Alessandro Di Battista: “Sbagliare è umano, perseverare è piddino”

(Alessandro Di Battista) – E’ evidente che il governo Meloni debba esser giudicato dai fatti, come ha chiesto del resto proprio lei. Tutti hanno diritto al tempo, ancor di più chi ci governa in un momento assolutamente drammatico. Io ho evitato per un anno intero di attaccare Gualtieri (al contrario di quel che hanno fatto con la Raggi, crocifissa in modo osceno ancor prima che si insediasse) nonostante Roma fosse (ed è) in condizioni pietose. Ciononostante una cosa va detta sul discorso della Meloni. Perché le parole sono importanti, soprattutto quelle non dette.

In un’ora di discorso, nel bel mezzo di una guerra che sta distruggendo fisicamente, economicamente e politicamente l’Europa, il giorno in cui Macron racconta di aver chiesto al papa di chiamare Biden e Putin (Putin e Biden, questo conferma quello che diciamo da mesi, ovvero che non si tratta di una guerra Russia-Ucraina ma di una guerra Russia-Nato in Ucraina), mentre si parla di “bombe sporche”, di invio di armi sempre più distruttive e, dunque, di rischio nucleare, la Meloni è riuscita a pronunciare la parola “tregua” solo riferendosi alla tregua fiscale, dunque, visti i suoi compagni di viaggio (Berlusconi, lo ricordo, è stato condannato in via definitiva per frode fiscale, non evasione ma frode), probabilmente ad un’ennesimo condono. Questo è il punto. Attaccarla su fascismo, sui nomi dei ministeri o annunciare, come ha fatto “occhi di tigre” Letta, una fantomatica durissima opposizione nel nome di Matteotti (con tutto il rispetto per Matteotti) non serve a nulla.

La Meloni ha citato Enrico Mattei (un grande italiano) come esempio. Benissimo. Mattei, lo ricordo, venne scelto per liquidare l’Agip (l’ordine venne dato dal Dipartimento di Stato USA che a sua volta rispondeva alle grandi imprese petrolifere americane). Gli americani non accettavano un’impresa petrolifera pubblica italiana. Mattei non solo non liquidò l’Agip ma decise di integrarla nell’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI), un ente pubblico che seppe dare filo da torcere alle 7 sorelle del petrolio lavorando, esclusivamente, nell’interesse del Popolo italiano e cercando di costruire sovranità energetica. Mattei disse no agli americani ed ai francesi, e per questo è stato assassinato.

La Meloni si è messa subito sull’attenti, ha ribadito che il suo governo sarà europeista e atlantista (come ha fatto Draghi), ha piazzato Tajani agli esteri (uno che risponde più alla Nato che al Parlamento) e La Russa alla presidenza del Senato, uno che avallando la guerra in Libia voluta da Sarkozy e madama Clinton ha favorito gli interessi della Total a discapito di ENI.

La Meloni andrà giudicata dai fatti, tuttavia va detto che, ascoltandola e leggendo gli elogi che un pezzo di establishment già le riserva (da Monti a Confindustria passando per molti “giornaloni”) temiamo di esser governati dall’ennesimo governo a sovranità limitata. E la cosa sarebbe ancor più grave dato che, un tempo, i meloniani si definivano sovranisti. Questi devono essere i temi non Mussolini, presidenta o presidente, ministra o ministro, o l’indignazione per aver aggiunto la parola natalità al nome del ministero della famiglia. Perché sbagliare è umano, ma perseverare è piddino.

P.S. Sabato sarò a Milano al convegno sui diritti negati in Palestina. Mi sono schierato e me ne infischio degli attacchi strumentali che ricevo (e riceverò). Per chi fosse interessato il convegno (NH Milano Congress Center, strada Strada 2, 7, 20057 Assago) inizierà alle 10.00 (io interverrò alle 12.00 circa) e terminerà alle 19.30. Ci vediamo a Milano sabato 29 ottobre!

3 replies

  1. Bè sì, si attacca giustamente la Melona urlatrice che nel giro di 24h ha cambiato di 180° la sua linea politica, da anti atlantista è diventata iper atlantista la dice lunga sulla sovranità itaGGliana,
    Ma non sarebbe stato diverso se al suo posto ci fosse il PD-mv5s che sono della stessa pasta.

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