Grande festa a Benevento per i 50 anni di politica. Anche attori e cantanti celebrano la sua carriera tra Prima e Seconda repubblica

Da sinistra: il figlio di Mastella Pellegrino, Diego Della Valle, Clemente Mastella, Matteo Piantedosi, Pier Ferdinando Casini
e la moglie di Mastella, Sandra Lonardo

(Concetto Vecchio – repubblica.it) – BENEVENTO – Viaggio a Benevento per i 50 anni di Clemente Mastella in politica. Grande teatro popolare. Ed è un po’ come tornare nell’Italia meridionale di una volta, quella della Prima repubblica, del contatto diretto con il politico, perché tutti i 55 mila abitanti della città di cui è sindaco posseggono i due numeri del suo smartphone – Mastella li tira fuori e li mostra in favor di telecamera – e lo chiamano per nome “Clemente”. «Proprio questo è il mio segreto, perciò sono durato, sin dalla prima elezione in Parlamento, nel giugno del 1976: avevo ventinove anni», racconta compiaciuto.

E così quando compare sul palco, alle otto di sera – «con ritardo, perché tra le tante sue qualità non c’è quella puntualità» celia l’amico Pier Ferdinando Casini prendendo in mano il microfono per reclamare l’avvio della serata – i duemila che si sono ritrovati sui gradoni del teatro romano si alzano in piedi. Clemente è un po’ commosso. Ha 79 anni. Si perde negli aneddoti, nelle vecchie storie. La gente però non sembra impaziente, è la festa del mastellismo, una scienza politica che prima o poi verrà studiata nelle università. Lui del resto riuscì a convincere Aldo Moro a venire in città nel novembre del 1977 per quello che è stato l’ultimo discorso dello statista poi rapito dalle Br.

Sedetevi dice Mastella, le signore sventolano i ventagli, gli uomini si asciugano il sudore, in tanti il vestito buono, da matrimonio, e si sente odore di dopobarba. Ecco Sandra, la moglie, con i due figli Elio e Pellegrino, le loro mogli, e i sei nipoti. Li presenta al ministro Piantedosi. Qual è la fatica più grande in questi anni? «Stargli dietro. Ogni giorno ne inventa una».

Questa è una grande festa d’estate, che va avanti fino a tarda sera. Ci sono gli amici di una vita. Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi («il Paese ha bisogno di uno come lui», dice Casini, suggerendone forse l’incarico a federatore del centrosinistra), il presidente di Tod’s Diego Della Valle, («dov’è Della Valle?», chiedono i cronisti, «sta arrivando in elicottero», risponde Clemente). Poi arriva Della Valle e dice che «Clemente è un fuoriclasse, quando viaggia sta sempre al telefono, ci ha riuniti il fatto di essere due ragazzi venuti su dalla provincia». Ci sono anche lo scrittore Maurizio De Giovanni e Luigi Abete. Presentano Marco Demarco Gigi Marzullo. Piovono video di saluti di Arbore, Mara Venier, Gigi D’Alessio, De Sica, Iva ZanicchiAl Bano, e non poteva mancare Sal Da Vinci. Il suo legame con il mondo dello spettacolo è stato solido. È amicissimo di Claudio Baglioni. E fece votare per la Dc anche Raffaella Carrà.

Come si resiste per mezzo secolo? A cercarsi i voti casa per casa? Dario Franceschini dice che Mastella è stato più osteggiato dagli alleati che dai nemici. Mastella ci tiene a fare salire sul palco il figlio di De Mita, Giuseppe. Poi un brusio percorre la platea. Tutti allungano il collo per la curiosità di sapere chi sta entrando. È Corrado Ferlaino, il presidente che portò Maradona al Napoli. Ha 95 anni e ha sfidato l’afa assassina. Suscita attenzione l’artista Lello Esposito che ha portato un San Gennaro di bronzo, perché il santo è di qui, ricorda con sbandierato orgoglio Mastella, e Piantedosi gli fa: «È la prova che da qui si fa carriera». Piantedosi è appena stato da Mattarella, un incontro che molti hanno letto come uno scudo dalle mire di Matteo Salvini. «Arriverò fino in fondo», dice il ministro. Subito Mastella coglie con malizia il passaggio, chiama l’applauso.

«Io e Clemente siamo dc, nonostante la Dc sia morta», rivendica Casini, che si batte per il ritorno alle preferenze. E questa ricorda le feste democristiane nei paesi del Sud, quando la Dc era il partito Stato. Dopo di allora Mastella ha fondato e affondato una mezza dozzina di partiti. È sindaco da dieci anni. Guida un monocolore, col Pd all’opposizione, e alle ultime regionali il suo partitino, Noi di Centro, ha preso il 28 per cento. Ha fatto pure eleggere suo figlio Pellegrino, consigliere regionale, e del resto i Mastella hanno sempre tutti fatto politica, pure Sandra è stata senatrice.

Figlio di un insegnante e di una contadina, laureato con una tesi su Gramsci, partito da Ceppaloni, l’Italia interna da dove si emigra, è stato nove volte parlamentare, sottosegretario, l’unico in Italia che è stato ministro sia con Prodi (che fece cadere, nel 2008) sia con Berlusconi. Ora tutti i giornali in questi giorni parlano di lui. Le elezioni del ’76 furono quelle dei due vincitori, Dc e Pci, arrivò in Parlamento anche Massimo Cacciari. Montanelli disse che bisognava turarsi il naso e votare Dc. Sono passati cinquant’anni e Mastella spera di tornare ancora in Parlamento. Ci vuole un gran fisico.