Casapound: “Il decreto anti-rave per noi non si applica”

Luca Marsella, portavoce nazionale Casapound, risponde all’ipotesi di sgombero dello stabile occupato a Roma attraverso il decreto anti-rave

(di Domenico Di Sanzo – true-news.it) – Il nuovo decreto anti-rave del governo guidato da Giorgia Meloni, nonostante la disponibilità della maggioranza a modificare il testo in Parlamento, ha aperto un dibattito non solo sulle feste techno a base di droghe e alcool, ma anche sulla possibilità di sgomberare qualsiasi tipo di occupazione illegale. Dai centri sociali “tradizionali” di sinistra fino alle occupazioni da parte di movimenti di estrema destra. E così si è riproposta la polemica sullo sgombero dell’edificio occupato a Roma da Casapound, con le opposizioni che hanno accusato il centrodestra di doppiopesismo.

“Non penso che il decreto anti-rave ci riguardi e non vogliamo essere strumentalizzati”, risponde a True-News.it il portavoce nazionale di Casapound Luca Marsella. “Ormai questo giochino non funziona più”, continua l’ex consigliere municipale di Ostia, dirigente del movimento delle tartarughe frecciate.

L’attacco di Casapound alla politica

L’esponente di Casapound Italia lancia un’accusa contro la politica e in particolare contro il centrosinistra: “Basta ascoltare i romani per capire che i problemi della città sono altri.

E non certo CasaPound come vuol far credere una certa parte politica o i sindaci di questa città; che spesso ci hanno usato per distogliere l’attenzione dalla situazione critica di Roma”. Marsella difende tutte le attività dei “Fascisti del Terzo Millennio”.

A Roma e sull’intero territorio nazionale. “A Roma esiste una sola occupazione dove sventola il tricolore e non la bandiera rossa. Ed è questo che dà fastidio. Durante ogni campagna elettorale si torna a parlare dello sgombero di CasaPound; ma CasaPound esiste ed è un movimento legittimo con decine di sedi su tutto il territorio nazionale che svolge la sua attività alla luce del sole”.

La quotidianità nello stabile occupato a Roma

Chiediamo al dirigente di Cpi di offrire a True-news.it uno spaccato della realtà quotidiana dello stabile occupato di Via Napoleone III, nel multietnico quartiere dell’Esquilino. Risponde Marsella: “A CasaPound vivono 20 famiglie italiane in emergenza abitativa; problema che da vent’anni e ancora oggi è una vera e propria piaga nella Capitale. Ogni famiglia ha uno spazio abitativo dignitoso, non ci sono immigrati e disperati ammassati in stanze minuscole per fare numero, da usare nelle manifestazioni come accade in alcune altre occupazioni”.

Casapound rivendica il proprio spazio politico, oltre alla legittimità dell’occupazione in corso dal 2003. “Inoltre c’è una sala conferenze che nel corso degli anni ha ospitato personaggi illustri della cultura e della politica; anche molto distanti ideologicamente da noi, perché a Casapound il confronto è libero. Molte anche le iniziative di solidarietà, penso ad esempio alla distribuzione di pacchi di spesa a centinaia di italiani in difficoltà durante l’emergenza sanitaria”, riflette il portavoce del “centro sociale” di estrema destra, anche se i militanti di Cpi rifiutano le etichette destra-sinistra.

La differenza tra Casapound e un centro sociale

E, quindi, qual è la differenza tra Casapound e un centro sociale di sinistra? “La differenza è abissale”, la risposta. Dunque conclude Marsella: “CasaPound è uno stabile da quasi vent’anni, nel quartiere più multietnico di Roma; e in tutto questo tempo non si è mai creato un problema del quartiere. Non siamo mai finiti alle cronache per questioni legate a droga, affitti di appartamenti ed ogni altro tipo di vicenda; che invece accade quotidianamente nelle decine e decine di estrema sinistra o di immigrati.

Un vero e proprio business più volte documentato da fatti oggettivi”.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

8 replies

  1. Occupazione CasaPound, persi 2,7 milioni: a processo 8 dirigenti di Miur e Demanio
    di Lorenzo D’Albergo

    La Corte dei Conti riapre il caso: “I manager pubblici non fecero nulla per avviare l’iter dello sgombero”. Nello stabile vivono dipendenti di Comune, Cotral e dello stesso Mef che ne è proprietario

    15 GIUGNO 2022 ALLE 15:59

    Non hanno alzato un dito, non hanno fatto nulla per avviare l’iter necessario ad arrivare allo sfratto dei militanti di CasaPound. Ne è convinta la procura regionale della Corte dei Conti del Lazio, che ha chiesto di riavviare il processo contro otto dirigenti del Miur e del Demanio per l’occupazione dell’immobile in via Napoleone III messa a segno dal movimento neofascista ormai il 26 dicembre 2003.
    A quasi 19 anni di distanza, le tartarughe frecciate sono ancora di stanza all’Esquilino. Ma finalmente nella lista degli sgomberi stilata dalla prefettura: il quartier generale di CasaPound è al decimo posto della graduatoria, ma non è escluso un blitz anticipato per liberare il palazzone diventato simbolo del lassismo della pubblica amministrazione.

    Il questore vieta la marcia di CasaPound a Roma: “Faremo un sit-in all’Esquilino”. Gualtieri: “Roma sarà sempre antifascista”
    di Luca Monaco
    23 Maggio 2022

    Tornando al processo contabile, l’appuntamento per l’udienza in appello è fissato per il 15 luglio. La sentenza dovrebbe quindi arrivare dopo l’estate. Solo allora si saprà se qualcuno dovrà pagare per l’inerzia con cui lo Stato ha subito l’abuso dei “fascisti del terzo millennio”. Il conto prospettato dal viceprocuratore generale Massimiliano Minerva è particolarmente salato: 2.783.765,98 euro. Fino all’ultimo centesimo. A tanto ammonta il risarcimento che la Corte dei Conti chiede ai manager Bruno Fimmanò, Marco Morelli, Renzo Pini, Pier Giorgio Allegroni, Antonio Ottavio Ficchì, Bruno Pagnani, Antonio Coccimiglio e Jacopo Greco. Otto dirigenti pubblici assolti in primo grado per cui si riapre il rischio di finire condannati.

    CasaPound, sit-in a Roma: centinaia con bandiere. Iannone dalla finestra: “Questo non è un balcone”
    28 Maggio 2022

    In ballo, come detto, c’è l’occupazione ultradecennale di via Napoleone III e i danni che avrebbe causato alle casse dello Stato “consistente nella prolugata indisponibilità dell’immobile, cioè nel suo valore immobiliare perduto” nel lungo lasso di tempo trascorso senza che nessuno intentasse causa in sede civile o penale.
    Secondo la procura, tanto i vertici amministrativi del Miur che della direzione Roma dell’Agenzia del Demanio “hanno trascurato compiti fondamentali”. Avrebbero dovuto rivolgersi alla giustizia. O almeno mettere in mora gli occupanti. Non essendo accaduto nulla di tutto ciò, nel 2019 era partito il primo atto di citazione della Corte dei Conti nei confronti degli otto manager. Adesso, dopo la prima assoluzione, l’appello con un atto che smonta passo per passo la decisione in primo grado. E definisce “lettere di stile” le note inviate da Miur e Agenzia del Demanio a prefettura e carabinieri all’indomani dell’occupazione.
    La procura mette nel mirino il lungo silenzio post-abuso. Nessuna scusa secondo il viceprocuratore Massimiliano Minerva, tanto più che “le identità degli occupanti erano perfettamente note (il blitz è stato rivendicato con tanto di volantini, ndr) o conoscibili ( chi abita lo stabile ha preso anche la residenza, ndr) dai dirigenti convenuti e, dunque, si poteva e si doveva agire contro di essi”. Il “ravvedimento operoso” di alcuni dei potenziali colpevoli accusati di danno erariale è partito solo dopo le notizie sull’inchiesta della Corte dei Conti.
    ⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️⬇️
    Un’indagine che, grazie alla Guardia di Finanza, ha fatto luce anche sul vero status degli occupanti. Nello stabile vivono una maestra d’asilo stipendiata dal Comune, due impiegati di Zètema, marito e moglie sotto contratto con Cotral, un dipendente del policlinico Gemelli e due funzionarie del Mef, il ministero proprietario del palazzo attraverso il Demanio. Una risulta nell’organico della direzione centrale Sistemi informativi e innovazione, l’altra in quello della Ragioneria territoriale dello Stato. Avrebbero uno stipendio sufficiente a permettersi un affitto a prezzi di mercato.”
    ⬆️⬆️⬆️⬆️⬆️⬆️

    Ps A suo tempo avevo descrizioni più approfondite degli occupanti “disagiati e bisognosi” dello stabile di Casa Pound… ma, purtroppo, non ritrovo gli articoli.

    "Mi piace"

  2. Le assurdità italiane. Dovevano essere cacciati a pedate entro il 2004 e invece a fine 2022 stanno ancora lì. Come si può pretendere poi che in questo paese si rispettino le regole? Che schifo!

    "Mi piace"