Matteo, Silvio e la malafemmina russa

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da sghignazzare, a leggere sui giornali le ricostruzioni degli inciuci, delle pomiciate e dei veri e propri amplessi di cui si sono resi protagonisti i nostri cari leader con l’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov. In certe cronache […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Le telefonate di Berlusconi all’ambasciatore russo: “Mi ha spiegato la verità sulla guerra”. “Repubblica”. Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da sghignazzare, a leggere sui giornali le ricostruzioni degli inciuci, delle pomiciate e dei veri e propri amplessi di cui si sono resi protagonisti i nostri cari leader con l’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov. In certe cronache il linguaggio sul viavai nella sede diplomatica di via Gaeta ricorda le simili, circospette frequentazioni maschili presso quelle case d’appuntamento tenute d’occhio dalla polizia dei costumi (si chiamava così). Fino al giorno dell’irruzione per far cessare lo scandalo con austeri padri di famiglia colti sul fatto e condotti al commissariato tra le lacrime: non so cosa mi è successo, non ero più io, vi prego non dite niente alla mia famiglia. Più o meno come le frignanti smentite odierne. Solo che nella pochade, oggi rivisitata con il titolo: “Matteo, Silvio e la malafemmina russa”, i tutori della sicurezza si dichiarano all’oscuro di tutto, perfino della manina che ha fatto arrivare ai giornali i “documenti informali di sintesi del lavoro d’intelligence” (“La Stampa”). Sì, insomma, quella roba che i vecchi cronistacci di questura chiamavano, senza girarci attorno, veline. Di questi misteriosi postini si era già molto parlato nel giugno scorso, al tempo della famosa lista dei “putiniani d’Italia”, recapitata al “Corriere della Sera” e tranquillamente messa in pagina con annesse foto segnaletiche. Pure in quella occasione, il sottosegretario di Stato con delega alla Sicurezza, Franco Gabrielli, nello smentire ogni paternità dell’intelligence aveva promesso indagini molto severe facendo capire che delle teste sarebbero cadute. Il fatto che degli annunciati provvedimenti non se ne sia saputo più nulla (se non vaghi accenni a gente che “si è dimessa”) è da attribuirsi al carattere forzatamente “segreto” dei Servizi e dei loro servizietti. Trattasi del medesimo prefetto Gabrielli, costretto oggi a smentire qualsiasi responsabilità dei suoi sottoposti nelle “ombre russe” che coinvolgono Salvini e compagnia spiante. Ambo! Ora, non si comprende davvero lo sgomento dell’informazione unificata nell’apprendere che i migliori amici del macellaio del Cremlino fanno parte della maggioranza uscente e, molto probabilmente, governeranno l’Italia nei prossimi anni. Quando (grazie anche al genio politico di Enrico Letta), statene certi, torneranno di gran moda i traffici leghisti dell’Hotel Metropole e il lettone di Putin. Al cui attuale proprietario dobbiamo la famosa dichiarazione di Cicciotto a Marechiaro, pizzeria vista Vesuvio: “L’Europa deve fare una proposta di pace cercando di fare accogliere agli ucraini le domande di Putin. Inviare armi significa essere cobelligeranti”. Per molto, molto meno (aver cercato di spiegare le origini della guerra scatenata dall’autocrate), il professor Alessandro Orsini è stato linciato in ogni dove dai custodi dei valori occidentali. Peggio per lui, così impara a non frequentare l’ambasciatore Razov e Cicciotto.

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6 replies

    • Padellaro continua a sottolineare i risvolti negativi di una vittoria di MeloSalviBerlusconi …e implicitamente incolpa Letta, colpevole di rifiutare un’alleanza salvifica con il Movimento, di condannare l’Italia a essere governato dal trio “putiniano” destrorso.

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