Manzo, salta la candidatura della grillina che flirtava con i forzisti in Campania

Salta la candidatura della deputata del Movimento, di cui sono emersi i rapporti con uomini dell’ex Cavaliere, anche con problemi con la giustizia. Un esposto di un attivista pentastellato l’accusava di aver truccato il voto alle parlamentarie […]

(DI VINCENZO IURILLO – Il Fatto Quotidiano) – Salta la candidatura della deputata uscente Teresa Manzo nelle liste M5s nel plurinominale di Napoli provincia. Era la numero due dopo l’ex ministro Sergio Costa (posizione a cui ora scala un’altra deputata uscente, Carmen Di Lauro), ma è stata travolta dalle conseguenze di un esposto di un attivista pentastellato (che è voluto rimanere anonimo) che la accusava, con un audio di dubbia provenienza in cui si ascolta un presunto cliente di un Caf, di aver truccato le parlamentarie controllando il voto online sul pc della sede di Castellammare di Stabia, attingendo alle banche dati di un file excel.

A queste accuse, peraltro difficili da provare, si erano aggiunte in queste ore nuove polemiche che accomunavano il suo nome a quello di Claudia Majolo, estromessa dalle liste 5 Stelle di Napoli città (era la numero 4), per i suoi vecchi post di amore a Silvio Berlusconi. “Cacciano chi scriveva ‘ti amo’ a Berlusconi e candidano chi si alleava con quelli di Forza Italia”, il tono delle proteste più vibranti di alcuni grillini. In una chat aveva iniziato a circolare una battuta micidiale: “(Majolo, ndr) è stata tolta perché la quota Forza Italia era già riempita da Teresa Manzo”!

Più di 700 preferenze avevano catapultato Manzo al numero due, dunque con una non remota possibilità di elezione, e lei si era difesa dall’esposto dicendo “che la veridicità dell’audio non è dimostrabile e il Movimento dispone di tutti i controlli e le garanzie possibili per accertare che si si candida risponde ai criteri di trasparenza e coerenza coi principi fissati dallo Statuto’. Poi la diffusione delle liste, pochi minuti fa, con il nome di Manzo depennato in extremis.

La battuta di Manzo in quota Forza Italia va spiegata, ché basta smanettare bene su google e consultare bene gli archivi per trovare numerose tracce di amorosi sensi (politici) tra Manzo e gli esponenti berlusconiani nel territorio tra Castellammare di Stabia e Gragnano.

Eccone una, la più famosa, datata 21 maggio 2020: da poche ore le agenzie hanno battuto la notizia della richiesta di arresto del deputato di Forza Italia Antonio Pentangelo, coinvolto insieme al senatore azzurro Luigi Cesaro nell’affaire Cirio, con l’accusa di essersi fatto corrompere con un orologio di lusso dall’imprenditore Adolfo Greco, deus ex machina del progetto di riconversione edilizia dell’ex area industriale di Castellammare di Stabia e già tratto in arresto (verrà poi condannato a otto anni) per essere stato il trait d’union delle estorsioni camorristiche del clan stabiese ai danni di altri imprenditori della grande distribuzione.

Quel giorno Manzo scrive un post che fa andare su tutte le furie il mondo grillino: “Pur essendo su posizioni completamente opposte conosco da tempo Pentangelo in quanto mio concittadino, sono certa che avrà modo di chiarire le sue posizioni, potendo contare su una attenta ed oggettiva valutazione degli atti di indagine del Parlamento”. Poi dovrà correggere il tiro, precisando che voterà a favore dell’arresto se la richiesta arriverà in aula, cosa che non avverrà mai perché l’ordinanza verrà stoppata dal Riesame.

L’affaire Cirio e l’operazione Olimpo, va ricordato, verranno abbondantemente richiamati negli atti della relazione della commissione prefettizia che determinerà lo scioglimento per camorra del comune di Castellammare di Stabia. Ed ora torniamo a quel passaggio sulla conoscenza da tempo “in quanto mio concittadino”. Manzo e Pentangelo sono infatti di Lettere, paesino famoso per l’omonimo vino buono frizzante. Googlate “Lettere Manzo Pentangelo Metropolis”. Vi apparirà il link di un articolo del quotidiano stabiese ‘Metropolis’ del maggio scorso dal titolo: “La grande ammucchiata per le elezioni a Lettere: i grillini alleati di Berlusconi”. E’ il racconto di come Teresa Manzo e Antonio Pentangelo, camuffati i loro referenti locali in una lista civica (peraltro imposta dal turno unico dei piccoli paesi), si sono uniti nel comune intento di far eleggere sindaco Anna Amendola. Era l’unica candidata, e ha dovuto solo superare lo scoglio del quorum di affluenza. Tra i consiglieri eletti c’era Gelsomina Manzo. La sorella di Teresa Manzo, ora assessora.

L’operazione, per la verità, fu tentata anche l’anno prima nella ben più grande e popolosa Gragnano, dove Manzo e Pentangelo, in nome del M5s e di Forza Italia, insieme al Pd lavorarono a un grande inciucio sul modello dei Migliori, allora di moda, intorno alla riconferma del sindaco uscente Paolo Cimmino.

Purtroppo (per loro) la regista della manovra era Annarita Patriarca, consigliera regionale, di Gragnano, fedelissima di Fulvio Martusciello e figlia dell’ex senatore gavianeo (da Antonio Gava) Francesco Patriarca, morto dopo una condanna definitiva a nove anni per concorso esterno in associazione camorristica con il clan Alfieri. Dieci anni prima Annarita Patriarca era stata sindaco di Gragnano e la sua amministrazione fu sciolta per camorra nonostante inutili dimissioni in extremis. Quando il presidente del Pd di Napoli, Paolo Mancuso, ex pm anticamorra che indagò sulle vicende di Patriarca padre, apprese dell’inciucio in corso a Gragnano, ordinò che il Pd sfilasse il simbolo dalla coalizione. L’inciucio gragnanese naufragò in un totale fallimento. Nella notte della chiusura delle liste si defilò anche il M5s (pare su ordine di Conte e contro il volere dei dimaiani), Forza Italia si limitò a un simbolo civico, Cimmino perse le elezioni a discapito di Aniello D’Auria, sostenuto dal potentissimo ex consigliere regionale azzurro Armando Cesaro. Il figlio di Luigi Cesaro, il sodale di Pentangelo. Certi nomi fanno dei giri immensi e poi ritornano. E vedere quello di Teresa Manzo ruotare intorno al loro, per il M5s non è il massimo dell’immagine.

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