La lingua batte e la “Presidenta” duole

ROMA (ITALPRESS) – “L’avvocato, l’avvocata. Il presidente, la presidente. Mentre l’Italia si sta faticosamente adeguando agli standard europei sull’uso del femminile negli incarichi pubblici e nelle professioni – come dimostra anche la recente scelta della Treccani, che segue le indicazioni già fornite dall’Accademia della Crusca – in molte testate della Rai stiamo assistendo ad un pericoloso arretramento. Le direzioni stanno chiedendo alle colleghe e ai colleghi di usare il maschile per indicare il nuovo incarico di Giorgia Meloni, perché è lei a chiederlo.

Ferma restando la libertà di ogni persona di denominarsi come meglio crede, altra cosa è il racconto giornalistico. Ricordiamo che il contratto Rai Usigrai contiene al proprio interno il Manifesto di Venezia che fa preciso riferimento al linguaggio di genere, e che la policy di genere aziendale, recentemente approvata dal consiglio di amministrazione della Rai indica di usare il femminile lì dove esista”. Lo scrive in una nora l’Esecutivo dell’Usigrai. “Nessun collega può essere dunque obbligato ad usare il maschile, anzi i giornalisti Rai sono tenuti a declinare al femminile i nomi. Ordini di servizio o indicazioni in senso contrario verranno contestati dal sindacato nelle sedi opportune.

Chiediamo alle colleghe e ai colleghi di segnalarci eventuali violazioni”.

NEI COMUNICATI GIORGIA È “IL” PRESIDENTE LA SVOLTA LINGUISTICA DIVENTA UN CASO

(Matteo Pucciarelli – la Repubblica) – “Il” presidente del Consiglio, non “la”. La prima donna capo del governo nelle sue comunicazioni ufficiali sceglie il maschile. «Lo comunica l’ufficio stampa del presidente Giorgia Meloni», «è quanto dichiara il presidente del Consiglio dei ministri», si legge nei primi dispacci. In realtà nulla di nuovo, anche da presidente di Fratelli d’Italia la scelta cadeva sempre su “il”. Il passaggio a Palazzo Chigi conferma quindi questa impostazione politico- culturale.

Intanto bisogna dire che ad esempio ancora oggi sul sito governativo della Funzione pubblica si possono trovare ampi stralci di una pubblicazione del 1987, Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana, a cura di Alma Sabatini e redatto proprio per la presidenza del Consiglio e per la commissione nazionale per le Pari opportunità tra uomo e donna di allora. A pagina 112, ben 35 anni fa, si specificava: no a “il” presidente Maria Rossi, sì invece a “la” presidente Maria Rossi.

Non è specificata la data di pubblicazione, comunque in quell’anno si alternarono presidenti Bettino Craxi (Psi), Amintore Fanfani (Dc) e Giovanni Goria (Dc). «Un margine con la preferenza individuale c’è sempre, volere il maschile non è un errore di grammatica. Però la forma legittima è al femminile e se pure Meloni chiedesse di utilizzare la sua carica al maschile ognuno dovrebbe essere libero di scegliere quale forma preferire», dice il presidente dell’Accademia della Crusca Claudio Marazzini. 

Da presidente della Camera, Laura Boldrini imbastì una vera e propria battaglia culturale – spesso irrisa da politici e commentatori di destra – per questa attenzione, opposta, affinché si declinassero le cariche al femminile. «Non mi meraviglia – dice la deputata del Pd – il partito si chiama Fratelli d’Italia, il tutto è rivolto al maschile, non c’è un riconoscimento vero nelle sue politiche del femminile, nel linguaggio e nel concreto. Come si dice “operaia”, o “contadina”, cioè con lavori che non hanno pretese, perché non si dovrebbe fare lo stesso scalendo la scala sociale? – si domanda Boldrini – La forma è sostanza: per arrivare a questi traguardi ci sono state battaglie e sacrifici, alle donne nulla è stato regalato».

LA PRESIDENTE, LA MINISTRA? SÌ DELLA CRUSCA AI FEMMINILI

(Monica Ricci Sargentini – il Corriere della Sera) – Sono sei le donne entrate a far parte del nuovo governo e, ieri mattina al Quirinale, ognuna di loro è stata chiamata, come vuole la grammatica, «ministra». D’altra parte anche nell’elenco dei membri dell’esecutivo, reso pubblico venerdì, venivano usati correttamente i titoli al femminile: «La presidente del Consiglio incaricata onorevole Giorgia Meloni», «La senatrice Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca» e così via. 

Persino Maria Elisabetta Alberti Casellati, strenua sostenitrice del maschile non marcato da presidente del Senato, ha dovuto capitolare alla regola del genere grammaticale che ormai da anni è in uso al Quirinale. Una linea confermata ieri anche dal presidente dell’Accademia della Crusca, Claudio Marazzini: «I titoli al femminile sono legittimi sempre». Ma a confondere le acque è arrivato in serata un lancio dell’agenzia Agi in cui si sosteneva che la neo premier userà il maschile nelle comunicazioni ufficiali.

 Quindi nel cerimoniale si dirà «il presidente del Consiglio con il consorte», due uomini, secondo la lingua italiana. «È un’assurdità – spiega Cecilia Robustelli, linguista dell’Università di Modena e Reggio Emilia che si è occupata a lungo di questo tema – . Certe regole di grammatica non si possono scegliere. 

Nessuno ti chiede se vuoi essere chiamata signore o signora, né definisce Dacia Maraini “scrittore” o Federica Pellegrini “campione”. Perché fare eccezione per i nomi che indicano una carica istituzionale? Tanto più che Nilde Iotti si ricorda come senatrice e Angela Merkel come cancelliera».

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27 replies

  1. “il presidente del Consiglio con il consorte”, secondo me, potrebbe motivare donna Giorgia a usare il femminile. 😁

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  2. Forse si sente maggiormente valutata e stimata se chiamata al maschile.
    Crede che così il suono risulti più prestigioso?
    Figuriamoci quanto possiamo essere orgogliose, noi donne, di avere come PDC la prima donna che rifiuta di definirsi tale, secondo le regole grammaticali…magari ricordando quel “la presidentA”, attribuito alla Boldrini, che però lei non si era mai sognata di pretendere.
    Per Gioggia la forma è sostanza eccome!
    Altrimenti non si sarebbe arrabattata a dare un “suono fascista” anche ai ministeri…
    … E l’introduzione del “voi”, a quando?

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  3. Ma come, per una volta che Gioggia si piega alla non discriminazione di genere, l’ItaGlia progressista e il campione rappresentatativo infosannita vanno in crisi mistica?

    Problemoni!

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  4. stiamo a cincischiare su queste amenità, aria fritta, è questo il nostro cruccio? Devono pedalà. Dimostrarci che draghi è stata una calzetta intera e non mezza. Vediamo se ben cominciano, facendoci dire che sono a metà dell opera. Non apparire almeno servili bacia stelle e striscie, nessuno ha fatto loro un preventivo della situazione italica, lo sapevano benissimo, malgrado questo hanno accettato tutti gioiosi ed esultanti. Pendiamo tutti, purtroppo, dalle vostre decisioni, presto faremo una dieta ristretta a base di rospi, ma nessun/a principe/principessa zomperà dallo stesso.

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  5. Spero di fare cosa gradita.
    di Agata Iacono

    Finito il “pericolo fascista”. Cosa c’è dietro la riabilitazione mediatica di Giorgia Meloni?

    Da Otto e mezzo a In Onda, da Floris a Vespa, Giorgia Meloni presidente del Consiglio non rappresenta più il paventato “pericolo fascista”, il ritorno al medioevo, la perdita di tutti i diritti civili.
    “Il presidente Meloni è di destra ma è donna”, ripete lo slogan della sinistra rosè degli apericena ZTL anche nei soliti talk show televisivi.

    È finita la campagna elettorale e la narrazione mainstream sembra compatta nel far notare la rassicurante normalità di questo governo politico che “finalmente”, essendo identitario, sancisce l’implementazione in Italia del modello di alternanza democratica occidentale dei più avanzati Paesi europei e degli USA.

    Ma guarda un po’.
    Da “pericolo”, la Meloni è diventata il segnale emblematico che l’Italia è democraticamente più vicina al modello del falso bipolarismo occidentale.
    E, per di più, in perfetta continuità con il precedente governo tecnico Draghi, al quale “il presidente” Meloni ha offerto anche la parvenza di avere un’opposizione ufficiale.

    Ma veramente la narrazione mediatica è cambiata da un giorno all’altro perché è cambiato il governo?

    Servi del potere, qualunque esso sia, pronti a rassicurare cittadini e mercati rilevando ossessivamente la gattopardesca continuità?

    O questa è solo una pre-narrativa?
    Il fatto che il governo Meloni sia rappresentato come fortemente identitario di destra, (non più col trattino), nel “rispetto dell’alternanza democratica”, è la premessa di una stagione di panegirici?

    Vedremo anche Giorgia Meloni leccare un gelato senza sbrodolarsi e camminare sulle acque sul modello Draghistan?

    Oppure tutta questa manfrina prepara una legittimazione dell’opposizione perdente “progressista e di sinistra”, che oggi riesce a blaterare solo contro la sovranità alimentare, dimenticando via Campesina?

    Di cosa parleranno i media di regime da oggi in poi, della spaccatura nella compagine di governo o di Berlusconi?

    No, il palinsesto è un altro.

    Riesumare una opposizione che oggi non esiste. Legittimare la “sinistra” (tra virgolette) in contrapposizione alla destra governativa.

    E chissà che, poi, davvero, la sinistra non si riscopra pure pacifista e addirittura non si renda conto (in uno sprazzo di rigurgito di coscienza…) che in Italia esiste, oltre ai diritti civili, anche il diritto al lavoro e che c’è chi non riesce a pagare neppure l’affitto, il pane, le bollette…

    Chi, in definitiva, non l’ha più votata. Una coscienza di classe, insomma.

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  6. “🔔Cari disinformatori prezzolati, leggete e tacete.👇

    …perché essere la prima donna ha valore solo se si tratta della donna gradita da uomini che occupano i posti di potere?

    A Virginia Raggi, prima donna sindaco di Roma, non è stata data tregua: è stata sbranata già un attimo dopo la sua elezione, ancora prima di aver dimostrato niente, né di positivo né di negativo.

    Il suo peccato originale era la provenienza, M5S, non appartenere alle caste, aver sbaragliato un buon numero di avversari, tra cui la Meloni, donna che godeva di amicizie potenti.

    Virginia si è presentata e ha vinto, e uomini e donne, Meloni compresa, cercarono di mettere in atto gli agguati più feroci, di inventare o dar credito agli attacchi personali che dovette subire.

    Orde di fotografi e fotografe erano a caccia di cinghiali, di sacchetti di monnezza che non di rado venivano portati e sistemati a favore di obiettivi, per aprirci i tiggì a lingue unificate.

    Come dimenticare le lamentazioni dei cosiddetti romani-bene, i vari Gassman e Dalla Chiesa – oggi, senza il minimo imbarazzo, Parlamentare di Forza Italia – che raccontavano come una cloaca a cielo aperto la Roma al tempo della Raggi, e muti davanti al disastro di
    Gualtieri?

    La prima donna sindaco di Roma ha subito attacchi personali, familiari di ogni genere.

    Inseguita quando accompagnava il figlio a scuola, ripresa quando stendeva il bucato, disturbata la sera tardi quando bussavano al citofono pretendendo di consegnare pizze non richieste, amanti che sbucavano come funghi!

    Ricordate quella schifosissima prima pagina di Feltri e Senaldi, La patata bollente?

    Oggi l’arrivo della Meloni a Chigi si pretende venga salutato come l’apparizione della madonna di Fatima!

    A lei che ancora nulla ha fatto – meglio non raccontare quello che ha prodotto in parlamento e nei governi Berlusconi di cui ha fatto parte negli ultimi venticinque anni – sembra sia dovuto un rispetto politico solo perché donna, e donna che ha messo su il governo Draghi Due.

    Sapete dove dovete andare?
    Ecco, bravi, andateci…

    Giuseppe Mainolfi”

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  7. La questione in effetti va facendosi sempre più grave!

    Già la comunità LGBTQ è scesa sul piede di guerra protestando per i paradossali aspetti concorrenziali. Ad esempio: ‘Quindi nel cerimoniale si dirà «il presidente del Consiglio con il consorte», due uomini, secondo la lingua italiana.’…
    E questo, afferma Scalfarotto, “mette in discussione la mia identità davanti a quella del mio compagno!”

    Il problema investe altrimenti anche il marito del Presidente Meloni, che affermando di avere crisi di identità si sottrae agli impegni istituzionali con il Presidente sua compagna di vita. Da indiscrezioni pare che lo stesso stia disponendo un program control per i programmi televisivi più specifici al fine di non creare traumi linguistici a figlia e suoi compagnetti di scuola …

    Al contempo si cercano soluzioni istituzionali alle più disparate conseguenze del rinnovato protocollo post-maschilista illuminato (come definito benevolmente dal grande giornalista Vittorio Feltri). Il Presidente Mattarello, già di suo con qualche difficoltà formale, per il pur dovuto riconoscimento atlantico ha proposto compensativamente al simpaticone ‘Gnazio Benito, Presidente coadiuvante, la reintitolazione del loro partito in ‘Sorelle d’Italia’.

    Al momento c’è gran subbuglio e i Fratelli sono in fibrillazione, con una fronda anti-USA (‘sti froci de nuovaiorchesi devono venicce a dí cosa stamo a fà ‘n casa nostra!” pare si sia espresso in Direttivo un certo Lollobrigida, che si spaccia per figlio spurio della nota Gina attrice degli anni cinquanta).
    La ministra Santanchè risulta isolatissima tra i camerati per la prima volta nel suo immediato assenso alla proposta mattarelliana …

    Insomma: un caos che va a minare il cuore delle istituzioni italiane, mentre Macron e Scholtz se la ridono alle nostre spalle, dediti a ciucciare petrolio e gas ai prezzi migliori e da dove gli pare, alla faccia del furbastro rincoBiden!

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  8. La lingua italiana ha già il femminile per molte dei mestieri citati: Presidente/ Presidentessa, Direttore/Direttrice, Avvocato/Avvocatessa, ecc…

    Però c’è un però: lo status. Una Direttrice d’ orchestra che vuole dimostrarsi “cazzuta” ( cioè maschile), si potrà far chiamare come una Direttrice di scuola? Vuoi mettere lo status? Ed un Maestro di musica donna, potrà accettare di essere chiamata correttamente “Maestra”? Dove sono le palle?

    La contraddizione è talmente evidente da apparire ridicola: nel volere sottolineare la propria femminilità si fa di tutto per farsi identificare con … un uomo…
    A quando una patata nei pantaloni? Per orgoglio femminile, ovvio…

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  9. Embè? LADY OSCAR aveva lo stesso problema, secondo voi LADY GIORGIA sarà da meno?

    Ma poi qualsiasi cosa scandalizzi la BOLDRINI è sicuro che sia giusta.

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