Voti a La Russa, Renzi ora batte cassa: vuole Boschi al Copasir o alla Vigilanza

Il capo di Iv fa subito il nuovo Verdini. E la destra pensa a una bicamerale per le riforme presieduta da un dem. C’è un disegno parallelo, un piano più nascosto rispetto a quello della formazione del governo. E riguarda i rapporti di Giorgia Meloni […]

(DI WANDA MARRA – Il Fatto Quotidiano) – C’è un disegno parallelo, un piano più nascosto rispetto a quello della formazione del governo. E riguarda i rapporti di Giorgia Meloni con l’opposizione, intesi come il tentativo di trovare sponde, visto che la sua maggioranza si annuncia più che litigiosa.

La prima evidenza plastica si è avuta giovedì, con l’elezione di Ignazio La Russa alla presidenza del Senato, quando i voti fatti mancare da Forza Italia sono arrivati dall’opposizione. Non si è trattato di operazione estemporanea, ma di una situazione che potrebbe diventare strutturale. Matteo Renzi ha negato, ma nessuno ha dubbi sul suo ruolo di regista. D’altra parte, raccontano che lui e Meloni si sentano. Il leader di Iv ha già garantito una sorta di appoggio esterno su giustizia, provvedimenti economici e riforme costituzionali. C’è chi scherzando lo definisce il “Verdini di Giorgia”. Ma lei ha anche chiaro che va tenuto a debita distanza: rischia di incrinare non solo l’immagine, ma tutta la dinamica. E però, c’è un dato di sistema: nonostante la pace fatta ieri tra Silvio Berlusconi e la premier in pectore esiste un tema di esplosione di Forza Italia. A sostituirla potranno essere solo Renzi (nella veste di ariete di sfondamento) e Carlo Calenda, che può avvicinarle una serie di mondi imprenditoriali.

Nei corridoi del Parlamento va per la maggiore l’osservazione: “Ora con l’elezione dei vicepresidenti delle Camere, vedrete la ricompensa per La Russa”. In realtà, Renzi stesso esclude che tale ricompensa possa arrivare domani, su queste cariche. La partita è ben più ampia e potrebbe, al limite, iniziare con le presidenze degli organismi che vanno alle opposizioni. Iv vuole più o meno tutto per Maria Elena Boschi: la Vigilanza (reclamata dal M5S, che ne ha più titolo, facendo valere il suo 15%) e il Copasir (che dovrebbe andare al Pd). E qui arrivano i rapporti di Meloni con il maggior partito dell’opposizione. Lei e Letta si sono a lungo sostenuti a vicenda, come rispettivi leader delle loro coalizioni, con continue presentazioni di libri insieme. Poi, durante la campagna elettorale, hanno fatto fronte comune per cercare di portare a casa dei duelli tv a due. Non senza qualche tensione: perché FdI ha fatto arrivare al segretario del Pd uno stop rispetto ad alcune sue affermazioni sul pericolo fascista, reputate eccessive rispetto all’immagine esterna dell’Italia.

I fili di collegamento tra i due non sono interrotti. E si torna al Copasir: spetta all’opposizione indicare il presidente. Era già pronta una staffetta, tra Adolfo Urso, attuale presidente e Lorenzo Guerini, ministro della Difesa. I due si dovevano scambiare i ruoli, nel nome della continuità in politica estera in generale e sul sostegno all’Ucraina in particolare. Tra l’altro, FdI è pronta a rinnovare la decretazione d’urgenza sulla guerra (scade il 31 dicembre), che, tra le altre cose, prevede che per l’invio di armi all’Ucraina basti un decreto interministeriale (Mef, Difesa e Farnesina), con relazione al Copasir e nessun voto parlamentare. Sarà anche per questo che Giuseppe Conte ha fatto arrivare la sua contrarietà. A quel punto, Renzi potrebbe cercare di infilarsi. Per evitare Boschi, M5S potrebbe arrivare a ingoiare Enrico Borghi (gueriniano doc), ma a quel punto si aspetta in cambio la Vigilanza. La mano fatta arrivare su La Russa, può nell’immediato tornare utile a Renzi in questa partita. Ma le convergenze non finiscono qui. Meloni non ha fatto mistero di voler mettere mano alla Costituzione, a partire dal presidenzialismo. Renzi si è già detto disponibile sul punto. Ma il progetto è troppo ambizioso per farlo così. E allora dentro Fratelli d’Italia hanno cominciato a parlare di Bicamerale, da far presiedere a un esponente dell’opposizione. C’è chi pensa addirittura a un esponente di M5S. Ma in realtà la scelta ricadrà su un big del Pd. Più d’uno parla di Dario Franceschini. Quello stesso accusato da Renzi di stare dietro ai voti segreti arrivati dal Pd a La Russa. Gli spifferi che arrivano da Palazzo Madama dicono che tra questi ci sarebbe quello di Bruno Astorre, vicino al quasi ex ministro della Cultura e in lizza per un posto da questore. Il quadro si compone su più livelli, i cerchi si stringono.

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