Re Franceschiniello punta tutto su Napoli

Tra progetti ambiziosi e contestati, oggi sarà a capri per il “matrimonio” del suo dg. Oggi Dario Franceschini è atteso in Campania, per il “matrimonio” (unione civile) del direttore generale Musei, Massimo Osanna, già direttore di Pompei, che si terrà a Capri, Villa Lysis, alla presenza […]

(DI LEONARDO BISON – ilfattoquotidiano.it) – Oggi Dario Franceschini è atteso in Campania, per il “matrimonio” (unione civile) del direttore generale Musei, Massimo Osanna, già direttore di Pompei, che si terrà a Capri, Villa Lysis, alla presenza di uno stuolo di vip. Sarà l’occasione per parlare anche della campagna elettorale in corso, essendo come noto il ministro, emiliano di nascita, vita e formazione, candidato all’uninominale di Napoli al Senato. Eppure quello che forse è il più “big” tra i paracadutati alla ricerca di un collegio sicuro – nel 2018 era stato inaspettatamente sconfitto nella “sua” Ferrara –, non ha, a differenza di altri, sollevato grandi proteste nel partito locale. Non solo per la presa che il ministro ha sul suo Pd. Questa candidatura è stata costruita nei mesi e, in parte, negli anni, soprattutto da quando il patto Pd-M5S ha portato Gaetano Manfredi a essere eletto a sindaco, nel 2021. La galoppata, che avrebbe dovuto concludersi con le elezioni del 2023, era iniziata in primavera, quando il ministro ha iniziato a presentarsi molto più spesso in città. Il 26 aprile per presentare il suo libro, il 20 maggio per ricevere le chiavi di Pompei e per un’inaugurazione, il 16-17 giugno per un meeting con i ministri della cultura dei paesi mediterranei, voluto da Franceschini stesso, e poi il 29 luglio per la Conferenza dei direttori degli istituti di cultura italiana nel mondo. Che ci sia una relazione tra le comparsate e la candidatura è evidente. Il 20 maggio il ministro aveva dichiarato che la città partenopea ha tutto per essere la capitale della cultura del Mediterraneo. Non era retorica: il 17 giugno il documento conclusivo del summit, ha istituito il titolo di capitale della cultura del Mediterraneo, per poi chiarire che Napoli “ha tutte le carte in regola” per divenire la prima detentrice. Nel tweet di lancio della candidatura del 18 agosto, ritorna quel tema: “una città unica al mondo, da sempre e per sempre Capitale della Cultura”. Prima, a fine marzo, Draghi ha firmato con Manfredi un “Patto per Napoli”, da 1,3 miliardi: “lo difenderemo con i denti” ha detto Franceschini il 31 agosto.

Ma non sta andando tutto come previsto, e non solo perché l’asse Pd-M5S si è rotto (ma non quello con Manfredi). Il ministro sta avendo delle difficoltà con la sua, di norma molto efficace, comunicazione. A maggio erano tre i progetti che aveva proposto alla città: una stazione dell’Alta Velocità agli scavi di Pompei; il trasloco della Biblioteca Nazionale dall’attuale sede a Palazzo Reale, al Real Albergo dei Poveri, fuori dal centro; un museo di Totò al Monte di Pietà. Solo l’ultima non ha trovato contestazioni. L’Alta velocità a Pompei è stata in breve abbandonata, data l’acclarata inopportunità del progetto mentre i treni circumvesuviani languono. Il trasloco della Biblioteca Nazionale ha trovato un’opposizione capillare, dagli utenti ai dipendenti dell’istituto, per i motivi più diversi, dai costi (100 milioni), ai rischi, all’inopportunità. Difficile credere che un ministro possa cadere su una biblioteca, ma sarà un test rilevante per un politico che da 8 anni ha scommesso sul MiC, con scelte divisive come la riforma dello stesso, nel 2016. Proprio a Napoli si trovano diversi musei divenuti autonomi per sua scelta, dotati di “superdirettori” con ampi poteri e spazio mediatico come mai prima di allora. Quanto questo nuovo modo di gestire il patrimonio cittadino piaccia, lo si vedrà il 25 settembre.

5 replies

  1. “una stazione dell’Alta Velocità agli scavi di Pompei”

    Un’altra? No vabbè l’alta velocità da Roma in giù è una barzelletta, ogni aspirante onorevole la promette nel suo condominio, e ogni sputo di paese campano c’ha la sua cavolo di fermata e io se voglio andare a Milano (e non ci voglio andare) ci metto 7 minuti, se voglio tornare a casa mia in Puglia ci metto 9 ore perché i campani l’alta velocità l’hanno scambiata per una metropolitana.
    Siamo proprio dei terroni dentro!

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  2. “candidato all’uninominale di Napoli al Senato”
    Infatti a Ferrara non ci mette più piede, bensì abbia uno studio legale e il suo palazzo famigliare sia diventato un lussuoso B&B.
    Altrimenti lo cospargerebbero di pece e lo coprirebbero di piume.

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  3. È solo una semplice questioni di modello di sviluppo e sistema retroattivo di controllo su di un impianto sociale estremamente semplificato e decodificato con numeri di serie in linea con le loro teorie economiche, anticomplottare e antiterrorismo datate al pleistocene ma potenziate con la tecnologia delle comunicazioni.
    All’atto pratico il modello di sviluppo a marchio globalità e iper industriale fa acqua da molti punti ma per sé, si prospettano al meglio e con tutti i vantaggi possibili.
    Se nel suo palazzo avesse costruito qualcosa di usufruibile dalla cittadinanza poteva quasi essere ineccepibile, come il palazzo dei diamanti convertito a museo, ma logica vuole che la spinta al privato e al benessere debba appartenere ad una ristretta cerchia di oligarchi del pensiero smile e nelle direzioni del modello di sviluppo italiano propugnato dal governo .

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