Regionali, M5S al Pd: un nome terzo per il Lazio

Conte “infastidito” sempre da quei dem che hanno fretta di riparlare della questione. I giallorosa non esistono più, il campo largo figurarsi. Però il calendario e soprattutto i maggiorenti locali ricordano al Pd e ai Cinque Stelle che tra gennaio e febbraio ci saranno le Regionali nel Lazio […]

(DI LUCA DE CAROLIS – Il Fatto Quotidiano) – I giallorosa non esistono più, il campo largo figurarsi. Però il calendario e soprattutto i maggiorenti locali ricordano al Pd e ai Cinque Stelle che tra gennaio e febbraio ci saranno le Regionali nel Lazio del governatore uscente e neo eletto deputato dem, Nicola Zingaretti. Previste poco prima di quelle in Lombardia, la più popolosa regione italiana. E la domanda è obbligata: come potrebbero rimettersi assieme Pd e M5S dopo la rottura e una campagna elettorale in cui si sono quasi insultati, e con i dem peraltro già sotto congresso? Soprattutto, come farlo nel Lazio, dove la maggioranza uscente è composta anche dai renziani e da Azione, il partito di quel Carlo Calenda che ieri a Repubblica lo ha ridetto così: “Cari amici del Pd, la scelta che dovete compiere non è quella tra Conte e Calenda, ma tra populismo e riformismo”. Il milionesimo no ai grillini. E allora? Ai piani alti del Movimento sbuffano: “Giuseppe Conte si occuperà di questo dossier quando sarà il momento, ed è infastidito da chi vuole già porre il tema”.

Tradotto: è infastidito sempre da quei dem che hanno fretta di riparlare della questione, anche perché le urne dovranno – o almeno dovrebbero – essere anticipate da primarie di coalizione, ammesso che ne esista ancora una. Di sicuro ci spera il segretario regionale del Pd, Bruno Astorre, che sulle agenzie la mette così: “Calenda? Mi sembra che ponga un tema nazionale, mentre a livello locale sono convinto che concentrandosi sulle cose da fare, potremmo continuare a governare bene il Lazio”. Quanto alle primarie, “starà alla coalizione decidere se farle”. Ma la via strettissima a un accordo potrebbe passare anche da lì, dai gazebo. Perché è vero, un paio di fonti di peso del Movimento confermano: “A oggi, fare l’accordo con chi ha voluto l’inceneritore a Roma pare impossibile. E poi il Pd ha contribuito a far cadere il nostro sindaco a Pomezia…”. Cioè Adriano Zuccalà, affossato lo scorso agosto dalle dimissioni di 13 consiglieri. Quindi, tutto chiuso? Probabile, ma non certo. “I dem – continuano le fonti – non possono più pensare di imporre un proprio candidato. Bisogna ragionare su altro, magari una figura terza: da scegliere anche tramite le primarie”. Strumento che il Movimento ha sperimentato in Sicilia, prima che la caduta del governo Draghi travolgesse anche il (fragile) accordo tra giallorosa nell’isola. Non solo: “Su certi punti programmatici ci dovrebbe essere piena condivisione”.

Mica facile, nel Lazio, dove non a caso ieri il notabile dem, Giuseppe Fioroni, ha battuto un colpo: “Non abbiamo chiuso la Margherita e i Ds per fare i gregari di Conte”. Insomma, è maledettamente difficile. Anche se il responsabile degli Enti locali per il Nazareno, Francesco Boccia, prova a tenere in vita una specie di trattativa: proprio con quel Conte che è più che scettico. D’altronde ci prova anche la sua omologa nel M5S, l’assessore regionale – nel Lazio, ovvio – Roberta Lombardi, per forza di cose cauta: “In Regione lavoriamo tutti assieme, anche con Iv e Azione, quando sarà il momento tireremo le somme del percorso fatto”.

Fatta la tara a sospiri e veleni, l’impressione diffusa è che si potrebbe tentare solo se i partiti delegassero tutto ai referenti locali, facendo finta di non vedere e non sentire. Perché Conte e Letta non sembrano pronti a riparlarsi, neanche a medio termine. E comunque sulla strada verso una difficilissima intesa ci sono pure altre mine. Una è rappresentata dall’ex sindaca di Roma, Virginia Raggi, “capace anche di rompere e creare una sua lista civica per correrci contro”, teme – e magari maligna – un contiano.

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8 replies

  1. Se Conte si vuole suicidare politicamente allora farà un’alleanza col PD laziale del signor mascherina Zingaretti e il suo vice Rocky Ruberti

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  2. MISSION IMPOSSIBLE
    “A oggi, fare l’accordo con chi ha voluto l’inceneritore a Roma pare impossibile. E poi il Pd ha contribuito a far cadere il nostro sindaco a Pomezia…”. Cioè Adriano Zuccalà, affossato lo scorso agosto dalle dimissioni di 13 consiglieri. FQ

    Virginia Raggi, è “capace anche di rompere e creare una sua lista civica per correrci contro”, teme – e magari maligna – un contiano. FQ

    Conte vuole i voti del Pd: niente alleanza, neanche nel Lazio. Perdere per M5S non è un problema. HP

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  3. Voglio sperare che Conte sia definitivamente diventato un 5S e abbandoni ogni prospettiva di alleanze con il PD e similari.
    Lo dico perchè l’alleanza col PD di Ziingaretti doppiogiochista era cosi brutta e indigeribile che, mi domandavo ogni giorno, quanto ci avrebbe messo Conte a capire che era la tomba del M5S.
    Lasci perdere ogni alleanza e punti ad essere primo partito quando i cocci verranno a galla, non ci vorrà molto!

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  4. Conte oggi all’Avvenire.

    Giornalista: ci sono anche proposte più radicali: ad esempio una “fusione” tra Pd e M5s.

    Conte: Questo dibattito rischia di prendere una piega ridicola. “Fusione” per andare dove, per fare cosa?
    Il Pd si è dimostrato a tutti gli effetti un partito di sistema, pronto a procacciarsi la benedizione di chi conta e lento a rispondere al disagio di chi è invisibile.
    Ero buon profeta quando frenavo sull’alleanza strutturale.
    Avvertivo che il rischio era di giungere a un compromesso al ribasso.
    Il Movimento deve invece conservare la propria forza, travolgente e innovatrice, identità e autonomia.

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