La guerra e la tempesta in arrivo

Esiste, sempre più diffuso e profondo, un sentimento di ansia mescolata a incertezza per il futuro, che sentiamo crescere in noi e intorno a noi, e che i sondaggi sulle intenzioni di voto non possono cogliere. Ci sentiamo agitati perché consapevoli che oltre l’orizzonte del 25 settembre […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – Esiste, sempre più diffuso e profondo, un sentimento di ansia mescolata a incertezza per il futuro, che sentiamo crescere in noi e intorno a noi, e che i sondaggi sulle intenzioni di voto non possono cogliere. Ci sentiamo agitati perché consapevoli che oltre l’orizzonte del 25 settembre ci corre incontro una tempesta, economica e sociale, preceduta da un vento cattivo che si accompagna all’esplosione dei prezzi dell’energia, all’impennata dell’inflazione, all’insostenibilità del nostro attuale modello di vita. Di tale catastrofe incombente la causa scatenante è stata, a seguito dell’aggressione russa, il conflitto che ci vede, come Europa e come Nato, fornire sostegno militare (e non solo) all’aggredito ucraino, subendo le pesanti ritorsioni sul gas erogato da Mosca. Trascorsi più di sei mesi da quell’invasione criminale è lecito chiedersi per quanto tempo ancora dovremo subire le conseguenze di una guerra devastante (più per noi che per lo Zar Vlad)? Senza per questo essere accusati di filoputinismo e/o tradimento dei valori occidentali (ma poi, alla fine, chissenefrega?).

Emmanuel Macron ha sentenziato “la fine dell’era dell’abbondanza”. Vero, anche se insieme alla presa d’atto di un futuro che si annuncia assai poco promettente sarebbe opportuno interrogarsi sulle origini di tale cataclisma. L’impatto con la crosta terrestre di un gigantesco meteorite? Il sopraggiungere di una pestilenza al cui confronto il Covid è un semplice starnuto? Insomma, questa apocalisse che sta per abbattersi sui redditi delle famiglie italiane, falcidiando un numero incalcolabile di imprese ed esercizi commerciali va considerata tra gli eventi ineluttabili? Oppure “la fine dell’era dell’abbondanza” è, come sempre, la diretta conseguenza dell’agire umano: nel caso in esame della incapacità di governare un conflitto e di porre le basi di un negoziato? Davvero autorevoli uomini di Stato come Macron, Mario Draghi, Olaf Scholz, non possono far nulla per evitare che i rispettivi Paesi, e l’Europa tutta, vengano trascinati verso l’ignoto come fuscelli dalla furia delle rapide? “Ma qual è l’obiettivo per cui stiamo lavorando”, si chiede Massimo D’Alema nel ricordo di un uomo votato alla pace come Michail Gorbaciov. “Quando una guerra non ha una soluzione militare, come spiega Kissinger, bisogna aprire un confronto. Che assetto vogliamo che abbia l’Europa? Non si capisce”. È soprattutto da questo “non capire” che nasce l’ angoscia di noi poveri viaggiatori a fari spenti nella notte.

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11 replies

  1. Tanto finché andiamo dietro all atlantismo non ne usciremo mai ! Cosa vuoi che gli freghi a Biden dell europa ( anzi ben venga ) ci vuole la bieca ossessione e possessione di biechi personaggi ( pagati ) per andare dritti verso il disastro collettivo europeo ( mentre molti si fanno i fatti loro e comprano gas dalla Russia) mentre noi coglioni italiani abbiamo seguito Draghi e Cingolani e Franco , non ne hanno azzeccaccata una sbagliando i conti ! Forse non erano i migliori ?

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  2. Consumata l’America Latina, ora tocca all’Europa.
    Un po’ schematica, ma questo è il concetto. Ed è un concetto tremendamente gretto, tanto da far fatica a crederlo da parte nostra. Eppure… (privatizzazioni -anche dei settori essenziali-, TV spazzatura, scuole picconate, speculatori in libertà -vedi gas- … ci dovremmo ancora meravigliare delle conseguenze? O darci una rapida sveglia?)

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  3. Paolo Maddalena – Gorbaciov, il “mercato globale” e le privatizzazioni della proprietà pubblica demaniale del Popolo

    La stampa odierna dedica molto spazio alla scomparsa di Gorbaciov, il quale reagì contro lo stato di miseria che si era determinato in Russia, a causa della corsa agli armamenti, aprendo, con una visione pacifista, sul piano internazionale e con la distribuzione di alcuni beni statali ai privati sul piano interno. Le buone intenzioni di Gorbaciov non si realizzarono perché Eltsin, che lo sostituì, concesse l’intera ricchezza nazionale ai più furbi, che si accaparrano bene di tutti, nel proprio personale interesse, diventando i cosiddetti oligarchi.
    La situazione poi migliorò con l’azione di Putin che riportò nella proprietà statale soprattutto le fonti di energia, tra le quali ha primeggiato l’estrazione e la distribuzione del gas, che è diventato un elemento centrale della ricchezza nazionale russa, attraverso le esportazioni nei Paesi europei.

    Questi avvenimenti, unitamente alla caduta del muro di Berlino, hanno portato al reale disfacimento dell’Unione delle repubbliche sovietiche (URSS) e ha aperto la strada, specialmente in Europa, ai fautori del neoliberismo, il cui obiettivo è la cessione dei beni in proprietà pubblica demaniale del Popolo ai privati, nell’illusorio convincimento che sappiano gestire meglio le risorse nazionali.

    Primo attore di questa rivolta economica , che uccideva il sistema economico produttivo di stampo keynesiano, secondo il quale la ricchezza deve andare alla base della piramide sociale e il lavoro ha una funzione costruttiva dello Stato-Comunità, per sostituirlo con il sistema predatorio neoliberista, che toglie la ricchezza al popolo per donarla ai ricchi e considera il lavoro un peso per l’imprenditore, fu Mario Draghi, il quale, il 2 giugno 1992, proclamò il suo intento sul panfilo Britannia, ancorato a Civitavecchia, con 100 delegati della City londinesi, chiedendo ai presenti un forte aiuto politico.

    Le sue idee erano già state in parte realizzate dal governo Ciampi-Amato, che avevano privatizzato e svenduto tutte le banche pubbliche italiane, e furono alla base della prima grande privatizzazione (che consisté nel porre sul mercato beni demaniali fuori mercato) dei nostri mezzi di produzione di ricchezza nazionale da parte di Giuliano Amato, il quale, con legge numero 333 del 1992, privatizzò l’INA (le assicurazioni, soprattutto sulla vita, molto fruttuose), l’Enel (energia elettrica), l’Eni (gas, petrolio, benzina ecc.) e l’IRI con oltre 1000 industrie e 600 mila dipendenti che furono gettati sul lastrico.

    Alla svendita di questi beni provvide soprattutto Prodi, ma anche i governanti che si sono succeduti da quell’epoca fino a oggi. Si ricordi, che ancora oggi Draghi prosegue su questa via, come dimostra il Disegno di legge sulla concorrenza, che vuole porre a gara europea i servizi di taxi e di balneazione, nonché privatizzare tutti i servizi pubblici locali, compresa la gestione dell’acqua.

    Il tutto è stato frutto di detta grande idiozia che ha impoverito il Popolo italiano con la dissoluzione del suo principale mezzo di sostentamento, costituito dal demanio pubblico, il quale, secondo la vigente Costituzione, deve comprendere anche i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia, le situazioni di monopolio e le industrie strategiche, in quanto di preminente interesse generale (art. 43 Cost.).

    Non sfugga che a causa del nuovo sistema neoliberista l’Italia è stata costretta a indebitarsi fino al collo, sia per l’ordinaria amministrazione, sia per l’amministrazione straordinaria dovuta agli stati di emergenza determinati prima dalla pandemia e poi dalla guerra in Ucraina.

    Porto ad esempio, per dimostrare l’assurdità di questo sistema, la questione del gas, che è stato oggetto di una vorticosa speculazione, il cui effetto è stato l’aumento esponenziale del prezzo del gas e dell’energia elettrica.

    Per arginare questo fenomeno lo Stato ha erogato, dall’inizio dell’anno, 50 miliardi di euro in aiuti a imprese e famiglie sulle bollette, sia del gas che dell’energia elettrica.

    Tutto ciò non sarebbe avvenuto se Eni e Enel fossero rimaste integralmente nella proprietà pubblica demaniale del Popolo (si noti che il 30% delle azioni Eni è di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, cioè una S.p.A., i cui proventi vanno ai soci e non al bilancio dello Stato italiano) e cioè non fossero state privatizzate e cedute agli stranieri, i quali hanno fruito in questo periodo, a causa della speculazione, di introiti super-miliardari.

    Sarebbe stato opportuno, a mio avviso, che questi denari, destinati ad alleviare l’onere del pagamento delle bollette, fossero stati investiti nell’acquisto di azioni di queste due grandi società, che ci sono sfuggite di mano a causa delle insane privatizzazioni operate dai nostri politici, nella prospettiva di riacquistare alla proprietà pubblica collettiva del Popolo queste importantissime fonti di energia, come per altro impone il citato articolo 43 della Costituzione.

    A questo punto debbo osservare che la tragedia economica italiana è derivata dalla istituzione di un libero mercato, sancito dal trattato di Maastricht, che ha consentito a tutti di investire i propri capitali ovunque volessero e che soltanto l’accrescimento della proprietà pubblica demaniale del Popolo, che è inalienabile, inusucapibile, imprescrittibile e incomprimibile è in grado di mantenere nel nostro Paese.

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    • Eccezionale! 👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻
      Ecco chi è e che cosa ha causato il Migliore de stocz col suo neoliberismo.
      Grazie per il contributo, Viviana.

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  4. Non condivido nulla ,caro Padellaro. È finita l’era dell’abondanza ,dice Macron ? Quindi il benessere ci veneva dalla Russia e da Putin il terribile ? Con un approccio come : Russia aggressore, Ucraina povera vittima, come si può instaurare un tentativo di dialogo ? Padellaro è un dialogatore finto che vuole tenere i piedi in due staffe . Non ha nessuna intenzione di vedere la questione con gli occhi degli abitanti del Donbass o di quelli di Crimea che pure sono ucraini.

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    • Bravo . E’ risaputo che Il Fatto non puo’ sbilanciarsi piu’ di tanto , altrimenti certi ambienti potrebbero incavolarsi . Non sto qui a nominarli .
      Insomma , in Italia non esistono giornali completamente liberi , qualche catena ce l’ hanno tutti , ma e’ coraggioso farlo notare come hai fatto .

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  5. Molti gli interrogativi, aggiungiamoci anche questo: Caro Antonio è possibile, in modo democratico, raggiungere le sue speranze in merito? Che sono le speranze di tutti. Spero nel prossimo editoriale una sua risposta.

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  6. Sulla guerra in Ucraina, sulle sacrosante ragioni dei Russi, sui crimini ucraini che durano da 8 anni, sulle provocazioni Nato, insomma sulla verità che avrebbe dovuto spingere l’Europa a capire che il vero suo nemico è l’interesse geopolitico americano e la teppaglia neonazista che guida l’Ucraina, beh il coraggio di un controcanto alla servile e prezzolata propaganda mainstream non lo avrà mai Padellaro, né altro giornalista che ha rilevanza televisiva. Tanto meno un politico, anche quello non di Sistema si morderà la lingua. E non dirà la verità. D’altronde nell’Occidente “libero” se ti metti contro il vero Potere “salti in aria”, finisci male, più che nell’autocrazia putiniana.

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