L’effetto Rdc sulle elezioni: così Conte ha spiazzato Letta e Di Maio

La testimonianza più stupefacente, forse, è quella di Luigi Di Maio: “In quei quartieri popolari i nostri attivisti hanno iniziato essere aggrediti da persone che gli dicevano: ‘Voi qui non ci dovete stare! Noi votiamo tutti M5s, perché c’è la Meloni che vuole cancellare il reddito!’”

(di Luca Telese – tpi.it) – Il primo dato che stupisce, in questi giorni: la battaglia politica sul reddito di cittadinanza ha già cambiato il racconto delle elezioni. E sicuramente, il 25 settembre, ne determinerà il risultato. Se, per spiegare cosa sta accadendo negli ultimi cento metri di questa campagna elettorale, bastassero un fermo immagine e una battuta sapida, a regalarci entrambi è stato, nella nottata di venerdì scorso, un siparietto durante un cambio palco alla festa di TPI di Bologna. Ed ecco la scena: dalle scalette sta scendendo l’ex sindaco di Torino pentastellata, Chiara Appendino. Mentre sulla ribalta sta mettendo piede il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini. I due si conoscono, si stimano. E incrociandosi a metà strada, con spirito sportivo, Bonaccini dice: «Chiara, hai preso un mare di applausi… Devo farvi i complimenti per la vostra campagna elettorale». La Appendino ricambia con una stoccata fulminea: «Ti ringrazio molto: voi del Pd ci state dando un grandissimo aiuto. Ma davvero grande». C’è ironia, ovviamente, in quel ringraziamento. Ma anche questo dialogo è la sintesi di un ribaltamento di rapporti di forza tutt’ora in corso. Solo un mese fa, come abbiamo raccontato su TPI, l’idea di molti dirigenti del Pd era che il M5S fosse finito, che Di Maio e il suo Impegno Civico fosse l’alleato su cui scommettere per il futuro, un astro nascente, soprattutto dopo la scissione. A luglio Bonaccini diceva: «Non si possono fare patti con chi ha mandato a casa il governo Draghi». E con le stesse parole Enrico Letta chiudeva la porta.

In queste ore, invece, con uno degli scarti pragmatici in cui è maestro, Bonaccini ha scavalcato Letta, aprendo virtualmente la sua campagna congressuale da segretario, e ripetendo in tutte le feste (fra l’altro tra gli applausi): «Io voglio fare l’alleanza elettorale più larga possibile, voglio che si tengano dentro tutti, per battere questa destra» (cioè anche il M5S). Una presa di posizione che crea (per ora) un paradosso: infatti la sinistra del Pd che tifava con passione per il “campo largo” è ancora stretta intorno a Letta (che con la sua scelta dopo la non fiducia a Draghi lo ha affondato).

Mentre Bonaccini, che pure è sostenuto dalla “destra” del Nazareno, difende l’alleanza, che gli ex renziani del Pd (d’accordo con il segretario in quel passaggio cruciale), hanno combattuto. Quindi, almeno sulla carta, l’unico tema su cui il congresso del Pd non dovrebbe dividersi è l’accordo con Conte dopo il voto: ovvero la debacle nei collegi che tra gli addetti ai lavori tutti ormai danno per scontata (proprio per via di quella divisione).

Ma cosa ha prodotto questo ribaltamento? Un insieme di fattori che si sono catalizzati proprio intorno alla battaglia sul reddito. Una bandiera che, fra l’altro, era stata quasi abbandonata dai grillini più governisti durante la stagione di Mario Draghi, e che Conte invece ha rimesso al centro della sua narrazione elettorale. Se si andasse a riprendere l’intervista del leader M5S, proprio su questo giornale (un anno fa), si scoprirebbe che fin da allora Conte lo considerava il tema decisivo. Ma alle ultime Amministrative (da sempre il terreno più difficile per il M5S), lo striminzito 4,5 per cento del riepilogo nazionale aveva prodotto nei dirigenti del Pd un effetto ottico: il M5S è morto, l’unico spazio politico rimasto è al centro. Un errore di strategia. I primi segnali che questa interpretazione è sbagliata arrivano a fine agosto, dopo il primo viaggio di Conte in Sicilia. I cronisti restano stipiti a Palermo, dove – sopra le teste di una grande folla – le finestre si aprono, e qualcuno si affaccia chiamando Conte, nientemeno, «Papà». Sembra uno scherzo, invece gli interessati, davanti alle telecamere spiegano: «per via del reddito per noi è “un padre”».

Passano pochi giorni e i sondaggi registrano una impennata: «Torno dalle vacanze», sorride la sondaggista Alessandra Ghisleri, «e mi ritrovo il M5S al 22 per cento al Sud. Credevo fosse un errore». Ma accade anche al collega, Lorenzo Pregliasco: in pochi giorni, in tutto il Sud, il dato proporzionale di Conte era balzato al 24 per cento. Dopo pochi giorni la stessa onda si riproduce anche nei collegi (nel periodo in cui non erano secretati), con un sommovimento che colpisce i dirigenti del Pd: «Rubando dei voti anche a destra», mi dice un dirigente del Nazareno, «l’avanzata rimette in gioco anche alcuni nostri candidati». In particolare il M5S potrebbe vincere a Napoli, in almeno due collegi. Ecco perché il rammarico di Francesco Boccia (ex ministro, forse nel Pd più vicino a Conte) è grandissimo: «Uniti, forse, al Sud, avremmo potuto vincere tutti gli ottanta collegi e fare cappotto». Ma la testimonianza più stupefacente, forse, è quella di Luigi Di Maio, che mi ha racconta lui stesso di come ha percepito questa mobilitazione di popolo: «C’è stato un momento», mi dice, in cui poteva essermi assegnato il popolarissimo collegio di Barra…» (vecchio feudo del PCI, che in quei seggi superava il 7 per cento, ndA). «Ma alla fine, per fortuna, ho avuto il Vomero. E dico volutamente “per fortuna”», mi racconta il ministro degli Esteri, «perché in quei quartieri popolari i nostri attivisti hanno iniziato ad avere da subito dei problemi, aggrediti quasi tutti i giorni da persone che gli dicevano: “Voi qui non ci dovete stare! Noi votiamo tutti M5s, perché c’è la Meloni che vuole cancellare il reddito!”». Una scelta ben ponderata, se è vero che Guido Crosetto spiega: «Non solo ci siamo schierati contro il reddito. Ma, almeno noi eravamo consapevoli da subito che al Sud questa scelta ci avrebbe fatto perdere voti!». Anche la Lega (che pure ha votato la legge) è contro.

Matteo Renzi vuole addirittura il referendum. Solo la settimana scorsa, un gruppo di elettori imbufaliti invera l’analisi di Di Maio aggredendolo in mezzo alla strada (anche fisicamente, al punto di essere “salvato” dalla scorta) al grido: «Vattenne!». «Traditore!». E ancora, una signora bassa: «Napoli non ti vuole, Napoli ti schifa!». «Per noi», spiega Chiara Appendino, «il reddito è stato il catalizzatore che ha accesso il faro su salario minimo, pacchetto antiprecarietà, e i bonus». A Napoli i gazebo di Impegno civico vengono letteralmente smontati. Ma è stata la guerra dei ricchi contro i poveri, a far incazzare i poveri.

23 replies

  1. «Uniti, forse, al Sud, avremmo potuto vincere tutti gli ottanta collegi e fare cappotto»
    Fare cappotto.

    Telese non usa il calembour.
    Si vede lontano un miglio che non è andato alla scuola dei bidelli.È solo un povero laureato
    Ahahahahh

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    • Parole sante!
      Bonaccini e’ solo un il rappresentante di un altro clan (di destra come e piu’ di Letta) del PD.
      E’ solo probabilmente meno fesso e sicuramente piu’ paracul di “occhi di tigre”…

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  2. Al netto del fatto che sto centro non si capisce cosa sia e cosa voglia davvero a parte conservare e rinnovare la poltrona.
    E sembra più trasformismo della politica equilibrista della serie “un colpo al cerchio e uno alla botte” che altro.
    Ma la domanda che mi faccio è: Ma a Letta “occhi di tigre” cosa avranno mai promesso?

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  3. Telese,ti stimo perchè sei l’unica coscinza critica di sinistra che mette nero su bianco il proprio pensiero. Tuttavia, ma crede che questo rinato entusiasmo per m5s ci sarebbe stato lo stesso con il “campo largo lettiano ” ? io credo che quella sarebbe stata la bara per il movimento come la prosecuzione del governo dei “migliori” . Il Pd è un’accozaglia di presuntuosi dediti solo al culto del potere e alle sue lusinghe , alle sue ricadute in termini di possibili benefici personali. Per il resto non riescono a distinguere un ramo dalla foglia.

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    • A proposito di rami e foglie, il PARTITO DISONESTI è come l’edera, lasci che ti si avvicini, ti avvolge carezzevolmente e alla fine ti stritola senza pietà. Meno male che Conte non c’è cascato

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  4. Quello davvero INCREDIBILE è come tutta la campagna elettorale si sia giocata sulla necessità o meno di un SUSSIDIO di poche centinaia di euro che ha evitato la disperazione di una larga fetta di popolazione del paese.
    Ma cosa siamo diventati?
    Torniamo umani

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    • Ubaruni, hai ragione. Ma quello che è disgustoso è che i nemici più oltranzisti sono giornalisti che si beccano lauti stipendi da giornali che sopravvivono grazie ai generosi contributi statali triplicati dal Draghetto, conosciuti solo tramite le rassegne stampa della TV, letti da pochi intimi e imprenditori scandalizzati perché il RDC fa concorrenza alle paghe da fame di 3-4 € ora mentre ne pagano 500 al giorno per i loro yacht ormeggiati a Montecarlo. E con bandiera panamense, mi raccomando

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  5. Il M5S in coalizione con il PD sarebbe andato sotto il 10%…..invece fortunatamente Di Maio è diventato per i giornaloni er meio fico del bigoncio ed il PD, come al solito, ha pensato piatto ricco mi ci ficco, poi ha pure tirato fuori dal cilindro il Terzo pollo perché a Renzi, il partito di Renzi, anche se il segretario formale è Letta, non poteva rinunciare , e per renderlo votabile lo ha nascosto sotto la pancia del noto mangiatore di cigni, Carletto, enfant prodige, il nuovo della politica , perché non risultano ad oggi segni tangibili della sua attività e contributo politici, salvo la carriera, da portaborse di Montezemolo a ” statista” mediatico…..Grazie Letta, e grazie a tutti coloro che dicono mai con i 5 stelle…….auguriamoci che Conte/M5S abbia capito che ” il marito perfetto, è celibe” Oscar Wilde….senza alcuna ulteriore tentazione di matrimoni combinati o campi larghi, che poi sono melma in cui si rischia di affondare……

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  6. Telese dice:

    … una bandiera [il RDC} che, fra l’altro, era stata quasi abbandonata dai grillini più governisti durante la stagione di Mario Draghi, e che “Conte invece ha rimesso al centro della sua narrazione elettorale”. Se si andasse a riprendere l’intervista del leader M5S, proprio su questo giornale (un anno fa), si scoprirebbe che fin da allora “Conte lo considerava il tema decisivo”.

    Al Sud si vince solo se si promette assistenzialismo. Conte lo sa bene perché è meridionale e conosce l’ambiente.

    La prova di questo (del fatto che si vince se si promette assistenzialismo) è facile: tutti quelli che al Sud hanno vinto negli anni hanno sempre e solo promesso assistenzialismo e mai lavoro se non lavoro nel pubblico; cioè un lavoro che lì, dove tutta questa marea di statali non servirebbe, è a sua volta in gran parte una forma di assistenzialismo.

    Il M5Stelle non è stato da meno e non è da meno ora.

    Promosse il RDC soprattutto curandosi del fatto che, prima ancora di pensare alla struttura, arrivassero i soldi (c’erano le elezioni amministrative di lì a poco) e molto meno che si creasse incontro tra domanda e offerta di lavoro, lasciando addirittura la possibilità (nella prima stesura, ora non so) che si potesse rifiutare un impiego fino tre volte in due anni se non ricordo male (per non parlare del famoso chilometraggio).

    Considerato che i centri per l’impiego vanno alla velocità di un bradipo quando non sono addirittura fermi, ciò molto spesso corrisposto di fatto ad elargire soldi senza che il ricevente corresse davvero il rischio di andare a lavorare (in bianco, perché in nero ha continuato a farlo).

    E ti credo che rivogliono Conte! E chi dovrebbero volere, Margaret Thatcher ?!

    Ripetiamolo: il sussidio deve esistere, ma solo temporaneamente e per chi ha necessità; a chi è abile deve servire solo da breve ponte per tornare a lavorare. Ma da questo orecchio la gente non ci sente. Altrimenti, non voterebbe perché promette assistenzialismo, ma per chi promette (e si spera dia seguito) di promuovere iniziative volte a fare in modo che il RDC “non serva”.

    ***

    PS: prima che qualcuno, che non tarderà ad arrivare, dica che anche io ce l’ho coi poveri o coi meridionali, ripeto che mia moglie è molisana. Nella sua famiglia e nella cerchia di conoscenti che non sono pochi, tutti lavorano, ma pressoché nessuno nel privato. Sono tutti dipendenti pubblici. Il Molise ha una pletora di dipendenti pubblici seconda solo alla Sicilia e ai suoi famosi forestali se raffrontata alla popolazione (i molisani sono in tutto poco più che i Bolognesi). Si arriva all’assurdo di creare, per esempio, classi di otto o dieci bimbi per distribuire un parco insegnanti straripante quando gli stessi sarebbero necessari dove le classi superano i trenta alunni e servono i supplenti che non ci sono perché fan la fila per tornare al paesello. Racconto di mia moglie, figlia di insegnanti …

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    • “il sussidio deve esistere, ma solo temporaneamente e per chi ha necessità; a chi è abile deve servire solo da breve ponte per tornare a lavorare. Ma da questo orecchio la gente non ci sente”

      Quando sarai te Premier, sicuramente con la bacchetta magica darai un posto di lavoro a milioni di disoccupati. Roba che non si è vista nemmeno durante il boom economico.

      p.s.: ma dalle case popolari i beneficiari devono sloggiare dopo un breve periodo?

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