’attacco allo strumento simbolo del Movimento 5 stelle, che metterebbe in crisi centinaia di migliaia di famiglie, «proprio all’inizio del difficile inverno che abbiamo davanti», non può restare in silenzio.

Giorgia Meloni in campagna elettorale aveva detto di volerlo abolire, in parte mantiene la promessa…
«Se lo fa, segna negativamente la legge di bilancio. Intanto, bisogna capire con quale criterio verrebbero selezionati i percettori “occupabili” a cui togliere il sostegno. Poi, se davvero il governo va in questa direzione, vuol dire che si impegna a trovare subito un lavoro a tutti quelli che restano senza reddito. Contesto l’idea alla base di questa mossa, cioè che chi può lavorare, ma non lavora, in realtà non cerca perché preferisce stare a casa».

«Il reddito non incentiva a trovare un lavoro». L’abbiamo sentito dire tante volte, no?
«E non è vero, perché ci sono almeno due punti della legge, che nessuno cita mai. Il primo è che i datori di lavoro, che assumono un percettore di reddito, beneficiano di sgravi fiscali e previdenziali basati sull’importo del sostegno. Il secondo è che i beneficiari sono incentivati ad avviare una propria attività lavorativa autonoma o di impresa, con un bonus di sei mensilità aggiuntive di reddito. Ma, insisto, non si può lasciare senza un aiuto chi non trova un lavoro».

Sbagliato individuare nel reddito una possibile fonte di risparmio?
«Sì, soprattutto considerando i mesi difficili che abbiamo davanti. In Germania, non a caso, da poco hanno rafforzato il loro strumento equivalente al nostro reddito di cittadinanza, hanno previsto anche contributi per gli affitti. Se vuoi risparmiare risorse, non puoi farlo togliendo a chi ha più bisogno. E poi con i soldi risparmiati cosa fai? Finanzi il taglio del cuneo fiscale, che però per un terzo va a vantaggio delle imprese, quindi penalizzando i lavoratori. Questo fa la destra, toglie ai più deboli».

Punta anche a ridimensionare il superbonus edilizio, che per Meloni «costa troppo, a vantaggio di pochi»
«I dati dell’ultimo rapporto Censis dicono altro: 900mila posti di lavoro attivati e 43 miliardi di entrate nelle casse dello Stato, con un contributo del 22% sulla crescita del Pil nel 2022. Non è uno strumento che va ridotto, semmai corretto, ad esempio prevedendo un sistema per controllare l’aumento dei prezzi dei materiali. Comunque, a chi ha iniziato il percorso del superbonus, cittadini e imprese, deve essere consentito di chiuderlo con le regole attuali, senza mettere a rischio i capitali investiti. Tra l’altro, ricordo che le due regioni dove è stato più usato sono la Lombardia e il Veneto».

A proposito di regioni, il progetto di autonomia differenziata del ministro Calderoli minaccia il Sud?
«Mi sono sempre opposto a questa riforma, anche quando eravamo al governo con la Lega nel 2018. Si basa su un’impostazione vecchia e ideologica, rappresenta un Nord che non c’è più, che guarda a un Sud che non c’è più. Senza dubbio, vanno definiti prima i livelli essenziali delle prestazioni, ma c’è un concetto che non può passare, cioè che le tasse versate rimangono sul territorio: il sistema di solidarietà fiscale è alla base dell’unità nazionale e dell’interesse della Nazione, tanto caro alla presidente del Consiglio».

Nel 2018 lei era contrario anche i decreti sicurezza di Salvini, che però il Movimento ha votato e oggi sembrano tornati di moda. Sensazioni?
«Brutte, grande tristezza. Non riusciamo ad affrontare il tema dell’immigrazione in modo sano e a rimetterci sono i migranti lasciati sulle navi. Dobbiamo imparare a gestire i flussi, rendendo queste persone che arrivano un’opportunità per il nostro Paese, e poi va superata la legge Bossi-Fini, che non permette a nessuno di entrare in Italia in modo legale. E, ovviamente, agire a livello europeo per andare oltre il regolamento di Dublino».

Dicevamo dell’imbarazzo di Conte e del Movimento su questo tema, visto quanto fatto in passato…
«Il Movimento ha attraversato vari periodi storici e ha avuto una sua evoluzione politica. In passato, è vero, sull’immigrazione ha espresso posizioni molto diverse e distanti. Anche prima di Conte e dei decreti sicurezza, c’erano state parole d’ordine non condivisibili».

Come le ong “taxi del Mediterraneo”, definizione di Luigi Di Maio. A proposito, come lo vede in veste di inviato speciale dell’Ue per il Golfo Persico?
«Su questo non commento».

E sulla rottura, sempre più profonda, con il Pd?
«L’errore storico lo ha fatto Letta, chiudendo la porta in faccia al Movimento, a causa di un scelta politica, sulla fiducia al governo Draghi. Ma non si può andare uniti se non c’è chiarezza di intenti e un laboratorio politico serio. È inutile fare un campo larghissimo, mettere insieme tutto e il contrario di tutto, chi vuole l’inceneritore e chi no: così si manca di rispetto agli elettori».

Nemmeno nel Lazio, dove avete fin qui governato insieme e rischiate di consegnare la Regione alla destra?
«Vale lo stesso discorso, l’obiettivo non può essere solo battere l’avversario, perché poi non vai lontano. A Napoli, ad esempio, l’alleanza funziona, perché condividiamo battaglie come quella sull’acqua pubblica, cara al Movimento. Non c’è un no pregiudiziale, anche in Lombardia si valuterà a partire dal programma, ma l’accelerazione sul nome fatta dal Pd non aiuta».

Spazio per ritrovarsi alleati in futuro, anche a livello nazionale?
«Ho grande rispetto per il percorso che sta iniziando il Pd, vedremo dove li porterà, quale sarà il nuovo gruppo dirigente e come la penseranno su tante questioni. Se ci saranno le condizioni, valuteremo cosa fare».

Nel frattempo, da nuovo partito di sinistra, lanciate i gruppi territoriali. Che differenza c’è con i meetup delle origini?
«I primi meetup, dal 2005 al 2010, erano luoghi di impegno civico, senza il progetto di candidarsi e di entrare nelle istituzioni. Oggi siamo una forza politica organizzata, che si struttura a livello locale. Oggi nei gruppi territoriali ci sono consiglieri municipali e comunali, vecchi e nuovi parlamentari, anche un ex presidente della Camera».

3 replies

  1. Fico non mi è mai piaciuto e continua a non piacermi.
    A mio parere è sempre stato e sempre sarà un piddino-wokeness; un Di Maio radical chic.

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    • … ma radical chic non è mai stato, anche se è cambiato nel corso degli anni, sempre di sinistra ma arrembante, si buttava nelle fontane nelle manifestazioni dell’acqua pubblica, pronto alla dialettica d’attacco, oggi è solo un mesto pontiere dall’aria quasi mistica

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