Le ingiustizie sociali di un governo che ha cincischiato

L’unità nazionale non era certo la formula più adatta a prender di petto le ingiustizie sociali che in Italia penalizzano gli uni a vantaggio degli altri. Difatti ogni volta che nel governo Draghi qualcuno chiedeva maggiore equità fiscale si beccava un veto. Sul lavoro precario? […]


(Gad Lerner – Il Fatto Quotidiano) – L’unità nazionale non era certo la formula più adatta a prender di petto le ingiustizie sociali che in Italia penalizzano gli uni a vantaggio degli altri. Difatti ogni volta che nel governo Draghi qualcuno chiedeva maggiore equità fiscale si beccava un veto. Sul lavoro precario? Tutti fermi. Sulle pensioni? Rinvio (eccetto il salvataggio di pochi privilegiati tipo noi giornalisti). Riforma degli ammortizzatori sociali, sgravi per aumentare il netto in busta paga, salario minimo? Per più di un anno il governo ha cincischiato su questi argomenti “divisivi”, preferendo elargire bonus generalisti. E ora dovremmo credere alla favola del povero Draghi disarcionato proprio quando stava per distribuire soldi ai lavoratori poveri? Suvvia! Domenico De Masi, ottimista della volontà, sogna che i 5S si trasformino in forza laburista capace di rappresentare gli svantaggiati. Mi piacerebbe, ma sa un po’ di ingegneria genetica. Intanto, l’ha capito per primo Draghi, il suo governo va a infrangersi sulla questione sociale.

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2 replies

  1. Ma se avete tutti inneggiato persino all’ideona di lasciare senza lavoro e fuori dalla vita sociale gente sana, osannavate la paralisi del Paese con attività murate, inneggiavate ai militari per la gestione dell’inoculata forzosa! I paladini delle ingiustizie sociali che piacciono a loro😂

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  2. Se Draghi dovesse riconfermare le dimissioni, a nessuno, tra gli attuali fieri accusatori dei 5s, verrebbe in mente che il vero irresponsabile sarebbe proprio il premier. E per ben due volte: 1. Andrebbe via pur avendo ancora la maggioranza. 2. Non accetterebbe nessuno dei nove punti avanzati da Conte per far rientrare la crisi.
    Eppure, quando si è trattato di accettare il rifiuto di vari partiti del decreto per rimediare alla disinvolta gestione semigratuita dei lidi e di quello della riforma del catasto, non si è fatto scrupolo di accantonarli seduta stante per salvare il suo governo.
    In questo caso forse sarebbe sufficiente emettere un decreto che imponga il salario minimo di 9 euro all’ora, per non creare il cataclisma istituzionale che vede i troppi tartufi che, in preda a disperazione, si stanno stracciando le vesti.
    Quando si tratta di porre un limite alla povertà e allo sfruttamento, in questo paese – contrariamente a quanto succede in ben 21 stati Ue – Lorsignori con annessi servitori specie della carta stampata, si girano con sdegno dall’altra parte. Quella che predomina è sempre e solo l’Italia delle Ztl.
    Ragazzi, un forcone costa appena una dozzina di euro o poco più! Cosa aspettiamo a farne giudizioso rifornimento??

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