Il sogno inconfessabile delle élites: un elettorato che non vota

C’è una parte di classe dirigente che tifa per un elettorato che non vota. O uno stallo alla messicana che produca l’ennesimo governo tecnico. Per liberarsi dal fastidio del consenso. È il populismo dei draghiani

(Luca Telese – tpi.it) – Pensate al paradosso di questa campagna elettorale, a quali effetti sta producendo sulle elezioni politiche il più raffinato e pericoloso dei populismi, il “populismo neo-aristocratico delle elités”.

C’è infatti un pezzo delle classi dirigenti italiane, che in questi anni – per rabbia o disperazione – ha iniziato a tifare per il non-voto, o per la non-vittoria, o per un risultato comunque incerto che non produca alcuna maggioranza parlamentare omogenea.

Si tratta di tre scenari che, dopotutto, rappresentano – sia pure in modi diversi – l’unico modo possibile per assicurare il ritorno di una formula ormai a-democratica ma quasi sacralizzata: il cosiddetto “governo tecnico”. Un governo, cioè, che riesca a liberarsi del problema del consenso. Che non debba confrontarsi con l’idea di essere legittimato da un voto popolare.

Sembra folle, ma questa nuova corrente di pensiero poggia su una spiegazione più o meno logica. Si tratta di una speranza, quasi sempre inconfessata, ma sostenuta in ogni modo, anche sui media. A esempio quella che offrono alcuni candidati del cosiddetto “terzo polo” (che in realtà, stando ai sondaggi, a oggi è il quarto polo e mezzo).

Maria Stella Gelmini, ex ministro di Forza Italia, per esempio, teorizza apertamente il teorema del non consenso, con queste parole: «Io mi auguro che non vinca nessuna della principali coalizioni che sono in campo oggi: da un lato, cioè, quella formata da una sinistra massimalista, appesa ai capricci di Fratoianni e di Bonelli. E dall’altro una destra schiava del populismo della Lega. Se questo accade – osserva la ministra degli Affari regionali uscente – ci saranno le condizioni perché Draghi possa finalmente tornare a Palazzo Chigi! Votare per noi – conclude la Gelmini – significa votare per questo esito!». Il ritorno del tecnico vagheggiato, dunque, come un ritorno all’Eden, come lo stato di natura primigenio in cui i voti non contano più, e le maggioranze e i nomi sono intercambiabili, sotto il potere dell’unico vero “eletto”. Il leader tecnocratico.

La politica? Un errore

Ora, a ben vedere, questo ragionamento (espresso con parole quasi identiche anche da Matteo Renzi e da Carlo Calenda, ma anche da commentatori autorevoli come Massimo Franco), ha degli elementi di follia, che però sono tutti spiegabili: secondo questa visione la destra e la sinistra sono solo un errore, il prodotto di un sentimento di malmostosa sovranità popolare, mentre “il governo dei migliori” sarebbe l’unica salvezza per il Paese, il disinnesco necessario del conflitto politico e sociale. Ma siccome i “migliori” non si vogliono sporcare le mani con le campagne elettorali e con il compito gravoso della raccolta dei voti, allora la politica deve diventare ancella della tecnocrazia, puro teatro elettorale a sovranità limitata. Così la politica si riduce a tifare la crisi della politica (cioè di se stessa!) pur di poter poi invocare un salvatore della patria che rimetta le cose a posto.

Il ragionamento è così contorto che ha dato vita a un siparietto surreale tra l’ex ministra azzurra e il direttore de IlFatto.it, Peter Gomez su La7: «Mi scusi – ha obiettato infatti Gomez – ma se voi arrivate a tifare per una mancanza di maggioranza, purché Draghi governi, mi può almeno dire se Draghi l’ha incoraggiata? Se lui favorisce o meno questo vostro progetto? Lei – aveva concluso Gomez – lo vede spesso, e anche stamattina lo ha fatto, in consiglio dei ministri. Possibile che non le abbia mai detto nemmeno una parola?».

A questa domanda l’espressione della Gelmini si era virata improvvisamente di tonalità marmoree e pietrificate. La candidata calendiana, infatti, avvertiva di non poter dire di essere stata “incoraggiata” (sarebbe diventato subito un fatto politico, e dunque un titolo). Ma non poteva nemmeno negare a cuor leggero di non aver ricevuto nessun sostegno (perché sarebbe stato un modo per descrivere la propria irrilevanza). E così la Gelmini, per alcuni minuti, non ha detto più nulla. Sorrisi, mezze frasi, elusioni.

Il governo Draghi, nella testa di questi supporter, dovrebbe tornare come i sovrani delle dinastie italiane tornarono ai loro regni regionali dopo il congresso di Vienna nel 1815: con le parrucche e le gorgiere, chiusi nelle loro carrozze di stucco dorato, e acclamati nelle vie dai cafoni festanti. Ma – per carità di Dio – nessun voto e nessun test. Perché non esiste più nessuna speranza di superare indenni la prova.

Contro il suffragio universale

Ho trovato dunque molto istruttivo – a questo proposito – un dialogo in cui un leader insospettabile di qualsiasi passione giacobina o radicale, Mario Monti, ha stigmatizzato questo atteggiamento, regalandomi alcune salaci e caustiche battute che bene descrivevano la situazione: «Qualcuno – dice Monti – mi ha raccontato come un presunto “perdente”, per il risultato, che io ho raccolto con Scelta Civica, alle politiche del 2013. Ma voglio sommessamente ricordare – sorride il senatore a vita – che io mi sono candidato con una lista costruita in soli tre mesi, dopo due anni di governo lacrime e sangue, che veniva dalla riforma delle pensioni, che non ha fatto promesse, e che semmai ha tolto, più che dare, agli italiani. Bene – osserva Monti – io in queste condizioni ho preso il 10 per cento dei voti. Sono proprio curioso di vedere se chi si candida a raccogliere quei consensi riuscirà ad avvicinarsi a questo risultato».

Forse, proprio in virtù di questo risultato, Draghi ha scelto di non candidarsi. Mentre, com’è noto il suo governo ha avuto tutt’altro portamento: ha aperto il suo mandato con una riforma del catasto che scattava solo nel 2024 per non dare fastidio al centrodestra, e l’ha chiusa con un bonus benzina universale da duecento euro, perfetto per fare “immagine”. Questo mentre, dopo aver modificato per sette volte il bonus edilizio, rimproverava al governo giallo- rosso (nel famoso discorso della fiducia) di averlo “scritto male”.

Se c’è una cosa che il populismo delle elités non disdegna, dunque, è la ricerca ammiccante degli elettori. Ma una cosa è compiacere, altro è dover stabilire un patto, presentarsi con delle proposte, contrarre degli impegni nel rito elettorale. Il renzismo ha costruito tutta la sua strategia sulle promesse e sulle prebende (memorabile il “bonus violino”). Mentre “l’età draghiana” si è chiusa con il primo voto anticipato estivo (strategico per evi- tare le reazioni furibonde dei cittadini alle bollette bimestrali di ottobre).

Il “populismo” è sempre quello degli altri. In diversi Paesi del mondo si dibatte (purtroppo seriamente) sulle forme con cui superare la democrazia rappresentativa, sulle “democrature” carismatiche, su provocazioni come il ritorno a forme non plebiscitarie, oligarchiche, nuove teorizzazioni del suffragio ristretto, o addirittura di democrazie “epistocratiche” (di nuovo, il governo dei “migliori”) come quelle descritte da un costituzionalista del calibro di Sabino Cassese.

Il saggio di Cassese è stato pubblicato come prefazione al libro di uno studioso americano Jason Brennan, che si intitola, non a caso, “Contro la democrazia”, per riassumere il disagio dei neoliberali rispetto al suffragio universale. Persino a sinistra, però, qualcuno considera il voto universale uno strumento superato: un’idea che serpeggia nella sinistra francese, e ha trovato una forma in un saggio intitolato “Contro le elezioni”, pubblicato da uno studioso belga, David van Reybrouck.

Votare – questa è la tesi – «non conviene più», tanto è tutto già deciso. Sono idee che circolano a una tale velocità, che persino il vecchio Silvio Berlusconi, pochi giorni fa, ha detto in uno dei suoi messaggi: «Ricordatevi che il mio è stato l’ultimo governo che era espressione di una maggioranza eletta con il voto».

Ecco, perché anche le elités italiane stavolta tifano per la non-vittoria: cambiare tutto, con il teatro di una campagna elettorale teatrale, perché alla fine non cambi nulla. Ma alla fine anche i tifosi del nuovo gattopardo fanno male i conti: il combinato-disposto del taglio dei parlamentari e del Rosatellum un effetto lo produrrà. Sarà brutta, sporca o cattiva, ma una maggioranza, da queste urne salterà fuori. Con buona pace dei tifosi della “Restaurazione draghiana”.

30 replies

  1. Sicuramente questo è il desiderio della classe digerente.
    Poi c è la necessità dei politici ad essere rieletti, perché in caso di netta vittoria di una fazione alcuni di loro potrebbero perdere tutti i privilegi.

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  2. il sogno non è affatto inconfessabile: l’ha confessato per tutti Mieli sul Corriere qualche tempo fa. l’idea era non far votare gli italiani per lasciare Draghi per sempre a Palazzo Chigi.
    il retropensiero (neanche tanto retro visto che è espresso palesemente, solo con parole più dolci di quelle che uso io) è che gli elettori sono dei puzzoni trinariciuti che votano con la pancia, mentre i maitre a penser (che guardacaso sono tutti de sinistra) sanno quello che è meglio per il Paese. quindi occorre non far votare gli italiani, o, se li si fa votare, rendere inutile il loro voto.
    che, se ci si pensa, è esattamente quello che propone il Terzo Pollo, e neanche tanto di nascosto.
    cosa vuol dire, del resto, “se raggiungiamo il 10% facciamo tornare Draghi”?
    significa “col 10% siamo una minoranza nel Paese, perché 9 italiani su 10 non ci vogliono, ma siamo abbastanza per segare le gambe a qualunque schieramento venga eletto, in modo che non possa governare da solo, e abbia bisogno di mettere su un’accozzaglia di governo. e questa accozzaglia, di riffa o di raffa, sarà sempre la solita, e sceglierà un tecnico per governare. e questo tecnico è Draghi”.
    questo è il piano.
    e non si pensi che il PD sia estraneo: anche se l’Uomo Tigre non lo dice, sa benissimo che non avrà i numeri per governare. e allora il piano (riassunto nella triste elemosina del “4%”) è azzoppare la destra, fare accordi con altra gente (in primis coi due galletti vallespluga del Terzo Pollo) e riportare in vita la maggioranza-macedonia che sostenga l’ennesimo governo di salute pubblica guidato da un Salvatore della Patria. che, guardacaso, sarà Draghi.
    e i giornaloni tutti a spellarsi le mani per Draghi che accetta di bere nuovamente l’amaro calice e per il saggio, saggissimo Mattarella, che ancora una volta ha rimesso la politica al suo posto.
    amen.

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      • se non sarà Draghi sarà un altro grigio tecnico venuto dal nulla e mai votato nemmeno a un’assemblea di condominio, ma in grado di dire sissignore a tutti i poteri che contano, UE in primis.
        Draghi si è mostrato finora meno scemo del Mario che l’ha preceduto: Monti davvero aveva creduto che gli italiani lo considerassero il Salvatore della Patria, ha letto i giornaloni che lo celebravano come il Messia, ha dato mente ai sondaggi che lo accreditavano al 15-20% e si è candidato con il suo partitucolo (che guardacaso aveva la sua fantomatica Agenda), pensando di rimanere al governo fino al momento di essere issato sul Colle per acclamazione. risultato? ha racimolato un misero 8-10% (di cui è talmente coglionazzo che nelle interviste si vanta, come se non fosse stato una solenne mazzata per quello che doveva essere – guardacaso – anche allora il terzo polo della politica) e si è bruciato per sempre la possibilità di fare il Capo dello Stato, carica a cui sarebbe stato eletto se non si fosse gettato nella mischia e si fosse mantenuto super partes.
        Draghi sa che la favola dell’uomo più amato d’Italia che narrano i giornali è, appunto, una favola, e non si è fatto intortare. finora ha cercato di non sbilanciarsi, e, anche se il suo piano di finire sul Colle per direttissima è fallito, si è tenuto la porta aperta. se ci fosse un altro spiraglio per un governo-macedonia potrebbe accettare un nuovo incarico come PdC, con l’accordo (stavolta blindato, visto che l’altra volta su questo l’hanno fregato) di far sloggiare la mummia anticipatamente e consegnare a Draghi le chiavi di casa del Quirinale dopo un annetto.

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  3. Sì appunto, più evidente di così….. manca solo di inviare una mail o una lettera, per i non tecnologici, con su scritto : caro italiano rimani a casa, non andare a votare che ci fai un gradito piacere! Come scritto ieri in altro commento, se l’ astensione fosse segno di protesta pericolosa, avrebbero reso obbligatorio il voto da tempo. …..invece è mediaticamente incentivata, ci sarà un perché, no? Se alla fine votasse solo il 30% degli italiani, per eleggere referenti politici ,a tutela dei loro interessi particolari, nessuno sarebbe disperato, salvo il restante 70%…….esercitiamo un diritto , finché ancora esiste, che nel doman non c’è certezza…….

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  4. Wow!
    Telese scopre l’acqua calda ( beato lui).
    Quello delle élites non è un sogno inconfessabile.
    È solo ciò che è sempre stato, che si tratti di potere assoluto dovuto a diritti di nascita divini o a semplici golpe da banana republics.
    Ė dal 1789 che ci prendono per i fondelli con la sovranità popolare fittizia…..ma solo perchè hanno ancora paura della ghigliottina.

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  5. Il terzo polo di Bomba e Bamba è stato creato in accordo con PD, di occhiaie di tigre , e con FI, della mummia di Arcore, che gli ha pure prestato le due attrattive quote rosa. …o vogliamo credere al bacio di Carletto che poi scopre che fra Letta e Renzi, il vero trom…ore è il secondo? Il tentativo è coinvolgere i moderati, liberali, di destra che, per tutelare i loro interessi, saranno più propensi a votare il cdx, cioè terzo polo, PD e FI, politicamente sovrapponibili. ……e se la Lega prende una batosta, Salvini fa le valigie ed arrivano Giorgetti o Fedriga pronti a sostenere un governo formato da PD, Terzo pollo, F f..a e Lega rivisitata. ……guidato da chi è una domanda retorica. ……Non è che Letta è scemo e vuol perdere. ….è che per il progetto suddetto non occorre vincere. …..basta un’ alchimia di percentuali!

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    • @ Alessandra
      Ormai ho visto così tante schifezze che, non dico che tu abbia ragione ,ma nemmeno lo escludo.
      Una cosa posso escludere con fermezza:
      Il fatto che letta sia intelligente.
      Se per caso lo fosse, diciamo almeno che non ha fatto nulla per dimostrarlo.

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    • @Franz
      Ottimo che tu l’abbia ripostato.
      Purtroppo però…..
      Sono quasi sicuro che su Infosannio di astensionisti non ce ne siano, quella frase andrebbe affissa in ogni luogo al posto dei cartelloni elettorali con i probabili faccioni che nessuno ( giustamente) guarda più.
      👍

      Ps.
      A Milano c’è qualcosa di strano…..ci sono i pannelli in alluminio piantati sui marciapiedi ma i faccioni non gli hanno ancora attaccati nonostante si voti tra due settimane.
      Nel resto d’Italia?

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  6. PS
    Se il progetto del trio PD, FI e Terzo polo, con eventuale sostegno della Lega, asalvinizzata, riesce, ci sarebbe da applaudirli, perché avrebbero ottenuto il governo guidato da Draghi, senza M5S e senza FdI, passando per elezioni! Per questo è necessario andare a votare, perché i voti assicurati per l’ obiettivo suddetto, già ci sono, anche se sfuggono ai sondaggi…….ritenere chi è cresciuto a pane e politica, un cojone è un grave errore. ….perché, da quelle parti, nulla succede per caso…….

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  7. Il tema mi ricorda le riflessioni di qualche anno fa dell’ufficio studi (sic!) della banca d’affari Jp Morgan in cui si sottolineava l’urgenza di modificare le Costituzioni uscite dopo la 2° guerra mondiale troppo caratterizzate dal “veleno” del socialismo e della democrazia popolari per far fronte preventivamente a un eventuale ritorno del nazi-fascismo. Era una provocazione del POTERE in tutti i sensi contro le “eccessive” esigenze del popolo partecipante e controllore?? Neanche tanto, a pensarci bene. Tutto inizia dopo il cosiddetto “trentennio d’oro” che vide l’economia manifatturiera distribuire beni, salari e servizi welfare in cui anche l’operaio poteva avere il figlio dottore come nella canzone. Ma l’economia liberale segue inesorabili sviluppi in netta contraddizione con la suddetta partecipazione popolare democratica (elettorale e di controllo) agli utili. Con Reagan e la Thatcher l’economia cominciò a virare verso la finanziarizzazione. Infatti garantiva più profitti il “commercio delle banconote” rispetto alla produzione industriale con quei fastidiosi sindacati e partiti popolari – con certe pericolose idee di giustizia sociale – tra le scatole. Praticamente il trionfo del libero mercato. Seguì la globalizzazione con la caccia ai mercati mondiali con investimenti liberi di circolare come le persone. Ma questo comportò qualcosa di imprevisto: l’emersione di intere aree geografiche dalla povertà fece anche nascere nuove potenze industriali (Cina, India, Brasile etc.) che stavano in contrapposizione con gli antichi padroni colonialisti. In più precipitavano nella miseria altri continenti come l’Africa e i paesi in guerra dovuta all’esportazione della democrazia con bombe incorporate. Insomma, per farla breve, tutto questo caos ingovernabile mette in crisi chi detiene le redini del comando mondiale. Che tutto vuole fuorché che la democrazia gli ponga limiti. Ergo: volete votare? Fatelo pure, ma non garantiamo che il vs voto cambi questo andazzo. Tant’è che, tecnicamente, riusciamo a imbrigliarlo. E pazienza se un redivivo Adam Smith si metterebbe inorridito le mani tra i capelli. Era una pura utopia la sua, che vedeva venditore e compratore entrambi abbracciati e felici. L’aveva già capito un certo Marx che non erano tutto rose e fiori le inesorabili leggi del libero mercato dell’avanzata del capitalismo, oggi nella versione 2.0. Era ed è la guerra tra i poveri (impotenti) il suo ultimo esito.

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  8. Apprezzo lo scritto di Telese che mette in chiaro quanto in molti sospettavamo. Ma, mi chiedo, cosa ha fatto Draghi per essere considerato un deus ex machina con doti inarrivabili? Io non ho visto nuove iniziative per il bene del paese, ne riforme che frenino la deriva italiana verso l’irrilevanza, ma solo controriforme per sbriciolare quanto fecero i governi di Conte, tranne proseguire, in peggio, i passi compiuti in tema COVID e PNRR. Se, dopo Mattarella (lasciamo perdere) è il leader più apprezzato dagli Italiani, significa che il lavaggio dei cervelli a reti e giornali unificati ha un effetto straordinario, su cervelli non più abituati a ragionare per conto proprio

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  9. A qualcuno piace offendere, sempre, e segna il territorio pisciando dalla testa. ….il nick è nomen omen. ….con brutta sorpresa in medicina……consiglio una grattatina ai gioiellini che sono peraltro in tema! Sogni d’oro. ……

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