Cottarelli, Bonino, Di Maio e non solo: i grandi sconfitti degli uninominali

Tutti i nomi blasonati che hanno perso nelle sfide degli uninominali: Cottarelli doppiato dalla Santanché a Cremona (ma ha il paracadute del proporzionale), Bonino e Di Maio clamorosamente fuori dal parlamento. E poi Fiano, Marcucci, Sgarbi, Cirinnà: i battuti più eccellenti.

(tag43.it) – Per molti è già partita l’analisi della sconfitta. Ma c’è qualcuno che è più sconfitto di altri. Il day after del voto è molto amaro per i tanti candidati di peso che sono stati asfaltati dai rivali di centrodestra nelle sfide uninominali. Nomi blasonati che sono andati incontro a risultati catastrofici e molti resteranno fuori dal parlamento, clamorosamente, senza il paracadute del proporzionale. Quasi tutti di sinistra, ovviamente, ma anche al centro c’è chi ne esce ammaccato.

E meno male che doveva «perdere bene»: Cottarelli doppiato dalla Santanchè

Partiamo da Carlo Cottarelli, più che altro per le dimensioni della débâcle, anche se dovrebbe comunque avere un posto grazie al proporzionale. Però fa un certo effetto sapere che Daniela Santanchè l’ha praticamente doppiato a Cremona: la coordinatrice regionale di Fratelli d’Italia ha ottenuto il 52,17 per cento dei voti contro il 27,3 per cento dell’ex Fondo monetario internazionale, candidato col Partito democratico. Aveva detto di voler puntare a «perdere bene». Non ci è riuscito.

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Fiano sconfitto dalla Rauti, Marcucci perde in casa

Il collegio era arduo, ma è emblematica anche la disfatta di Emanuele Fiano del Pd contro Isabella Rauti. Nel collegio di casa non ce l’ha fatta neanche Andrea Marcucci, ex capo gruppo dem al Senato che su Twitter ha scritto: «È probabilmente il risultato più basso od uno dei più bassi del centrosinistra nella storia, con questi dati, prendo atto anche della mia sconfitta nel collegio toscano dove ero candidato».

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Di Maio, che batosta: perde a Napoli e Impegno civico resta sotto l’1 per cento

Sta già facendo molto rumore anche il fallimento di Luigi Di Maio nella sua Napoli. La grande sfida a quattro tra big ha visto vincitore l’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa, in corsa per il Movimento 5 stelle, che ha raccolto il 39,7 per cento: il ministro degli Esteri ed ex grillino Di Maio si è fermato al 24,45 per cento, l’ex forzista Maria Rosaria Rossi al 22,5 e l’attuale ministra del Sud Mara Carfagna al 7,1. Luigi resterà fuori dal parlamento, il suo Impegno civico è naufragato sotto l’1 per cento.

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Casini ce la fa, ma col brivido: Sgarbi battuto a Bologna

Anche a Bologna per il Pd c’era aria di umiliazione. Dopo i primissimi dati, Vittorio Sgarbi era davanti a Pierferdinando Casini. E tutti subito pronti a dire: pure la pazienza degli elettori (di sinistra) ha un limite. Invece poi nel corso della notte i risultati si sono ribaltati e Casini ha prevalso nettamente (40 per cento) su Sgarbi (32,32). Il critico d’arte ha commentato così: «Evidentemente Casini è meglio di me. Potrà fare molto per Bologna e l’Italia. Come avevo desiderato, Senatore a vita. Amen».

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Bella idea dividersi: Bonino e Calenda si portano via voti a Roma

Scalpore anche per ciò che è successo a Emma Bonino. Era candidata a Roma, in uno dei collegi sicuri del centrosinistra in queste elezioni. E invece è andata diversamente. Quando mancavano meno di 20 sezioni da scrutinare, la leader di Più Europa aveva circa 17 mila voti da recuperare alla candidata del centrodestra, la consigliera comunale di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni. Terzo Carlo Calenda, che comunque ha raddoppiato, in percentuale, il risultato nazionale del Terzo polo, e quarta la candidata del Movimento 5 Stelle Alessandra Maiorino. La divisione tra Pd e Calenda in questo caso è stata la plastica dimostrazione di come separarsi abbia favorito gli avversari.

Cottarelli, Bonino, Di Maio e non solo: i grandi sconfitti degli uninominali

Non solo: Bonino era capolista in altri collegi plurinominali nella lista Più Europa, che però non ha superato la soglia di sbarramento del 3 per cento, attestandosi di poco sotto, intorno al 2,94 per cento. Questo significa che non entrerà in parlamento e non siederà tra i banchi del Senato. A Roma hanno perso anche gli altri due candidati del centrosinistra agli uninominali al Senato, Andrea Catarci e Monica Cirinnà, sconfitti rispettivamente da Giulia Bongiorno ed Ester Mieli.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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43 replies

    • Bella.
      Io vorrei solo soffermarmi sulla sfida di Bologna. Ma per sfidare Casini, di cui si vergognava lo stesso PD locale, il centrodestra non aveva niente di meglio di quella nullita’ di Sgarbi? Si vede che ci tenevano davvero a farlo vincere (Casini ovviamente).

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  1. la MEGERA BONINO FUORI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Soddisfazioni, + EUROPA FUORI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Altro che Di Maio, questa sì che è una liberazione.

    Anche Fiano (ebreissimo) battuto dalla figlia del fascistissimo Rauti è una soddisfazione (così il PD imparerà a scegliere, FORSE, gente meno odiosa e inascoltabile).

    Di MAIO VAI AL SANPAOLO, VAI!

    E COTTARELLI AHAHAHAHAHAHAHAHAHAAH

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    • Sì, Fiano battuto dalla Rauti è comica. Sarebbe anche una persona intelligente, ma ha perso l’abitudine di pensare con la propria testa.

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      • Fiano è stato il relatore del Rosatellum, tra l’altro.

        Adesso andrà in montagna per fare opposizione ai fassisti, immagino.

        Come diceva Ficarra 4 anni fa: ‘Tranquillo, Rosato, che se ti fanno fare un’altra legge elettorale, il PD RIPARTE (per davvero) DA ZERO’.

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  2. Ci rendiamo conto di che razza di gente ci governerà!?! Chi cacchio li ha votati!?! E poi non si deve definire popolino un ammasso di idioti? 🤬🤬🤬🤬🤬🤬

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  3. dimaiale non andrà da nessuna parte. Farà, purtroppo, il portaborse di tabacco e vino, “cento per un carrino”.

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  4. Non ho ancora sentito un ‘intervista di ggiggino che fa’ un esame approfondito del voto e che cerchi di analizzare con obiettività la sua mancata elezione🤔 eppure ho seguito la maratona mentino da ieri sera ma
    Di ggiggino non c’è traccia ..che giornalismo di bassa caratura🤔

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  5. Quando mai la Bonino ha vinto? L’essere più sopravvalutato della storia politica, l’unico che ha più giornalisti nei talk show che elettori, al punto che nel 2013 riuscì a prendere meno voti di Forza Nuova e del Partito Comunista dei Lavoratori. Come faccia a essere ancora considerata è un mistero.

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