Il varco italiano tra Scholz e Macron

(LUCIO CARACCIOLO – lastampa.it) – “Il viaggio è il messaggio”, rimano allo Stato maggiore di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni ha scelto di compiere a Bruxelles la sua prima visita all’estero per comunicare al mondo che l’Italia sta al gioco europeo. Per chi in campagna elettorale aveva denunciato la tendenza “invasiva” dell’Unione europea negli affari di casa nostra, un contrordine significativo. Vedremo quanto effettivo. Ma nessun governo italiano, di qualsiasi colore, può permettersi di salire sull’Aventino quando il futuro immediato del nostro paese è così dipendente dai nostri partner. Nella Guerra Grande che segna il nostro tempo, sicurezza e potenza di un paese derivano da tre fattori: credibilità militare per difendersi contro minacce ieri impensabili, oggi incombenti; margine fiscale a disposizione per sostenere l’economia; coesione sociale, base di tutto. Il primo pilastro significa Nato, cioè America; il secondo investe anzitutto il rapporto con la Germania, specie sull’interpretazione più o meno flessibile del patto di stabilità, sul quale la Commissione varerà il 9 novembre la sua proposta; il terzo dipende dalla solidarietà verso le fasce più deboli della nostra popolazione, che vedono drammaticamente falcidiato il loro potere d’acquisto. E si gioca in prima battuta sul rinsanguamento del Pnrr, giustificato dall’inflazione, e sulla sedazione dei prezzi energetici.

Sul primo punto, il più facile perché senza alternative, Meloni si è affannata a professarsi più americana degli americani, così delegittimando le ambiguità di Salvini e Berlusconi. Il terzo discende in buona parte dal secondo, ossia dallo spazio di manovra che sapremo guadagnarci in sede comunitaria. Qui ci scontriamo con la novità della crisi di sistema della Germania, motore dell’economia europea e in particolare della nostra industria del Nord, integrata nel sistema tedesco. Con l’invasione russa dell’Ucraina, l’alta tensione Usa-Cina e il regime di sanzioni a tempo indeterminato che ne segue, la Germania ha perso d’un colpo il gas russo a basso costo e la certezza del mercato cinese con cui da trent’anni ha stabilito un vincolo simbiotico. Il tema è quale prezzo Berlino farà perciò pagare ai partner europei – a cominciare dall’Italia in quanto più fragile fra le grandi economie continentali – per le sterzate d’emergenza necessarie a salvare sé stessa. Le premesse non sono buone. Prima il riarmo unilaterale da 100 miliardi, annunciato tre giorni dopo l’attacco di Putin. Poi lo scudo energetico da 200 miliardi, altrettanto nazionale, avendo liquidato l’ipotesi abbastanza velleitaria del tetto comune al prezzo del gas, di cui gli alchimisti tedeschi e brussellesi tentano di distillare e vendere una versione piuttosto ridotta. Il paese che più di ogni altro aveva fatto dell’Europa la sua bandiera, per avvolgervi protezione e legittimazione dei propri interessi nazionali – più o meno quanto hanno sempre fatto tutti, con la nobile eccezione dell’Italia che definiva italiani gli interessi “europei” – ha aperto la strada alla battaglia del ciascuno per sé nessuno per tutti.

Su questo è bene non farsi illusioni. Il clima abbastanza sereno che avvolge i primi contatti brussellesi di Meloni diventerà bollente quando si passerà al negoziato vero. Fra gli Stati. Tedeschi, francesi e altri partner euro-occidentali non rinunceranno a usare anche le armi retoriche non convenzionali di cui fruiscono attingendo alle radici ideologiche della nostra maggioranza al governo. Mentre è certo che dall’Europa nordica, non dalla sola Germania, si scatenerà il fuoco di sbarramento contro ogni eventuale nuova emissione di debito comune. Sarà già un risultato portare a casa piani di aggiustamento dei conti spalmati nel tempo, da scambiare con controlli europei più cogenti.

Sappiamo quanto Draghi abbia cercato di attenuare le spesso pelose diffidenze tedesche e francesi verso il nuovo governo italiano. Con provvisorio risultato. Meloni cercherà di sfruttare la divaricazione fra Germania e Francia per guadagnare spazio di manovra sui fronti strategici dell’energia e delle politiche fiscali. Alta acrobazia, in cui si rischia l’osso del collo. Benvenuti nell’Europa senza rete.

9 replies

  1. Sulle intenzioni della Germania nei confronti dei “partners” europei sono d’accordo. Ma la Germania pensa innanzitutto a se stessa.

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  2. Scholz sta per andare a Pechino per stringere accordi: dopo la Russia non vuol essere obbligato anche a chiudere con la Cina: a tutto c’è un limite. Ma non per noi.

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  3. https://www.milanofinanza.it/news/porto-di-amburgo-germania-cina-cosco-russia-202210271736061880

    Caro Caracciolo
    Non mi sembra che
    “…la Germania ha perso d’un colpo ……. la certezza del mercato cinese con cui da trent’anni ha stabilito un vincolo simbiotico…”

    Vendendo alla Cina un pezzo di porto di Amburgo.
    Mossa apparentemente suicida,
    Scholz non sta forse mettendo con le spalle al muro gli USA,mandandogli un chiaro messaggio?

    Sms di Scholz:

    “Quando c’era la Merkel,voi Usa ci avete bloccato l’avvio del nord stream2 sotto minaccia di applicare sanzioni a noi tedeschi oltre che ovviamente alla Russia: vera causa scatenante di tutte le altre concause che hanno portato alla guerra e che ha diviso Russia e Europa.

    Va bene ci avete diviso dalla Russia, ma vi siamo stati fedeli(Nato) ma adesso noi ci avvicinavamo alla Cina,vostro vero avversario.

    Vediamo se venite a rompere gli zebedei un’altra volta…e non incominciate a farvi gli affari vostri.
    Se venite a mettere il becco ancora nei nostri affari in questo caso con la Cina,con l’intento di dividerci anche dagli occhi a mandorla
    La nostra economia salta per aria,e se salta L’economia salta la Germania.
    Ma per noi “deutschland uber alles”
    E allora facciamo da soli, andate a quel paese voi e la NATO…e se reagite alla scoppia la 3guerra mondiale”

    e a quel punto Italia e Francia dovrebbero cogliere l’occasione e andare dietro ai crucchi e mollare gli yankee…chissà mai che nascano veramente fuori gli Stati Uniti d’Europa.

    Non è che,per evitare queste fibrillazioni,gli USA si ammorbidiscano un po’ qui in Europa,specialmente in Ucraina?
    Sogni geopolitici?

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  4. Ammesso che sono ” cattivi”, noi che facciamo?
    A forza di essere così ” buoni” cosa ci abbiamo guadagnato oltre al Paradiso?

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