La mutazione di Conte: la carta dei bonus e i toni da tribuno

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(di Tommaso Labate – corriere.it) – «È ufficiale. Ha appeso la pochette al chiodo», è la fulminante sintesi di un esponente dei Cinque Stelle della prima ora, di quelli finiti fuori dalle liste per via dei due mandati ma rimasti comunque all’interno del Movimento. A osservare, da dentro, la metamorfosi di Giuseppe Conte: la pochette svanita, la giacca scomparsa, la cravatta dismessa, i bottoni della camicia che saltano via dall’asola uno dopo l’altro. E quindi, più in generale, la rapida trasformazione dell’«avvocato del popolo» nel popolo stesso, del garbato statista che sussurrava alla Merkel nel leader descamisado che fa vibrare le folle del Sud, dell’uomo che parlava pacatamente a un Paese messo in ginocchio dalla pandemia nel forzuto arci-italiano del Secondo dopoguerra reso celebre dalla macchietta di Alberto Sordi, che ce l’aveva col mondo intero ma finiva a fare Tarzan nell’acqua del Tevere e a prendere di petto giusto un piatto di maccheroni.

Il numero è diventato una costante nelle piazze di quel Mezzogiorno che sembra ricambiarlo nei sondaggi. Partendo dal 110 per cento per le ristrutturazioni e proseguendo per tutta una serie indefinita di altri contributi — praticamente un’impossibile estensione terra-cielo del sistema di welfare che, persino più modestamente, Lord Beveridge aveva immaginato «dalla culla alla bara» — Conte dispensa citazioni sul «bonus mare» e sul «bonus sisma», «bonus ristrutturazione abitativa condivisa» e «bonus solidarietà». Tutto quello che è già possibile, «l’ho fatto io, l’abbiamo fatto noi»; per quello che è di là da venire, ecco, «lo farò io, lo faremo noi». E visto che, come insegna la sceneggiata napoletana, i pregi di isso (lui, l’eroe positivo) non si vedono bene senza che entri in scena ‘o malamente (l’antagonista, il cattivo), ecco che di volta in volta l’ex presidente del Consiglio lascia che sul palco si manifesti un convitato di pietra, da dare (politicamente, s’intende) in pasto alla folla.

L’altra sera ad Agrigento è toccato a Matteo Renzi («Non si vergogna lui che si è fatto pagare dagli arabi, che ha fatto una marchetta sul rinascimento saudita. Venga qui senza scorta a esporre le sue idee»), a Enna a Mario Draghi («Invece di parlare di fallimento della strategia del gas, si è tolto qualche sassolino dalle scarpe»), prima ancora a Enrico Letta («Enrico, che succede? Demonizzi la Meloni e poi ti siedi allo stesso tavolo»). E quando la girandola dei nemici è finita, ecco che se la prende col se stesso che era: l’uomo dei dpcm all’ora di cena oggi sostiene che sia stato un errore rendere obbligatori i vaccini per gli over 50; l’uomo della pace contrario all’invio di armi all’Ucraina, oggi si intesta la riscossa sul campo di Zelensky.

Se «l’erba voglio non cresce neanche nei giardini del re», come si insegnava un tempo ai bambini, per «l’erba regalo» basta ascoltare i comizi di Conte, che pronuncia la parola «gratuitamente» con la stessa disinvoltura con cui il Berlusconi degli anni Duemila diceva «aboliremo». Ma se il secondo si concentrava su quel sistema di cose piccole e un po’ meno piccole che gli italiani scambiavano per una perfida vessazione del fisco (su tutte il bollo auto), il primo — adesso — fa sognare un po’ più in grande, senza per questo dimenticare le cose un po’ più piccole (nel programma del M5S sono gratuiti anche i contraccettivi per gli adolescenti e l’ingresso nei musei). Riscatto degli anni di laurea ai fini della pensione? «Gratuitamente». Villetta da ristrutturare? «Gratuitamente». La casa s’è fatta troppo piccola perché in famiglia c’è un terzo figlio in arrivo? «Bonus auto». Hai una struttura ricettiva o termale che ha un disperato bisogno di ammodernamento? «Estensione del Superbonus».

Le malelingue scambierebbero il quadretto per una specie di televendita e l’ultima versione di Conte per una sorta di imbonitore, anche se nelle televendite poco o tanto le cose si pagano mentre qua sembra tutto a costo zero. In realtà, l’indefinita sequenza di «bonus» e «gratuitamente» — che si alternano senza soluzione di continuità nel road show di Conte nel Sud Italia — fa sì che il tutto assomigli a quel vecchio giochino televisivo in cui l’abbonato Rai, parlando al telefono con Giancarlo Magalli, era chiamato a scegliere tra una busta a sorpresa o dei premi offerti. «Bonus e gratuitamente» come «la busta o i premi?». Che sembrava un gioco win-win. Anche se, molto spesso, nascosto nei rivoli del gioco, alla fine spuntava un vaso cinese che sapeva di fregatura.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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19 replies

  1. “la rapida trasformazione dell’«avvocato del popolo» nel popolo stesso”

    Non ce la fa proprio a pensare che era già popolo poi diventato avvocato.
    Di quale papà è figlio Labate?

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  2. ha ha
    quando non hanno più niente da dire e gli si chiude l’An0
    quelli di CAIROCOMMUNICATIONDELLEPORTINAIE mandano avanti Labate,
    un cicisbeo inconcludente

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  3. Attacca il carro dove vuole il padrone.
    Deve avercelo scritto sul cartellino e lo rilegge ogni mattina quando timbra.

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  4. Beh, al peggio si potrebbe dire che “sa fare anche il politico di piazza”; che però pare essere l’unica dote dei suoi concorrenti protagonisti: mezze figure che rispecchiano perfettamente la mediocrità dei loro principali e più strenui sostenitori.
    E tutto il resto: professionalità lavorativa extra-politica che quelli non hanno, dimostrate doti organizzative e realizzative del lavoro in team da PdC, rigore etico nella quotidianità umana come nella condotta politica?

    Ma, insomma, dove l’avete mai vista così tanta… versatilità. E se anche, im assurdo potesse risultare negli anni a venire improduttiva o senza adeguati risultati – e non lo è stata nei trascorsi anni di governo diretto – perché bisognerebbe dare credito invece a chi ha già dato e continuato a dare pessima prova di governo? Ossia tutti gli altri!

    A questo odio montato ad hoc dai corrotti scribacchini di sistema si può solo rispondere con una grossa risata. Mentre Totò, più saggiamente, avrebbe suggerito una “più meridionalista” pernacchia.
    Ma che siano belle sonore e capaci, come una provvidenziale… bufera di vento, di travolgere una volta per tutte questa sempre più insopportabile e invasiva e puzzolente mediocrità…!

    Chi vivrà vedrà. E senza sogni da realizzare è meglio chiudersi in un tabutu (cassa da morto)!

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  5. Sono contento per l’acrimonia e la frustrazione che traspare da queste 4 righe. sta soffrendo , vero labbate?

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  6. hahahaha …manca un bonus….”Bonus a niente”.. ma questo non lo vuole nessuno….eppure qualcuno c’è e lo dimostra tutti i giorni!

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  7. Conte e l’invasione degli ultracorpi!! La mutazione è in atto!! Forza presidente Conte faccia vedere di che pasta è fatto!! Siamo in tantissimi a sostenere lei ed il movimento🌟🌟🌟🌟🌟 splendenti!!

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  8. Labate non so se sei mai stato un giornalista, se si ti consiglio di guardare la tua di mutazione da giornalista a pennivendolo.
    Che cosa vuoi dimostrare con queste quattro righe in cui ti inventi di tutto e di più? Totò avrebbe detto: ma ci faccia il piacere!

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  9. Ma quanto gli brucia, a QUESTO?
    Queste sue non sono parole, ma conati di fiele.
    Conte, favoriscigli il bonus “Maalox”…

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