Un’estate italiana

(Massimo Gramellini – corriere.it) – Per dare un’idea dell’unica estate della nostra vita in cui ci siamo sentiti imbattibili, partirei da un’immagine. Quella di un’utilitaria che parcheggia sul lungomare di una località turistica della Costa Brava nei giorni di Ferragosto. Sui finestrini impolverati, un vandalo filosofico ha scritto a ditate: «Bruno, Conti?»

Dall’utilitaria scendono tre ragazzi appena maggiorenni e si dispongono l’uno di fianco all’altro, nella classica formazione dei video dei Bee Gees. Il capellone biondo che cammina nel mezzo indossa pantaloni bianchi, mentre quelli degli amici ai suoi lati sono verdi e rossi. Tutti e tre hanno scarsa dimestichezza con la retorica patriottica, all’epoca monopolio dell’estrema destra, e ne hanno ancora meno con le ragazze.

Ma il mese prima è successo qualcosa.
Qualcosa che adesso li porta a solcare il lungomare della Costa Brava nell’assetto delle Frecce Tricolori e a intavolare conversazioni spigliate con tutte le scandinave che incrociano lungo il cammino.

Poiché all’estero molti pensano che Paolo Rossi sia un cognome, i tre si presentano come fratelli minori del cannoniere: la famiglia Paolorrossi. Uno di loro, qualche anno prima, ha scattato una foto con Pablito e la mostra alle ragazze come prova dell’intimità del rapporto. Quell’estate ogni azzardo è credibile, quando c’è di mezzo un italiano.

E qui bisogna fare un passo indietro. Che cosa rende i tre impacciatissimi Bee Gees così sicuri di sé stessi e quasi inesorabili nei loro gesti? Da chi hanno preso la sensazione di imbattibilità che contraddistingue coloro che sono sopravvissuti alla morte? È accaduto che l’11 luglio di quel 1982 l’Italia abbia vinto per la terza volta i Mondiali di calcio. Ma nessun successo sportivo, di per sé, può stravolgere il carattere di una nazione. La faccenda è un po’ più complessa.

Proprio come quell’estate, cominciata con l’inflazione in crescita (vi dice niente?), nuovi allarmi terroristici e il banchiere Calvi trovato sotto il ponte dei Frati Neri di Londra con un cappio al collo. La mafia aveva appena ucciso Pio La Torre e il generale Dalla Chiesa scontava i suoi ultimi mesi di solitudine a Palermo, prima di essere ammazzato a sua volta.

La Nazionale in partenza per i Mondiali di Spagna era lo specchio fedele del resto.

Il portiere e capitano Dino Zoff veniva descritto come un quarantenne con seri problemi di vista, del furetto Bruno Conti si dubitava che avesse una dimensione internazionale, il formidabile Tardelli era considerato fuori forma e Cabrini, il bell’Antonio, era stato coinvolto in un surreale pettegolezzo a sfondo gay con Paolo Rossi. La cosa più carina che si diceva di quest’ultimo era che fosse un raccomandato dell’allenatore, il quale lo aveva voluto in squadra benché non giocasse da due anni per via di una squalifica legata al calcioscommesse. L’allenatore si chiamava Enzo Bearzot e passava per un intellettuale sognatore che conosceva meglio le poesie di Orazio che gli schemi. Un classico capetto all’italiana che preferiva far giocare i suoi amici invece dei più meritevoli, ed era arrivato a tirare uno schiaffone a una fan dell’Inter che gli aveva contestato la mancata convocazione di Beccalossi.

Bearzot ha tutti contro, dai tifosi ai giornalisti, dal presidente federale a quello della Lega Calcio, che minaccia di scendere negli spogliatoi a prendere i giocatori a calci nel sedere. Tutti contro di lui, tranne i suoi ragazzi, che gli si stringono intorno come a un padre.

Il girone eliminatorio è una pena senza fine, su cui si allunga il sospetto di una combine. In ogni caso un accanimento terapeutico, visto che al turno successivo ci attendono due figuracce scontate contro l’Argentina di Maradona e il Brasile di Zico e di tanti altri. La Nazionale è umiliata, isolata, derisa. E scende nell’Ade per affrontare una serie di sfide impossibili che mineranno definitivamente le sue già scarse possibilità di sopravvivenza.

Invece…

3 replies

  1. che bagno di retorica insulsa
    almenoi avesse aspettato l’11 luglio
    ma voleva a tutti i costi farci sapere che uno dei tre cretini imbranati, vestiti da pagliacci ERA LUI

    Piace a 4 people

  2. Secondo me lo pagano solo se riesce a scrivere un’ammucchiata di idee e concetti messi giu a casaccio e assolutamente privi di senso compiuto.
    Probabilmente ormai il gramelluccio è diventato ricchissimo visto che sono anni che va avanti così.

    "Mi piace"