La Russia, la controffensiva ucraina e lo spettro della sconfitta di Tsushima

L’imprevista controffensiva ucraina ha risvegliato lo spettro della battaglia di Tsushima. Nel maggio 1905 la flotta russa fu sconfitta da quella giapponese subendo un’umiliazione che aprì nell’impero dello zar una stagione culminata con la Rivoluzione.


(Mario Margiocco – tag43.it) – Nessuno è in grado di tracciare una mappa credibile di quanto accadrà tra Ucraina e Russia, sul campo, nelle prossime settimane. A parte l’ovvia possibilità di un contrattacco russo dopo le forti perdite territoriali nel Nord-Est ucraino, esiste l’altra carta che Vladimir Putin potrebbe giocare, trasformando il conflitto in uno stallo, con la Russia potenzialmente in grado di reggere molto più a lungo. E poi c’è l’inverno alle porte, da sempre il miglior alleato dei russi contro chi voleva invaderli. Qui le cose sono diverse, perché  è Mosca oggi nel ruolo dell’invasore. Ma un misto di difficoltà sul terreno causa neve e gelo e soprattutto, nelle speranze di Mosca, problemi socio-politici in Europa e incrinature nel fronte occidentale causate da proteste popolari, opportunamente gestite dagli “amici” di Mosca, a fronte di una stagione particolarmente rigida e da costi di gas e gasolio esorbitanti, potrebbero secondo il Cremlino offrire buone opportunità. La Russia riteneva già con gli zar, e tanto più con il comunismo, che le società occidentali fossero fragili che il popolo fosse sempre sul punto di ribellarsi e che avrebbe guardato a Est per ispirazione.

La Russia, la controffensiva ucraina e lo spettro della sconfitta di Tsushima
Vladimir Putin saluta la Marina a San Pietroburgo (Getty Images).

Dagli zar al Politburo fino a Putin, la Russia ha sempre sottovalutato la forza dell’Occidente

È un secolo almeno che a cicli ricorrenti Mosca, con gli zar, il Politburo e ora con il dittatore unico, sottovaluta la forza dell’Occidente e sopravvaluta  la propria. Questo deriva da una costante della politica estera e della psicologia russe che, secondo lo storico americano Stephen Kotnik considerato oggi probabilmente il più profondo conoscitore occidentale del mondo russo di ieri e di oggi, si sta manifestando anche adesso nel caso ucraino. La Russia, la grande maggioranza della popolazione e la quasi totalità della sua classe dirigente, si identifica e si è spesso identificata in passato con il concetto e il ruolo di grande potenza, la nazione che non deve mai chiedere perché tutto le è dovuto. Questa grandeur è resa spontanea dalla stessa dimensione fisica del Paese, il più esteso del mondo grande 57 volte l’Italia e per 400 anni in continua espansione territoriale al ritmo medio tra il 1646 e il 1914 di 50 chilometri quadrati al giorno. «Ma il problema è che le sue capacità non sono mai state all’altezza delle sue ambizioni», sostiene Kotnik, perché l’Occidente è sempre stato più forte.

Mosca e il miraggio della grandeur

Vi sono stati tre vertici di potenza nella storia russa, con Pietro il Grande contro la Svezia soprattutto, con Alessandro I (contro Napoleone) e con Stalin contro la Germania, dopo esserne stato alleato nel 1939-1941. Per il resto, conclude lo storico americano, c’è la realtà di un Paese piuttosto debole. Solo con l’abbondanza di notizie russe imposte dall’evento ucraino il grande pubblico occidentale ha scoperto su giornali, tv e internet che la Russia ha un Pil analogo a quello spagnolo, nazione priva delle enormi ricchezze minerarie ed energetiche russe e con una popolazione che è un quarto di quella russa. Anche oggi l’ambizione di Putin è chiarissima: distruggere quanto resta (e non è poco) dell’American Century e creare un nuovo ordine mondiale attorno a Mosca e a Pechino. Quest’ultima potrebbe al momento opportuno averne la forza economica (diverso il problema del soft power), ma come fa Mosca a illudersi di diventare Capitale di riferimento con un Pil al livello di quello spagnolo, priva di prodotti tecnologici ben presenti sul mercato mondiale (salvo che per il militare), e con lo scarso appeal globale della russian way of life? Lo Stato, e in Russia tutto è Stato, si impegna nella gara contro l’Occidente, soccombe, segue una stagnazione, poi la gara riprende, su un altro scacchiere eventualmente.

La Russia, la controffensiva ucraina e lo spettro della sconfitta di Tsushima
La Mikasa, la nave da guerra della marina imperiale giapponese usata nella battaglia di Tsushima (Getty Images).

La guerra in Ucraina risveglia lo spettro di Tsushima

Sono alcuni mesi che ogni tanto emerge nelle analisi sul conflitto russo-ucraino lo spettro di Tsushima e della guerra russo-giapponese del 1904-1905. L’imprevista notevole avanzata ucraina nel Nord-Est e la fuga precipitosa dell’armata russa hanno riproposto questa presunta analogia storica avanzata una prima volta da uno storico militare inglese nell’aprile scorso, quando la guerra-lampo promessa da Putin per piegare Kyiv chiaramente era già fallita. Nello stretto di Tsushima, fra Giappone meridionale e la penisola coreana, una moderna flotta giapponese (navi costruite soprattutto in Gran Bretagna e due incrociatori corazzati classe Garibaldi costruiti dall’Ansaldo di Genova) annientò il 28-29 maggio 1905 la flotta russa del Baltico, arrivata esausta dopo un viaggio di sette mesi e 18 mila miglia per rovesciare le sorti del conflitto con i giapponesi sul controllo della Manciuria esterna, territorio già cinese. Sconfitti definitivamente su terra a Mukden, a marzo, i russi speravano in una vittoria navale per ribaltare le sorti, ma Tokyo aveva navi migliori, cannoni migliori, proiettili più moderni ed efficaci,  sapeva usare meglio la radio, allora agli esordi, ammiragli più aggiornati. Così come Putin ha definito l’Ucraina uno Stato inesistente e quindi debole, gli strateghi russi disprezzavano il Giappone. «Passeranno forse dei secoli, prima che l’esercito giapponese possa essere considerato al livello di uno dei più deboli eserciti europei», scriveva nel 1900 l’addetto militare russo a Tokyo, Vannovskij. Era quanto lo zar Nicola II, deciso a consolidare la presenza russa sul Pacifico per intestarsi l’ennesima espansione territoriale, voleva sentirsi dire. Era la prima sconfitta europea in una vera grande guerra da parte di un Paese asiatico.

La Russia, la controffensiva ucraina e lo spettro della sconfitta di Tsushima
La flotta giapponese vinse quella russa nella battaglia di Tsushima del maggio 1905 (Getty Images).

L’umiliazione della Russia e l’inizio della stagione che portò alla Rivoluzione del 1917

L’impressione nel mondo fu enorme, il prestigio russo umiliato, e fu l’inizio in Russia di una lunga stagione di forte malcontento che avrebbe portato nel 1917 al fortunato colpo di mano dei bolscevichi. «Tra i rottami del nostro vecchio sistema militare, nel crollo di tutte le autorità che finora avevamo ritenuto intangibili, nella completa bancarotta di tutte le idee ieri ancora indiscusse, soltanto una colonna del nostro Stato sta ferma incrollabilmente: il valore del soldato russo», scriveva a fine guerra il generale Martynov, uno dei protagonisti. Ma non bastava per uno Stato debole che aveva ricevuto a Tsushima un colpo mortale. Le analogie storiche sono sempre imprecise, a dir poco, e l’avanzata ucraina non è Tsushima e le conseguenze sono ancora tutte da scoprire. Vale però quanto ha osservato nei giorni scorsi Abbas Gallyamov, ex Speechwriter del presidente russo oggi residente in Israele: agli occhi del suo popolo «solo la forza è la legittimazione di Putin».

Categorie:Cronaca, Mondo, Storia

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17 replies

  1. Vorrei ricordare che la Russia, da quando e’ stata invasa in Ucraina dagli ucraini, non puo’ piu’ regalare il gas ai tedeschi e quindi lo deve bruciare facendo piangere la piccola Greta.

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  2. Putin sottovaluta la forza dell’occidente? e vediamolo quanto regge l’occidente consumistico senza la doccia calda la mattina, la lavatrice per una camicia, il maglioncino in casa e la coperta pesante, quale migliore occasione per verificarlo, a cominciare da chi scrive invasato dalle pruderie belliche e dai suoi sogni.

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    • @Carmen
      Sulla doccia calda mi hai messo a k.o.
      In casa posso anche mettermi due maglioni o un piumino, ma l’idea della doccia fredda mi terrorizzerebbe anche a metà luglio.
      Mi sa che tra un pò mi laverò a pezzi.
      A parte questo non mi vedo un Putin che tira i remi in barca e torna a casa con la coda tra le gambe, vedo molto più probabile una ritirata strategica per mettere in salvo i suoi.
      Ritirata a cui seguirà un’offensiva con l’uso massiccio di bombardieri ( per il momento ancora fermi negli hangar) il cui esito potrebbe portare a un punto di non ritorno.
      Mi sa che il problema della doccia calda e/o dell’inflazione passerà presto in secondo piano….

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      • Caro secondo Silvio 😃questa controffensiva la stanno strombazzando come se l ucraina avesse vinto la guerra , tirano fuori Orsini come se fosse tutto finito, serve alla propaganda per fare vedere che le armi servono, e questi ci cascano, nel recinto della loro conoscenza, quello che la Russia sta decidendo non lo sa nessuno, Putin non sta cedendo alle pressioni di scatenare l inferno come vorrebbero persino i partiti dell’opposizione, tanto x dire; una cosa è sicura dal PD a FdI, chiunque li vota, vota x mantenere la guerra, sanzioni e riarmo, se passerà, come passerà, questa linea, lo avrà voluto il popolo italiano, anche con una manciata di voti si decide x tutti perché così funziona la democrazia. Vale anche x Conte che si sta vantando delle armi mandate, come ci ha abituati, si barcamena, si alle armi anzi no, non ha importanza, si vedrà. Quello che si deciderà con queste votazioni, le più importanti dal dopoguerra, lo avrà avallato il popolo italiano, per conto di tutti, qualunque cosa sia, anche la fame. Non possiamo farci niente. Un saluto

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  3. Legga la vera storia ! La Russia è stata sottovalutata da due personaggi occidentali di primaria iportanza pagandone le conseguenze : Napoleone e Hitler . Non farnetichi in coro con gli strimpellatori usa dipendenti.

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    • E chi lo nega? E ha dimenticato di citare pure il “piccolo” personaggio della storia, Mussolini, che ha sottovalutato la Russia quando ha cercato di occuparla. Ciò non toglie che anche Santa Madre Russia, zarista, bolscevica e putiniana possa aver sbagliato e sottovalutato i suoi avversari , in Oriente e Occidente, quando ha cercato di entrare a casa loro.

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  4. MA PUTIN NON AVEVA GIÀ VINTO? – DITE A ORSINI E ALTRI RUSSOFILI AVARIATI CHE L’ESERCITO UCRAINO DA INIZIO SETTEMBRE HA RICONQUISTATO 60MILA KM QUADRATI (CIOÈ UNO SPAZIO PIÙ GRANDE DELLA SARDEGNA E LA SICILIA MESSE INSIEME) – LE ARMI AMERICANE ED EUROPEE IN MANO ALL’ESERCITO DI ZELENSKY STANNO RICACCIANDO “L’ARMATA LESSA” VERSO IL CONFINE RUSSO E IL CREMLINO RIDIMENSIONA GLI OBIETTIVI MILITARI E POLITICI

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  5. Ma questo Margiocco che cazzo scrive ? Ha letto analisi piu’ penetranti sulla russia, la rivoluzione d’Ottobre .Conosce il grande storico inglese Carr che dice su questi argomenti, invece di ripetere le solite americanate degli intellettuali di Harvard,lautamente foraggiate dal deep state ?
    Pensavo si fosse toccato il fondo con Mieli,Sorgi , gli editorialisti principi del Corriere e compagnia di giro, ma al peggio evidentemente non c’è fine.

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  6. Se il tizio in questione alla fine avesse ricordato che i russi sono anche degli artisti della ritirata strategica (cosa difficile nel mare del Giappone) forse l’articolo sarebbe stato più completo.

    A parte questo, continuo a chiedermi perché Kiev (che si è sempre scritta Kiev e pronunciata Kiev, fin dai tempi della Dinamo Kiev) adesso tutti la scrivono Kyiv e la pronunciano Kyiv mentre Mosca (che si è sempre scritta Mosca e pronunciata Mosca) nessuno, nemmeno ubriaco, si sogna di scriverla Moskva e pronunciarla Moskva.

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    • Perché devono leccare il buffone Zelensky e scriverlo in ucraino, giusto per unirsi allegramente alla cancellazione del russo operata dai provvedimenti nazisti.
      D’ora in avanti: Paris, London, Beijing, Wien e via di seguito…

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  7. Certo che paragonare gli Ucraini di oggi ai Giapponesi del 1904 è una bell’impresa.
    In ogni caso: “Vi sono stati tre vertici di potenza nella storia russa, con Pietro il Grande contro la Svezia soprattutto, con Alessandro I (contro Napoleone) e con Stalin contro la Germania, dopo esserne stato alleato nel 1939-1941. ” Peccato che abbia dimenticato di scrivere che chi era andato ad “abbaiare ai confini della Russia” ( cit. Papa Francesco) nelle varie epoche erano stati Carlo XII di Svezia – ammazzato probabilmente dai suoi cortigiani stanchi della sua ossessiva bellicosità – , Napoleone – finito in esilio in un’isola sperduta nell’Atlantico -, Hitler – morto suicida in una Germania spianata dai bombardamenti alleati -.
    Mi sembrano similitudini infauste che avrei evitato di ricordare.

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  8. Tanto per cambiare la zucca senza semi riempita di propaganda e spazzatura crede nelle favole che gli raccontano i varimedia mainstream

    Ci sono molte ragioni per cui attaccare le infrastrutture ucraine è controproducente:
    1) i treni stanno portando truppe ucraine all’artiglieria che le sta demolendo. Perché interrompere? Altrimenti sarebbe necessario recarsi dove si trovano le truppe.
    2) la distruzione delle infrastrutture uccide molti civili e provoca sofferenze di massa per il resto. Anche per quegli ucraini che non parlano russo né atlantisti rabbiosi, creare sofferenze di massa per i civili non aiuta la causa dell’Osmo.
    I bambini, i dilettanti e la NATO pensano che lo shock e il timore reverenziale siano sufficienti.
    L’esercito russo crede nella distruzione Clausewicziana delle forze armate avversarie e inculca la ferma convinzione che combattere la Russia ti fa uccidere senza alcun effetto reale. Nessuno nemmeno lontanamente sano di mente in Ucraina crederà che “avrebbero potuto vincere” quando tutto questo sarà finito.

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