Capalbio, messa&condizionatori. “Dio, perché non c’è più Draghi?”

Al voto! Omelia rinfrescata con Casini e mons. Paglia. La pace e i condizionatori. A Capalbio, vogliono entrambi. L’austero aut aut draghiano è snobbato con il consueto understatementNoblesse oblige. “Scambiatevi uno sguardo di pace”. Il celebrante invita […]

11/07/2012 Capalbio, lo stabilimento l’ultima spiaggia

(DI FABRIZIO D’ESPOSITO – Il Fatto Quotidiano) – La pace e i condizionatori. A Capalbio, vogliono entrambi. L’austero aut aut draghiano è snobbato con il consueto understatementNoblesse oblige. “Scambiatevi uno sguardo di pace”. Il celebrante invita alla fraternità e i condizionatori, ben sei attaccati alle pareti, sbuffano refrigerio senza sosta ai fedeli presenti.

Chiesa del Cuore Immacolato di Mario, a Borgo Carige. Capalbio, appunto. La messa vespertina di domenica 24 luglio, quando la sera è ancora giorno e il sole non ne vuole sapere di tramontare. Officia un prelato ospite d’onore, che sovente capita da queste parti. È monsignor Vincenzo Paglia, arcivescovo e consigliere spirituale della Comunità di Sant’Egidio, laddove si sono formati l’ex ministro Andrea Riccardi e il cardinale Matteo Zuppi, oggi a capo della Conferenza episcopale italiana. La chiesetta è piena. Manager, finanzieri, boiardi di Stato. L’unico politico è in ultima fila: Pier Ferdinando Casini, al suo fianco la sua nuova compagna. Capalbiesi doc sussurrano che la sua presenza è una novità, nella Piccola Atene che fu. Chissà. Poche ore prima, lo stesso Casini passeggiava lungo l’Ultima Spiaggia e ruminava pensieri. Probabilmente non come Sant’Agostino che cercava la Trinità in riva al mare. Piuttosto un dilemma terra terra ma ugualmente importante per lui, decano del Parlamento: “Chi mi candida stavolta?”.

Le Camere sono state sciolte tre giorni prima, giovedì 21, e monsignor Paglia svolge un’omelia sulla preghiera e sulle domande che rivolgiamo al Signore. Include anche la repentina caduta del governo dei Migliori e della maggioranza di unità nazionale. “Perché sta succedendo questo nel nostro Paese?”. Come a dire: Dio, perché hai fatto cadere Draghi? I condizionatori se ne fregano dell’ex premier e continuano a rinfrescare tutto e tutti. Persino un Cristo Morto adagiato su una panca, senza teca, attaccata alla parete di tufo e laterizio rosso. Alle otto di sera la messa è finita. Il monsignore rimane sull’altare, per ricevere i saluti degli importanti fedeli. Compreso Casini, naturalmente.

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Qui a Capalbio dicono che la Piccola Atene è scomparsa da lustri e Alberto Asor Rosa ormai non si fa vedere più. Asor Rosa è il sommo intellettuale comunista che battezzò in senso speculativo ed ellenico questo borgo della Maremma a ridosso del Lazio, lungo il confine tra la provincia di Viterbo e quella di Grosseto. In pratica, l’agorà della sinistra radical chic, che mise il cervello in comunicazione con il cuore quando Achille Occhetto, l’ultimo segretario del Pci, si fece fotografare mentre baciava la moglie Aureliana. Era il 1988.

Oggi perlopiù c’è la pancia centrista, moderata o riformista che sia, a fare tendenza. Quella di Carlo Calenda, di questi tempi punta avanzata della storica romanizzazione del litorale e dell’entroterra, ché l’Ultima Spiaggia è a Chiarone Scalo e il borgo del pensamiento (tradotto: serate letterarie con presentazioni di libri) e dell’aperitivo serale al Frantoio più su, a otto chilometri di distanza. Soprannominato il Che Guevara di Capalbio alle ultime comunali di Roma (a rivelarlo perfidamente fu Gianrico Carofiglio), l’attuale e oscuro oggetto del sadomasochismo di Enrico Letta visse come un’onta, nell’autunno scorso, una cena organizzata nella villa di un imprenditore in onore di Roberto Gualtieri, futuro sindaco della Capitale. A calmarlo e rincuorarlo fu anche l’evergreen Chicco Testa, uno degli ultimi giapponesi della stagione ulivista all’Ultima Spiaggia, quando la gauche di governo presidiava l’arenile con ministri, leader di partito, portaborse e giornalisti embedded. Il più alto in grado fu Giorgio Napolitano, oggi rappresentato dal figlio Giulio, che non buca un’estate. Tra quelli che non hanno abdicato resistono Barbara Palombelli e Francesco Rutelli, nonché Claudio Petruccioli, ex presidente Rai: sua moglie Giovanna Nuvoletti dieci anni fa vergò “L’era del cinghiale rosso”, perfido romanzo sulla Piccola Atene. Dalla culla dello spirito, alla fine, era sgorgata la perfetta definizione del capalbiese pensante: uno “stronzo siderale”.

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Da Roma si può scegliere il mare a seconda della comodità delle strade. Verso sud, ci sono il Circeo e Sabaudia se si hanno la pazienza e il coraggio di affrontare il Camel Trophy della Pontina. Verso nord, la più sicura e veloce Aurelia porta a Capalbio, poco oltre Santa Severa. All’Ultima, i residenti la chiamano così, c’è gente ma rumore zero. In circa dieci metri quadri, tre ombrelloni e sei lettini, si leggono quattro quotidiani mainstream, cioè i giornaloni allergici al fatidico populismo dei Cinque Stelle. Si vota banalmente Pd, come nel centro storico di Roma, con forti tentazioni calendiane. “Ma che scherziamo: la Meloni a Palazzo Chigi?”. Un pochino di destra però c’è, uno sconosciuto deputato leghista con degli amici. L’anno scorso si affacciò Mara Carfagna, nel frattempo traslocata dal solito Calenda. Tra meno di due mesi si vota e il baratro dell’ignoto vivacizza discussioni comunque radical chic, “Letta doveva rompere coi 5S, non poteva fare altrimenti”, oppure più plebee nelle bracerie del popolo, col self service, “la Meloni non è peggio di Salvini, che sarà mai”. In ogni caso, nessuno sa rispondere al rebus palesatosi domenica sera in chiesa: “Ma Casini che ci fa a Capalbio?”.

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