Pietrangelo Buttafuoco: “Da anni democrazia ko, per fortuna si vota”

Lo scrittore: «I cambiamenti sono la soluzione migliore, spero che torni un governo politico. Il Paese ha dimostrato una mansuetudine imbarazzante. Un altro governo con il Pd sarebbe letale»

(MARIA BERLINGUER – lastampa.it) – Pietrangelo Buttafuoco è in Sicilia al festival Barbablù per la prima de Il Lupo e la luna, la storia di Scipione Cicala, detto Cicalazedè, l’italiano diventato capo dell’esercito ottomano. Lo scrittore accetta di parlare di politica a patto che non lo si definisca intellettuale. «Solo scrittore, grazie», chiede.

Il professor Franco Cardini in un’intervista a Il Fatto, pur confermando amicizia e stima per Giorgia Meloni le ha consigliato altri dieci anni di opposizione prima di pensare a Palazzo Chigi. È d’accordo?

«Altri dieci anni di status quo per l’Italia possono essere letali: io sono convinto che i cambiamenti siano sempre la soluzione migliore, anche se dovremo affrontare un autunno complicatissimo dal punto di vista sociale e della realtà. Ma altri dieci anni di sistema, di Pd, sarebbero veramente letali. Io auspico un cambiamento. Anche se dobbiamo considerare la fase complicata e non solo per l’Italia».

Cosa vuol dire?

«Siamo di fronte a una sinistra che ha messo di lato la realtà, che va a dispetto della realtà e che ha messo tra parantesi persino il popolo. Tutto quello che vediamo riflesso nel dibattito pubblico è sempre più un pretesto per ricchi annoiati. È tutto uniforme. I giornali sono tutti uguali, il dibattito pubblico che accompagna questa campagna elettorale non ne parliamo. Il dibattito pubblico è chiuso in quella cerchia delle Ztl, mentre la realtà va per i fatti propri. È un po’ come quando la città di Torino ebbe il trauma di ritrovarsi con un sindaco che non era più del Pd e dopo un paio di giorni fu proprio La Stampa, meritoriamente, a pubblicare uno studio in cui si vedeva che più andavi in periferia più era forte il voto antisistema. Fatto inusuale anche per l’Italia, che è un Paese a vocazione conformista. Quelli che oggi fanno professione di fede democratica e antifascista, cento anni fa li avresti ritrovati in orbace, compresi i vertici istituzionali. È la nostra natura, ma per la prima volta ci troviamo di fronte a una contraddizione».

Ovvero?

«Il fronte conservatore vede nel centrosinistra un avversario politico con cui tranquillamente confrontarsi, mentre il cosiddetto campo largo, o stretto che sia, ha l’ansia di delegittimare gli altri. E non c’è neanche un arbitro… È ovvio che c’è un sistema che vuole autoperpetuarsi e che adotta un linguaggio che va ben oltre l’esorcismo: siamo nella criminalizzazione. Succede una tragedia e subito il riflesso condizionato è quello di affibbiare la tragedia ai leader della parte avversa».

Le piace la svolta atlantista della Meloni? È credibile?

«Io non faccio politica da tantissimo tempo e ovviamente la svolta è coerente con il fronte conservatore, ma sinceramente l’atlantismo non è la mia tazza di tè. È nella tradizione della destra italiana, che non coincide affatto con il Novecento. Penso ai padri fondatori della cultura di destra a cominciare da Prezzolini: era la destra che aveva come slogan “Europa nazione”, come testata Occidente. Quella del Movimento sociale è un’altra storia. Sono storie finite nel Novecento. Le forze di oggi, la Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, non solo non c’entrano niente, ma sono espressione di un unico corpo elettorale coeso che oggi premia uno o l’altro. Anche se per i progressisti questi elettori sono “deplorevoli”, come disse Hillary Clinton dei sostenitori di Trump. Il giochino è cominciato con la discesa in campo di Berlusconi, ma ora si è aggravato».

Aggravato?

«Certo, perché tutto il sistema che ruota intorno al Pd, alle Ztl, ai ricchi annoiati, ha il terrore di veder franare quel poco di certezze che ha. La realtà se ne va per i fatti propri. Tutte le belle parole che sono state consumate intorno al meraviglioso governo che fu di Draghi, il prossimo autunno, cadranno in pezzi e ancora una volta è stato geniale Berlusconi, quando ha detto ai suoi ministri: “Ragazzi, calma, perché di questo passo ci ritroveremo in autunno con il cappotto in casa e una candela in mano”. I cattivi, il fronte conservatore, hanno una sensibilità molto più immediata per le cose reali e concrete».

Perché, secondo lei, sarebbero più sensibili al popolo?

«È la solita regola del vuoto e del pieno. Quando tu abbandoni, come ha fatto la sinistra, il popolo, beh, il popolo trova un interlocutore. Ho letto l’inchiesta su Monfalcone su La Stampa. Io stesso sono stato, anni fa, a Terni alle acciaierie, per uno dei miei ultimi lavori giornalistici. Siamo stati ospiti delle case di operai, case di generazioni di operai, e la cosa sconvolgente è che osservavo le loro biblioteche. C’era una meritoria opera del Partito Comunista. Vedevi queste biblioteche piene di libri, da Editori Riuniti a Einaudi. C’era l’edizione del Capitale e c’era Brecht: si capiva che era un passaggio tra nonni, figli, nipoti. Tutti, quella volta, votarono Lega. È una legge di natura».

Berlusconi e Salvini accetteranno una premier donna? E pensa che Meloni voglia andare a Palazzo Chigi o che punterà su un tecnico di area, se dovesse vincere?

«La cosa fondamentale, per tutti e tre, è non farsi fregare. Hanno sempre o quasi vinto le elezioni, ma poi ha governato il Pd. Stavolta, credo, siano pronti a evitare le trappole. Anche per il clima non leale di diverse testate. L’ultimo scoop ha scoperto che Meloni non era romanista ma laziale, davvero delizioso. Sembra di essere nella dimensione dei tazebao. E, pure, c’è stato un momento in cui è stato considerato un grande statista Berlusconi. Ma, appena risceso in campo, è tornato ad essere il nemico. Con tutto ciò che seguirà».

Non mi dica che teme complotti.

«Le menti raffinatissime ci sono sempre. Dovranno parare i colpi che arriveranno da ogni dove. Non si tratta di essere complottisti, è una regola della politica: il coltello dalla parte del manico ce l’ha certamente il sistema, però tra le tante sorprese che la sinistra ci ha riservato, ovvero rinunciare alla realtà e al popolo, dovremmo aggiungerne una terza: rinunciare alla democrazia. Mi auguro questa volta un governo politico: è dal 2008 che gli italiani non hanno un governo politico. Abbiamo dato prova di mansuetudine imbarazzante».

I sondaggi per ora sono tutti a favore della destra.

«Ci sarà una campagna martellante, cercheranno di spaventare le persone. Penso che l’obiettivo sia una non vittoria. Lo status quo punta a questo. Fanno affidamento sulla scarsa memoria degli italiani. Il Pd, fino a mezzo minuto prima dell’arrivo di Draghi, diceva: “Abbiamo una sola parola, Giuseppe Conte”. Ora è tornato a essere il compagno di quello del Grande Fratello, Rocco Casalino».

Pensa che se avranno i numeri riscriveranno la Costituzione?

«Penso che non dovranno limitarsi. Le cose fatte a metà non funzionano. È uno degli errori che fece Berlusconi, che poi ne pagò le conseguenze, a partire dalla beffa della legge Severino».

Farebbe il ministro della Cultura di un governo Meloni?

«È una cosa che non sta neanche nella mente di Giove».

3 replies

    • Concordo con Mark Twain,mi permetto di aggiungere

      “Il suffragio universale, la più mostruosa e la più iniqua delle tirannie, perché la forza del numero è la più brutale delle forze e non ha dalla sua neanche l’audacia e il talento.”Paul Bourget

      "Mi piace"

  1. Il centro sinistra un realtà è un altro centrodestra camuffato era la copia e l,’originale l’elettore superstite st rivolgerà all’originale.Il cem tro destra di Buttafuoco è quello che in Sicilia ha rispolverato due condannati per mafia Dell’Utri e Cuffaro,ha una padre “nobile” evasore fiscale,un baciamadonne e una che va a urlare in spagna a un convegno di franchisti.E noi che dovremmo votare tra la peste e il colera.

    Piace a 1 persona