M5S, le 24 fiducie in bianco

La fronda dei governisti esce allo scoperto in Assemblea. I maneggi del capo dei deputati, Crippa: “Io non mi tiro indietro”. Piacersi, non si sono mai piaciuti. Ma alla vigilia dell’arrivo di Mario Draghi in Parlamento, nessuno ha più voglia di fare finta che si possa ancora stare insieme. Così, ieri mattina, Davide Crippa ha deciso di tentare la mossa […]

(DI PAOLA ZANCA – Il Fatto Quotidiano) – Piacersi, non si sono mai piaciuti. Ma alla vigilia dell’arrivo di Mario Draghi in Parlamento, nessuno ha più voglia di fare finta che si possa ancora stare insieme. Così, ieri mattina, Davide Crippa ha deciso di tentare la mossa che, a Giuseppe Conte, poteva costare l’intera gestione della crisi: far votare la fiducia al premier prima alla Camera, dove lui è capogruppo e dove più è folto il gruppo dei Cinque Stelle convinti che si debba restare al governo. In 24 si sono espressi pubblicamente per la fiducia incondizionata, altri sarebbero pronti – al momento cruciale – a sciogliere i dubbi in favore di Draghi, sottoscrivendo un documento al termine delle comunicazioni del presidente del Consiglio. Gli ex compagni di partito passati con Luigi Di Maio li tampinano notte e dì. Oggi sperano di formalizzare l’acquisto di Crippa. Per il resto, al di là dell’adesione a Insieme per il futuro, si accontentano di vederli votare sì all’esecutivo: “Non tutti passeranno con noi – spiegano – ma basta che restino nella maggioranza”.

L’iniezione di fiducia a Draghi, nelle intenzioni di Crippa (nonché di Pd e Italia Viva), doveva arrivare da Montecitorio, per poter orientare il successivo voto al Senato. L’azzardo fallisce, prassi vuole che si parta da Palazzo Madama. Saranno i senatori del Movimento, quindi, i primi a valutare se nel discorso di Draghi ci sono le risposte che Conte chiede. “Tutto dipende da lui”, ha ripetuto ieri il leader prima di rivolgere al premier un appello affinché si faccia “garante” dell’agibilità politica del Movimento “vittima di odio” da parte degli altri partiti. Una strada decisamente in salita, anche se tra i ministri 5 Stelle, permane una certa fiducia nel fatto che da Draghi qualche segnale arriverà. Che sia sufficiente per l’ala contiana, resta tutto da vedere. Ieri, per dire, durante l’assemblea l’ex sottosegretario Riccardo Fraccaro ha chiesto a Conte se davvero, nella telefonata con il premier prima del voto sul decreto Aiuti, ci fossero state aperture sul Superbonus. Lui ha replicato che si è parlato di sedersi a un tavolo tecnico, non di soluzioni concrete. Quelli del bicchiere mezzo pieno e quelli del bicchiere mezzo vuoto, domani, avranno di che discutere. Chiede “buon senso” Alfonso Bonafede, si schiera con Conte la ministra Dadone.

La “sintesi”, come ovvio, spetterà al leader che ieri ha rimesso l’accento sul tema della “coerenza”. E che potrebbe anche tradursi in una sorta di appoggio esterno (seppure i numeri del M5S non siano più determinanti per la maggioranza). Ma, anche in tema di coerenza, ognuno ha la propria versione sulla “linearità” delle scelte da fare. Crippa, in assemblea, l’ha spiegata così: “Cos’è cambiato da quando avevamo detto che il nostro ‘no’ non era sulla fiducia ma sul dl Aiuti? Non possiamo sottrarci, io ho difficoltà a non dare la fiducia e non andare a vedere gli impegni annunciati dal governo”. “C’è una notte per pensarci – la replica di Conte – poi, chi non è d’accordo parli”.

Lo scontro tra i due ormai è frontale e ieri si è diffusa la mail con cui, tre giorni fa, non sarebbe stato rinnovato il contratto di Rocco Casalino come consulente della comunicazione alla Camera. Vendette, segnali. Come quello di Beppe Grillo, che ha pubblicato su WhatsApp l’immagine della colla Coccoina. Per i contiani ce l’ha con i governisti “attaccati” alla poltrona. Per altri, il solito gioco dell’ex comico che in realtà – filtra dall’Agi – sarebbe “sconfortato” dal dibattito interno e dalla “eccessiva personalizzazione” di Conte nello scontro con Draghi. Il filo che lega il premier al garante è da sempre la fotografia della faticosa convivenza tra i due Giuseppe. Al punto che, raccontano, appena avuta notizia della scissione di Di Maio, Grillo lo avrebbe chiamato piuttosto scocciato, ricordandogli quel giorno di un anno fa in cui lui e Fico corsero a Marina di Bibbona per dirgli che pur “senza visione politica”, era Conte l’uomo a cui affidare la guida del Movimento: “Ma come, Luigi! – ha sbottato – mi hai convinto a tenerlo e adesso sei tu che te ne vai?!”.

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9 replies

  1. Abbiate una volta la faccia di essere quello per cui siete stati votati, quindi non vendetevi al potere e alle poltrone. Se siete diventati gli appestati è anche colpa vostra. Affermate la vostra coerenza e correttezza votando NO

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