Il candidato

(Giuseppe Di Maio) – La democrazia è un’invenzione ateniese del VI secolo a.C. Gli interessi collettivi avevano i loro rappresentanti politici le cui condizioni private erano concordi con la missione pubblica. Lo Stato era semplice e serviva al mantenimento delle classi sociali: una popolazione schiava, una libera, e una con cittadinanza. Una nettezza statutaria mai più eguagliata, nemmeno in un paese come l’Islanda che oggi conta la stessa popolazione dell’Attica antica. Nel nostro paese il servizio di rappresentanza è stato senza compenso fino agli albori del suffragio universale maschile, cioè fintantoché gli interessi di alcuni privati e quelli pubblici coincidevano. Dopo, la società è diventata più complessa, e l’emersione di nuove classi sociali ha preteso rappresentanze proprie il cui servizio fosse garantito per legge.

Con la riforma Giolitti del 1912 furono date a ogni parlamentare 4000 lire di compenso annuo, e 2000 per la corrispondenza (oggi sarebbero 16mila e 8mila euro). Nel 1948 deputati e senatori ebbero 65mila lire al mese più una diaria (qualcosa come 1200 euro). Nel ’54 e nel ’56 si istituì il vitalizio per Senato e Camera. Nel dibattito costituzionale Calamandrei già aveva avvertito: “…c’è la convinzione diffusa che molte volte l’esercizio del mandato parlamentare, il quale è conferito per il raggiungimento di scopi di pubblico interesse, possa servire a mascherare il soddisfacimento di interessi personali; e diventi un affare, una professione, un mestiere”.

Dalla parità tra lo stipendio del parlamentare e il salario operaio o di un impiegato, si è arrivati a un insostenibile rapporto di 10/1, e c’è ancora chi lo considera insoddisfacente per svolgere la funzione di rappresentanza. Oggi, il dubbio di Calamandrei è una certezza: l’esercizio del mandato è un affare che frutta una lauta remunerazione, che consente di prendere denaro dalle lobby, che trasforma l’amministrazione pubblica in uno strumento dell’economia domestica. Sotto gli occhi di tutti è evidente come lo Stato sia un iniquo trasferitore di ricchezza, un creatore spudorato di disuguaglianza.

A tutto questo si era opposto il M5S. Aveva preteso dai suoi il taglio della lauta retribuzione, e aveva posto a due il limite dei mandati. Un parlamentare peone può al massimo aspirare alla ricandidatura, ma per un big (in special modo del Movimento) appartenere a una compagine perdente o essere costretto da una regola a trovarsi un lavoro è inconcepibile. All’ultimo convegno regionale il ministro D’Incà era un sincero attivista a 5 stelle e non dava mostra di insofferenze. Non appena le speranze di deroga alla regola interna sono spirate, ha abbracciato il suo PD con un suo partito (Ambiente 2050) chiaro plagio del Movimento, e ha dichiarato che fin dal mancato voto di fiducia al governo Draghi si sono create delle “divergenze insanabili”. Perbacco, che tempismo!

Il padrone sa che la democrazia è appesa ai benefici dei suoi rappresentanti e ne cerca continuamente di più scadenti e ricattabili. Teme chi è indipendente e non ha bisogno della politica per vivere. Il M5S dovrebbe selezionare i suoi portavoce tra gente libera dalla necessità di uno stipendio pubblico, e che quando torna a casa trova un lavoro ad attenderla. 

8 replies

  1. Dubito che tutti quelli che han lasciato il M5S fossero disoccupati. Forse lo erano una piccola minoranza.
    Se poi dobbiamo farne una questione di QUANTO guadagnavano prima di essere eletti, non mi sembra normale ipotizzare di candidare solo gente ricca che guadagna dai 15k in su al mese.
    E comunque non mi sembra neanche corretto impedire ad un disoccupato di candidarsi nel M5S perché avrebbe più probabilità di farsi “comprare”.

    Piace a 2 people

    • Guido
      Hai ragione ed aggiungo che la stragrande maggioranza dei “fortunati” lavoratori 15k li vedono in un anno!!
      È solo la vocazione a determinare la candidabilità di una persona (per dire: se non fossi così sanguigna, visto che prenderei a sberle un Candela -cit. Gae, se non ricordo male- solo trovandomelo innanzi, mi candiderei… Altro che barricadero Di Battista, sempre per dire. E NESSUNO riuscirebbe a comprarmi!! Mi taglio le vene, intingo la penna e firmo. Giuro.)

      Piace a 1 persona

  2. “L’esercizio del mandato è un affare che frutta una lauta remunerazione, che consente di prendere denaro dalle lobby, che trasforma l’amministrazione pubblica in uno strumento dell’economia domestica”
    Ecco caro elettore, quando senti le più assurde promesse irrealizzabili e a cui non crederebbe nemmeno un lavandino otturato, rileggi le parole sopra riportate, che andrebbero scolpite nella pietra, 100 volte e ripetile 1000 volte prima e durante il tragitto che ti porta alle urne.
    Ti accorgerai che dentro la cabina elettorale quello che devi fare ti apparirà chiaro!

    "Mi piace"

  3. Forse dobbiamo ringraziare calenda se il pd non candiderà il semianalfabeta degli esteri nell’uninominale dato che hanno convenuto di non candidare leader e personalità divisive nell’uninominale. E chi più divisivo del voltagabbana cosmico?

    "Mi piace"