L’astensione è il primo partito d’Italia: ecco perché il 25 settembre un italiano su tre non andrà a votare

Ci saranno partiti vincitori e vinti, i candidati eletti e quelli esclusi, i brindisi trionfali e le analisi della sconfitta, le sorprese, le delusioni, i veleni, i retroscena. Ma per un italiano su tre, il 25 settembre, qualsiasi sia il risultato delle elezioni, non farà molta differenza

(Enrico Mingori – tpi.it) – Ci saranno partiti vincitori e vinti, i candidati eletti e quelli esclusi, i brindisi trionfali e le analisi della sconfitta, le sorprese, le delusioni, i veleni, i retroscena. Ma per un italiano su tre, il 25 settembre, qualsiasi sia il risultato delle elezioni, non farà molta differenza. Chi per disinteresse, chi per protesta, chi per rassegnazione, qualcosa come 15/16 milioni di elettori a votare non ci andrà. Significa un terzo del Paese maggiorenne, significa una marea di cittadini che non si sente rappresentata da alcuna forza politica, significa un fallimento collettivo. È in questo dato – riportato da tutti i sondaggi – che si misura la distanza siderale che separa oggi gli eletti dagli elettori: il popolo dimenticato degli astenuti oscilla fra il 30 e il 35% degli aventi diritto, un record assoluto nella storia repubblicana. O meglio: un nuovo record, l’ennesimo, perché è da trent’anni ormai che in Italia l’affluenza alle urne è in caduta libera. Fino al 1992 votava ancora quasi il 90% dei cittadini; all’alba del nuovo secolo eravamo scesi poco sopra l’80; l’ultima volta, nel 2018, non si è arrivati nemmeno al 73%; e fra due settimane con ogni probabilità andrà anche peggio. Il fenomeno, insomma, ha radici profonde.

La “Casta”

L’inizio di questo collasso partecipativo coincide – almeno a livello temporale – con la caduta della Prima Repubblica sotto le macerie di Tangentopoli e del Muro di Berlino, quando i partiti tradizionali novecenteschi vengono mandati in pensione per fare largo ai loro eredi “liquidi” due-punto-zero: meno ideologia, meno radicamento territoriale, più personalismi e salotti tv. Così la politica è progressivamente uscita dalla vita quotidiana dei cittadini. Al resto hanno contribuito le ruberie varie di qualche rappresentante disonesto e i privilegi garantiti alla «casta» degli eletti, mentre il mondo là fuori (dal Palazzo) patisce i danni della crisi economica e delle disuguaglianze crescenti.

Secondo una recente rilevazione dell’istituto Ipsos per il Corriere della Sera, il 51% degli italiani finora ha seguito poco o per nulla la campagna elettorale, con picchi di “disinteresse” in particolare fra operai, disoccupati, lavoratori autonomi, donne casalinghe e persone meno istruite: cittadini poveri o precari, cioè, che si sentono abbandonati dalla politica e che nelle proposte dei partiti non vedono possibili soluzioni ai loro problemi molto concreti. Non a caso, come abbiamo visto alle ultime amministrative, nelle grandi città sono soprattutto le periferie a disertare le urne. Anche tra i più giovani la sfiducia verso la politica è tangibile con mano: nonostante i maldestri tentativi dei vari leader di far breccia attraverso TikTok, un sondaggio di Swg per la Repubblica ha evidenziato che l’80% degli elettori fra i 18 e i 24 anni ritiene che «con la classe dirigente che abbiamo in Italia le cose non cambieranno mai».

Fattore Rosatellum

Ma la questione è anche di meccanismo elettorale. «Colpa di ambedue gli schieramenti», come ha ricordato qualche settimana fa su TPI il costituzionalista Michele Ainis: «Il Mattarellum fu peggiorato dalla destra, brevettando il Porcellum, e quest’ultimo congegno venne peggiorato poi dalla sinistra con il Rosatellum». Osserva sempre Ainis: «Non puoi scegliere i candidati alle elezioni, giacché le primarie sono un fantasma del passato; non puoi nemmeno scegliere fra i candidati decisi dai partiti, dato che i loro nomi figurano su un listino bloccato; non hai voce in capitolo sulle alleanze, sugli apparentamenti fra una lista e l’altra, forse neppure sugli esiti del voto. Altrimenti perché tutto questo pietire e sgomitare dei politici per infilarsi in un “collegio sicuro”? Se lorsignori sono già certi del tuo voto, tu elettore cosa sei, un soldato, un burattino?».

In effetti, con l’attuale sistema elettorale il potere di scelta del cittadino votante è ridotto all’osso. Con i listini bloccati decide tutto il leader di partito, i candidati da blindare vengono “paracadutati” nei collegi sicuri, e pazienza se in quella circoscrizione non hanno mai messo piede. Il sistema favorisce poi alleanze improvvisate, con il risultato che, ad esempio, gli elettori bolognesi del Pd si ritroveranno (di nuovo) a votare automaticamente per Casini o quelli di Napoli-Fuorigrotta per Di Maio. Per non dire dei complessi algoritmi che provocano il cosiddetto “effetto flipper”, in base al quale ad esempio – come raccontato anche su questo giornale dal professor Emanuele Bracco, associato di Economia politica all’Università di Verona – un travaso di 15mila voti a Milano dalla Lega a Fratelli d’Italia farà scattare un seggio in più per la Meloni non sotto la Madonnina bensì in Sardegna, e a scapito non del Carroccio ma di Forza Italia, che sarà a sua volta “rimborsata” con un posto in più in Basilicata, sottratto – questa volta sì – alla Lega. Un meccanismo cervellotico che sminuisce ancor più il potere di scelta dei territori e trasforma le elezioni in certi casi in una vera e propria lotteria.

I disgregati

Osserva la politologa Nadia Urbinati, docente di Teoria politica alla Columbia University di New York, che «dobbiamo preoccuparci non tanto perché siamo un Paese ad alto tasso di astensionismo, quanto perché lo siamo diventati». «La scarsa affluenza alle urne – spiega a TPI la professoressa – è un fenomeno consueto nelle democrazie elettorali: negli Stati Uniti ad esempio lo è fin dai tempi della dichiarazione d’indipendenza nel XVIII secolo, ma anche nel Regno Unito lo è sempre stato, nonostante le lotte cruente per il suffragio a partire dalla prima metà dell’Ottocento… Tuttavia nelle democrazie che hanno conosciuto il fascismo e la dittatura di massa, come la nostra, l’affluenza al voto per decenni è stata molto elevata, spinta da un diffuso attivismo e dalla disciplina tenuta da partiti ben strutturati: c’era un’élite di intellettuali che dettava la linea e una massa di elettori che venivano “disciplinati” attraverso le sezioni di partito o le parrocchie. Finita quell’epoca, ciascun elettore ha preso ad andare “dove lo porta il cuore”, in taluni casi scegliendo di non votare». Perché? «Oggi – risponde Urbinati – c’è una concezione estetica della scelta politica: se mi piaci ti voto, se non mi piaci non ti voto». Dove la componente estetica conta meno è in quelle fasce sociali in cui forte è la valutazione delle scelte elettorali rispetto ai propri interessi, più spesso di categoria: «Ci sono corporazioni, come gli industriali, i commercianti, i liberi professionisti, i tassisti, i bagnini, che sanno di avere privilegi acquisiti da perdere e quindi da difendere (ecco perché il tema delle tasse è centrale). Queste corporazioni – prosegue la politologa – tendenzialmente vanno a votare, perché sanno che c’è qualcuno da eleggere che sarà pronto a tutelarle. Poi ci sono i molti altri, i cittadini e basta, i disgregati, coloro che votano se c’è qualcuno che fa loro delle promesse o che come loro si mostra aggressivo-critico, o se sentono di poter confidare in qualcuno sul territorio. Altrimenti non votano. Il voto è potere: chi sa di averlo lo usa, chi sente di non averlo non lo usa».

Cosa possono fare i partiti per riavvicinare chi oggi non si sente rappresentato? «Per conquistare questa cittadinanza “sola” – spiega Urbinati – bisogna conoscere i territori e le appartenenze sociali. La questione riguarda gli interessi che possono essere soddisfatti oppure no. Cosa diciamo ai disoccupati, ai precari, a quelle donne costrette a stare in casa a fare le mamme? È rispondendo a queste domande che si può colmare la distanza fra elettori ed eletti».

Quel che sembra certo, comunque, è che il prossimo 25 settembre una percentuale elevata di astenuti dovrebbe favorire la coalizione di centrodestra. «In questo momento è così», chiosa la politologa. Perché «questa destra è rappresentativa di interessi organizzatissimi. È diversa da quella di qualche anno fa, con il populista Salvini, che mobilitava le masse». «Questa – conclude Urbinati – è una destra in doppiopetto, una destra dura, che si appoggia alle classi forti, una destra d’ordine, repressiva, che farà gli interessi di coloro che hanno molto da proteggere e vogliono dare poco o nulla alla Repubblica. È una destra classista, non nel senso marxista del termine ma in senso corporativista, rappresentativa di una società divisa in corporazioni. E le corporazioni votano a destra, non a sinistra». Soprattutto, loro votano.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

44 replies

  1. 30/35% di astenuti è anche poco, dovrebbero essere di più. A che serve votare se tanto poi, come disse Ottinger dell’UE quattro anni fa, i mercati ci insegneranno a votare come vogliono loro?

    "Mi piace"

      • Non va mai usato il condizionale dopo il se (e quindi va sempre usato il congiuntivo)
        Mark Twain Ma una cosa e’ se me lo impedissero loro , altro e’ se masochisticamente lo farei
        Mark Twain Ma una cosa è se me lo impedissero loro , altro è se masochisticamente lo facessi (io)

        Piace a 1 persona

      • Signor Stufillaro la ringrazio per la correzione ma il commento di cui sopra non è stato fatto da me. Io ho solo detto che non ricordavo chi aveva detto:
        SE LE ELEZIONI SERVISSERO A QUALCOSA
        NON CE LE FAREBBERO FARE.

        MASSIMO

        "Mi piace"

      • Sig.a Piretti,
        ha ragione ed è un mio errore aver risposto a Lei invece che all’ iniziatore.
        In realtà è un errore condiviso, perché nel rispondere ho utilizzato una tecnica superiore che sto sperimentando.
        Questa tecnica prevede l’utilizzo di un’ applicazione client che “incrocia” intelligentemente utenza, login, sito, commenti e permette operazioni che la normale pagina Web non fornisce.
        Suo commento su pagina Web Normale
        Se invece utilizza
        Tecnica superiore
        Si apre una pagina web “differente”
        Dopo aver effettuato il login e scelto le politiche dei cookie, si troverà in una pagina “forbita”, dove potrà arrivare al suo commento o scorrendo la pagina o più velocemente clickando in alto a destra sull’icona “campanella” che le estrae commenti, like, follow a altro.
        Giunti sul commento a cui si vuol replicare si usa il bottone Reply cioè viene data una possibilità che la normale pagina web non dà, e cioè di replicare al commento voluto.
        La pagina normale web NON espone il bottone rispondi in tutti i commenti, questa sì.
        La tecnica molto più superiore assai permette di “replicare” direttamente dentro il client di posta preferito.
        Ed è quella con cui Le sto rispondendo ora attraverso Outlook e il suo Reply.
        Questa consente anche di “eliminare” le utenze non desiderate nonché filtrare i messaggi.
        Se la cosa interessa posso descrivere come metterla in pratica.

        Senior systems Engineer
        Stefano tufillaro

        "Mi piace"

      • “Questa tecnica prevede l’utilizzo di un’ applicazione client che “incrocia” intelligentemente utenza, login, sito, commenti e permette operazioni che la normale pagina Web non fornisce.”:

        e come tutte le tecniche moderne, funziona che è una meraviglia…

        "Mi piace"

      • “Non va mai usato il condizionale dopo il se (e quindi va sempre usato il congiuntivo)”.

        Mica vero!

        “Dopo “se” può essere utilizzato anche il condizionale, e non soltanto il congiuntivo.
        Dato che il condizionale esprime probabilità, dubbio e anche posteriorità rispetto a un’azione già svolta («da piccolo, mi domandavo se sarei diventato un medico e un ingegnere, da grande»), spesso, nelle interrogative indirette, la congiunzione subordinante “se” può reggere un condizionale, presente o passato: «non mi si diede certezza se sarebbe venuto» (Verga).”.

        http://www.dico.unime.it/2015/02/28/dopo-se-puo-essere-utilizzato-anche-il-condizionale-e-non-soltanto-il-congiuntivo/

        "Mi piace"

      • Buongiorno,
        il se abbinato al condizionale è possibile quando è sottintesa una domanda indiretta, utilizzando verbi come domandare, chiedere, non sapere.
        In pratica neanche ha compreso quello che ha copiato.

        “Da piccolo mi domandavo, se avessi dovuto scegliere un mestiere da grande cosa sarei diventato, un medico o un ingegnere ?”
        legga qui
        Oppure qui
        oppure qui
        Sig. Gatto Questo commento se visualizzato tramite la tecnica superiore è rivolto a Lei.
        Verifichi.
        Senior systems Engineer
        stefano tufillaro

        "Mi piace"

      • Però! È vero allora che si impara anche leggendo le frasi volgari scritte nei bagni degli studenti mentre si lava il pavimento

        "Mi piace"

      • “ Lo stupido ha un grande vantaggio sull’uomo di ingegno: è sempre contento di sé stesso. (Honoré De Balzac)”

        "Mi piace"

      • @tarato, alias Lo S-porco di Infosannio: anche un coione tuo pari, un certo @COSO, CIELLINO… VIENI QUA! (qui conosciamo bene il soggetto) ha preso lezioni sull’argomento (per l’occasione scrivevo col nick “?”)

        “? 2 giugno 2022 alle 18:05…”
        https://infosannio.com/2022/06/02/la-pace-in-mano-a-un-dittatore/

        E’ proprio vero che l’invidioso prof. Gerald, non ha mai frequentato certi c3ssi: su quelli che frequenta lui, non ci sono lezioni scritte sui muri da cui imparare, ma solo schizzi di merd4, ché certa gente non sa nemmeno fare centro, tanto ci sono quelli che puliscono per loro, vero idiot4?

        "Mi piace"

      • Sig Stufillaro

        Al signor Gatto capita spesso,direi sempre,
        Di non capire niente di quello che copia.Almeno una 30ina di commentatori ha provato a dirglielo negli ultimi mesi.
        Però è bravo a lavare i pavimenti.
        Porti pazienza

        "Mi piace"

      • Sig.a Valentina,
        La ringrazio.
        Il tema del post è sinceramente più importante di questa diatriba.
        Tramite la tecnica che sto sperimentando si riesca a filtrare i messaggi con valore aggiunto e archiviarli in modo da poterli reperire alla bisogna.
        E molti post su questo sito con i commenti risultanti hanno un altissimo valore aggiunto.
        Trasformare un forum nel battibecco ad personam realizza l’obiettivo di farlo fallire o perché il disturbatore sia minus habens o lo faccia di mestiere.
        Questi siti svolgono una funzione terapeutica involontaria nei confronti di persone i cui disturbi generali necessitano di una valvola di sfogo altrove difficilmente reperibile.
        Non penso sia necessario dedicargli più tempo oltre.
        Cordialmente
        Senior systems Engineer
        stefano tufillaro

        Piace a 1 persona

      • Bravo Gatto bidello, vedo che anche il sig stufillaro sta prendendo lezioni da te😂😂😂😂😂😂.
        Alle persone intelligenti e colte limitati a dire
        Buongiorno o buonasera. Impegnati di più a togliere gli aloni dalle finestre delle aule.
        È meglio per te

        "Mi piace"

      • Egregio Stuffillaro, mica sono stato io a scrivere:

        ““Non va MAI [avv. equivalente a ‘in nessun caso’, ndr.] usato il condizionale dopo il se (e quindi va SEMPRE [avv. equivalente a ‘continuità ininterrotta’, ndr.] usato il congiuntivo)”.”.

        Circa poi “il se abbinato al condizionale è possibile quando è sottintesa una domanda indiretta, utilizzando verbi come domandare, chiedere, non sapere. In pratica neanche ha compreso quello che ha copiato.”, in pratica è lei che non ha compreso come aprire un link. Se lo faceva, avrebbe scoperto che questo non è l’unico caso. Le agevolo il compito perché, a quanto pare, i suoi dispositivi tecnologici, ai quali si appoggia per dare un senso alla sua vita, hanno evidentemente qualche difficoltà:

        «Quesito:
        Tra le varie accezioni di “se” troviamo, se non vado errata, quella di esprimere una causa, accostandosi pertanto alle funzioni di dato che, dal momento che.

        Muovendo da ciò, vi chiedo se tali frasi potrebbero essere ammesse:
        “Ti voglio bene, se (dato che) non potrei mai vivere lontana da te”;
        “Se (dal momento che) non riuscirei mai a parlargli senza arrossire, puoi star certo che già da adesso provo qualcosa per lui”.

        Risposta:
        Le frasi sono perfettamente accettabili; in esse, “se” esprime la causa come un finto dubbio, cioè come un dubbio che è già stato risolto.».

        Si riguardi e non si trastulli troppo con le “applicazione client” che alla lunga si perde la vista… Buona giornata.

        PS: Dio come mi diverto su questo blog… ahahah…

        "Mi piace"

      • Ovviamente, al trio SerSe-Lo S-porco-Valentinacr3tina, sempre a rimorchio dei ronzini bolsi, non avendo in proprio neanche il loro catarro, nemmeno risponno… 🤣

        "Mi piace"

      • “Non penso sia necessario dedicargli più tempo oltre.”:

        eh, belin! Troppo comodo adesso fare l’ennesimo campione di scacchi…

        “Discutere con certe persone è come giocare a scacchi con un piccione. Puoi essere anche il campione del mondo ma il piccione farà cadere tutti i pezzi, cagherà sulla scacchiera e poi se ne andrà camminando impettito come se avesse vinto lui.”.

        Bai, bai… e speriamo che “… la tecnica che sto sperimentando si riesca a filtrare i messaggi con valore aggiunto e archiviarli in modo da poterli reperire alla bisogna…” non si inventi di correggermi l’inglese…

        Piace a 1 persona

      • Da quanto sembra di capire, il sig. Stufillaro dovrebbe possedere un titolo simile… C’era infatti una battuta che girava (oggi penso non più, visto il grado d’intelligenza artificiale raggiunta da certi trasumanoidi…) presso le aule dell’Alma Mater, riferita ai duri di comprendonio, che diceva pressappoco così:

        “O sei stupido, o sei ingegnere”!

        "Mi piace"

      • Il Sig Stufillaro ti ha messo anche il like.
        Non sei contento?
        😂😂😂😂😂😂😂
        Non ho mai visto una persona essere presa in giro e derisa così tanto. Mi dispiace
        🤕🤕🤕🤕

        "Mi piace"

      • Tu sì, TARATO, che saresti stato un ottimo ingegnere, di quelli che conoscono bene all’Alma: non è lui che mette i like, ma le sue macchinette virtuali con le quali ci perde la vista… ahahah… Poveracci come state messi malissimo, mamma mia…

        Piace a 1 persona

      • @SerSe: quanto poco affini siamo io e Paola (scusa grad) non occorre nemmeno ribadirlo, ma tu, ridanciano v0mito di pulce, pensi di poter seriamente impensierire una come Paolapc? So che le proporzioni non si insegnano al corso di laurea in storia delle brioche Ferrero che hai frequentato senza successo, ma cristo santo, un po’ di buon senso e di pudore, caxxo…

        "Mi piace"

      • Forse non hai capito, v0mito di pulce: nessuno qui si sottovaluta, tranne coloro che lo dovrebbero fare veramente, prendendolo come imprescindibile stile di vita…

        "Mi piace"

  2. VOTARE O ASTENERSI, QUESTO È ILPROBLEMA- Viviana Vivarelli
    Il 25 settembre andremo a votare per il rinnovo del Parlamento, che non conterà più quasi mille parlamentari ma 345 in meno.
    Voteremo per eleggere 400 deputati e 200 senatori, un terzo con il maggioritario, o uninominale, e due terzi con il proporzionale, o plurinominale. Per la prima volta, anche chi ha piùdi 18 anni e meno di 25 potrà votare per eleggere il Senato.
    Già si prevede che alle prossime elezioni il primo partito sarà quello degli astenuti. Un elettore su 3 non andrà a votare. Insomma un terzo del Paese dimostrerà di non avere alcun interesse verso questi partiti perché non si sente rappresentato da nessuno di loro.
    Dal dopoguerra a oggi i votanti non hanno fatto che diminuire ma il Rosatellum ha dato loro il colpo di grazia.
    Purtroppo l’astensione non farà la differenza, perché chi non vota ha comunque perso e ai partiti maggiori l’astensione alta gli fa un baffo perché, comunque, i voti saranno spartiti tra i maggiori partiti votati mentre i partiti più piccoli o quelli nuovi e non intruppati non riusciranno a superare la soglia del 3% e alcuni spariranno per sempre o non entreranno nemmeno in lizza (già è sparita Alternativa c’è, per lo scarso tempo rilasciato alla raccolta delel firme).
    I sondaggi prevedono che più di 15 milioni di elettori su 46 non andranno a votare.
    Sono stati depositati 75 simboli di partito (in passato furono anche 120) ma prevarranno solo i partiti maggiori: quelli della coalizione di centrodestra, Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia. Il M5S che corre da solo. Il Pd che si schiera con +Europa, Verdi e Sinistra. Il terzo polo, formato da Azione e Italia Viva. Italexit che forse ce la fa a superare la soglia.
    Purtroppo il numero dei non votanti sarà alto per molti motivi: apatia, ignoranza, disinteresse, schifo, indignazione, scarsità di democrazia e di partecipazione, autoreferenzialità dei partiti…
    Un’astensione alta indica un doppio fallimento: quello di una classe politica che si è staccata dalla base popolare calpestando ogni essenza democratica, e il fallimento di un popolo ormai scettico e disincantato, amareggiato o indifferente, che penda di non contare nulla e che si è arreso e quindi non merita la lotta dei migliori, richiamando solo il peggio.
    Il popolo dimenticato degli astenuti oscilla fra il 30 e il 35% degli elettori potenziali, un record assoluto nella storia repubblicana.
    L’inizio di questa crisi della partecipazione democratica avviene con Tangentopoli. La politica esce dalle case e dalla piazze e si concentra nelle stanze del potere o nei salotti. Le scelte politiche, addirittura, non sono più italiane ma vengono da fuori, dagli USA, dall’Ue, dai mercati, dalle multinazionali, da centro di potere occulti e internazionali.
    Ma la crisi della classe politica è accompagnata dalla crisi di credibilità dei sindacati, che diventano centri di potere economico, ammassandosi in una amalgama omogenea che cessa di difendere i diritti del lavoro, per diventare una stampella amorfa del Governo e dei suoi protetti.
    Il tutto si accompagna alla degradazione della stampa e dei media che smettono di rappresentare posizioni politiche diverse per una colla posticcia corporativa, nelle mani di un pugno di padroni proprietari suppergiù simili, mentre la televisione si appiattisce in una offerta indifferenziata dove si mescola e rimescola sempre lo stesso pastone a senso unico, da cui viene espunta quasi totalmente ogni traccia di opposizione, tant’è che nell’antidemocrazia del Pd e di Draghi, sparisce addirittura il M5S, mentre vengono ignorati i partiti nuovi e si martellano gli utenti senza pietà, presentando e ripresentando pochissimi candidati spregevoli pompati all’inverosimile che riempiono tutti i palinsesti con le loro figure odiose.
    La politica esce dalle case dei cittadini per diventare un pessimo e insopportbabile spettacolo. Spariscono le ideologi, i programmi sono sempre più confusi e contraddittori. Si agitano solo i personalis di poche macchiette gonfiati dai sondaggi e da un eccesso di visibilità stucchevole e inconsistente, mentre la cronaca martella ogni giorno con arresti e denunce di politici indagati o collusi con le tre mafie.
    “Ipsos ci dice che il 51% degli italiani finora ha seguito poco o per nulla la campagna elettorale, con picchi di “disinteresse” in particolare fra operai, disoccupati, lavoratori autonomi, casalinghe e persone meno istruite: cittadini poveri o precari, cioè, che si sentono abbandonati dalla politica e che nelle proposte dei partiti non vedono possibili soluzioni ai loro problemi molto concreti.”
    Lo stesso disinteresse si dilata nelle fabbriche. Del resto cresce la delocalizzazione, peggiorano le condizioni dei lavoratori, chiudono migliai di imprese…
    L’80% dei giovani fra i 18 e i 24 anni ritiene che «con la classe dirigente che abbiamo in Italia le cose non cambieranno mai».
    A tutto questo aggiungiamo la caduta di democrazia provocata dal Rosatellum che elimina il voto di maggioranza, non permette all’elettore la scelta del candidato, ipone liste fisse fatte dai capi partito, e costringe ad odiose coalizioni.
    Michele Ainis dice: «Il Mattarellum fu peggiorato dalla destra, brevettando il Porcellum, e quest’ultimo congegno venne peggiorato poi dalla sinistra con il Rosatellum. Non puoi scegliere i candidati alle elezioni, giacché le primarie sono un fantasma del passato; non puoi nemmeno scegliere fra i candidati decisi dai partiti, dato che i loro nomi figurano su un listino bloccato; non hai voce in capitolo sulle alleanze, sugli apparentamenti fra una lista e l’altra, forse neppure sugli esiti del voto. Altrimenti perché tutto questo pietire e sgomitare dei politici per infilarsi in un “collegio sicuro”? Se lorsignori sono già certi del tuo voto, tu elettore cosa sei, un soldato, un burattino?».
    “In effetti, con l’attuale sistema elettorale il potere di scelta del cittadino votante è ridotto all’osso. Con i listini bloccati decide tutto il leader di partito, i candidati da blindare vengono “paracadutati” nei collegi sicuri, e pazienza se in quella circoscrizione non hanno mai messo piede. Il sistema favorisce poi alleanze improvvisate, con il risultato che, ad esempio, gli elettori bolognesi del Pd si ritroveranno (di nuovo) a votare automaticamente per Casini o quelli di Napoli-Fuorigrotta per Di Maio. Per non dire dei complessi algoritmi che provocano il cosiddetto “effetto flipper”, in base al quale ad esempio un travaso di 15mila voti a Milano dalla Lega a Fratelli d’Italia farà scattare un seggio in più per la Meloni in Sardegna, e a scapito non del Carroccio ma di Forza Italia, che sarà a sua volta “rimborsata” con un posto in più in Basilicata, sottratto alla Lega. Un meccanismo cervellotico che sminuisce ancor più il potere di scelta dei territori e trasforma le elezioni in certi casi in una vera e propria lotteria.”
    Sempre i sondaggi ci dicono che una astensione alta favorirà il centrodestra che risponde a interessi forti e meglio organizzati, una destra, che si appoggia ai più ricchi, ai mercati, alle tre mafie,a un intreccio di interessi sporchi, che ci metterà ancora di più fuori dalla democrazia, con rigurgiti regressivi e fascisti.
    E purtroppo quelli di destra saranno quelli che voteranno e si asterranno di meno.

    "Mi piace"

  3. Discorso sulla felicità di Jose Mujica ( scritto per infosannio)(seguitemi sul mio blog)

    Autoritá presenti di tutte le latitudini e organismi, grazie mille. Grazie al popolo del Brasile e alla sua Sra. Presidentessa, Dilma Rousseff.
    Esprimiamo la profonda volontà come governanti di sostenere tutti gli accordi che, questa, nostra povera umanità, possa sottoscrivere. Comunque, permetteteci fare alcune domande a voce alta. Tutto il pomeriggio si é parlato dello sviluppo sostenibile. Di tirare fuori le immense masse dalle povertà.
    Che cosa passa nella nostra testa? Il modello di sviluppo e di consumo, che é l’attuale delle società ricche?
    Mi faccio questa domanda: che cosa succederebbe al pianeta se gli indù in proporzione avessero la stessa quantità di auto per famiglia che hanno i tedeschi? Quanto ossigeno resterebbe per poter respirare? Più chiaramente: possiede il Mondo oggi gli elementi materiali per rendere possibile che 7 o 8 miliardi di persone possano sostenere lo stesso grado di consumo e sperpero che hanno le più opulente società occidentali?
    Sarà possibile tutto ciò? O dovremmo sostenere un giorno, un altro tipo di discussione?
    Perché abbiamo creato questa civilizzazione nella quale stiamo: figlia del mercato, figlia della competizione e che ha portato un progresso materiale portentoso ed esplosivo. Ma l’economia di mercato ha creato società di mercato. E ci ha rifilato questa globalizzazione, che significa guardare in tutto il pianeta.
    Stiamo governando la globalizzazione o la globalizzazione ci governa? É possibile parlare di solidarietà e dello stare tutti insieme in una economia basata sulla competizione spietata? Fino a dove arriva la nostra fraternità?
    Non dico queste cose per negare l’importanza di quest’evento. Ma al contrario: la sfida che abbiamo davanti è di una magnitudine di carattere colossale e la grande crisi non è ecologica, è politica!
    L’uomo non governa oggi le forze che ha sprigionato, ma queste forze governano l’uomo … E la vita! Perché non veniamo alla luce per svilupparci solamente, così, in generale.
    Veniamo alla luce per essere felici. Perché la vita è corta e se ne va via rapidamente. E nessun bene vale come la vita, questo è elementare. Ma se la vita mi scappa via, lavorando e lavorando per consumare un plus e la società di consumo è il motore, perché, in definitiva, se si paralizza il consumo, si ferma l’economia, e se si ferma l’economia, appare il fantasma del ristagno per ognuno di noi. Ma questo iper consumo è lo stesso che sta aggredendo il pianeta.
    Però loro devono generare questo iper consumo, producono le cose che durano poco, perché devono vendere tanto. Una lampadina elettrica, quindi, non può durare più di 1000 ore accesa. Però esistono lampadine che possono durare 100mila ore accese!
    Ma questo non si può fare perché il problema è il mercato, perché dobbiamo lavorare e dobbiamo sostenere una civilizzazione dell’usa e getta, e così rimaniamo in un circolo vizioso.
    Questi sono problemi di carattere politico che ci stanno indicando che è ora di cominciare a lottare per un’altra cultura.
    Non si tratta di immaginarci il ritorno all’epoca dell’uomo delle caverne, né di avere un monumento all’arretratezza. Però non possiamo continuare, indefinitamente, governati dal mercato, dobbiamo cominciare a governare il mercato.
    Per questo dico, nella mia umile maniera di pensare, che il problema che abbiamo davanti è di carattere politico. I vecchi pensatori – Epicuro, Seneca o finanche gli Aymara – dicevano: “povero non è colui che tiene poco, ma colui che necessita tanto e desidera ancora di più e più”.
    Questa è una chiave di carattere culturale. Quindi, saluterò volentieri lo sforzo e gli accordi che si fanno. E li sosterrò, come governante. So che alcune cose che sto dicendo, stridono. Ma dobbiamo capire che la crisi dell’acqua e dell’aggressione al medio ambiente non è la causa.
    La causa è il modello di civilizzazione che abbiamo montato. E quello che dobbiamo cambiare è la nostra forma di vivere!
    Appartengo a un piccolo paese molto dotato di risorse naturali per vivere. Nel mio paese ci sono poco più di 3 milioni di abitanti. Ma ci sono anche 13 milioni di vacche, delle migliori al mondo. E circa 8 o 10 milioni di meravigliose pecore. Il mio paese è un esportatore di cibo, di latticini, di carne. È una semipianura e quasi il 90 per cento del suo territorio è sfruttabile.
    I miei compagni lavoratori, lottarono tanto per le otto ore di lavoro. E ora stanno ottenendo le sei ore. Ma quello che lavora sei ore, poi si cerca due lavori; pertanto, lavora più di prima. Perché? Perché deve pagare una quantità di rate: la moto, l’auto, e paga una quota e un’altra e un’altra e quando si vuole ricordare … é un vecchio reumatico – come me – al quale già gli è passata la vita davanti!
    E allora uno si fa questa domanda: questo è il destino della vita umana?
    Queste cose che dico sono molto elementari: lo sviluppo non può essere contrario alla felicità. Deve essere a favore della felicità umana; dell’amore sulla Terra, delle relazioni umane, dell’attenzione ai figli, dell’avere amici, dell’avere il giusto, l’elementare.
    Precisamente. Perché è questo il tesoro più importante che abbiamo: la felicità!
    Quando lottiamo per l’ambiente, dobbiamo ricordare che il primo elemento dell’ambiente si chiama felicità umana!”

    "Mi piace"

  4. “Concezione estetica della scelta politica, se mi piaci, ti voto” ……concezione mediatica della scelta politica, che è immagine, estetica, pubblicità….. risultato di un progetto e prodotto mediatico, dal 1994 , data che segna una linea di demarcazione fra il prima ed il dopo. ……il prodotto mediatico come catalizzatore di voti di chi non ha interessi corporativi, mentre chi li ha sa perfettamente chi votare e perché , ma senza l’ effetto catalizzatore non avrebbe i numeri per governare ….a questo serve la concezione estetica, a convincere mediaticamente, che gli interessi corporativi siano anche i tuoi, che non fai e mai farai parte della corporazione. ……..oltre all’ effetto catalizzatore, c’è anche quello depressore. ….dell’ inutilità del voto, e bisognerebbe chiedersi se sia effettivamente una convinzione propria o acquisita , attraverso lo stesso meccanismo mediatico, impegnato a sfornare miti estetici. ……da cui la frase di Mark Twain al contrario : se l’ astensione fosse un reale pericolo per il potere, chi ha ed esercita quel potere, l’ avrebbe osteggiata, forse vietata e non mediaticamente indotta……

    "Mi piace"

  5. NON È VIOLENZA di Malcom X per infosannio

    Se non si agisce presto, penso che dovrete convenire sul fatto che saremo costretti a servirci o della scheda o delle pallottole. Nel 1964 sarà la volta dell’una o delle altre. Non è che stia per arrivare il momento: il momento è già arrivato. Il 1964 minaccia di essere l’anno più esplosivo che l’America abbia mai visto. L’anno più esplosivo. Perché? E anche un anno politico, è l’anno in cui tutti i politicanti bianchi torneranno nelle comunità negre a far la corte a voi e a me per farsi dare qualche voto; l’anno in cui tutti gli imbroglioni della politica bianca verranno qui nelle nostre comunità con le loro false promesse, ad alimentare le nostre speranze di pacificazione, con i loro trucchi e i loro inganni, con le false promesse che non hanno nessuna intenzione di mantenere. Con questi metodi essi alimentano l’insoddisfazione che può portare solo a una cosa: l’esplosione. Ora qui in America – mi dispiace, fratello Lomax – ha fatto la sua comparsa il tipo di uomo nero che non tollera più di porgere l’altra guancia.

    "Mi piace"

  6. Il voto
    Votare chi
    Il meno peggio?
    Ma pure il meno peggio è catalogato con i peggio altrimenti non sarebbe il meno peggio,
    Atroce dilemma,
    l’alternativa è votare i cespuglietti, sempre che non siano partiti civetta, e cercar di rendere difficile la legislatura per i peggio e i meno peggio.

    "Mi piace"