Sileri: “Ho seguito Di Maio, ma non mi ricandiderò. Ora tornerò al mio amore, la ricerca”

Pierpaolo Sileri: «Non mi ricandiderò, per me la vita è la medicina. Prima del M5S votavo a destra»

(Giuseppe Alberto Falci – corriere.it) – «La politica è bellissima, ma il mio amore è la ricerca. Nel 2023 tornerò alla mia professione: la medicina».

Forse nemmeno lui, Pierpaolo Sileri, si sarebbe aspettato di vivere una legislatura così turbolenta: tre governi in quattro anni e mezzo con tre maggioranze differenti, una pandemia e una guerra ancora in corso tra Russia e Ucraina. Il tutto non da peone ma da sottosegretario e viceministro alla Salute di due esecutivi su tre.

Se le avessero pronosticato una legislatura del genere ci avrebbe creduto?

«Avrei risposto: non scherziamo, è fantapolitica».

Lei entra in Parlamento nel 2018 con il Movimento 5 Stelle. Possiamo definirla un grillino per caso?

«Il M5S si è accorto di me perché avevo fatto una battaglia sulla trasparenza nei concorsi universitari. E di conseguenza mi è stato proposto un collegio, a Roma Nord».

Prima per chi votava?
«Sempre a destra. Anche se da almeno una decina anni mi definivo un elettore disaffezionato».

Deluso dalla politica?

«Ho imparato tanto in questi anni, posso dire che è stata una esperienza bella».

Bella e tormentata.
«Le crisi di governo non le ho mai vissute soffrendo. Sapevo fin dall’inizio che sarebbe stato un mandato a tempo. La mia vita è la medicina».

Cosa non le è piaciuto?

«Sono abituato a meno parole. La politica è fatta di lungaggini. In campo medico è tutto rapido e diretto. Ecco, chi verrà dopo dovrà scardinare il pantano burocratico».

Quando si diffonde il Covid lei è l’unico medico del governo Conte II.

«Ed è stato forse per questa ragione che ho avuto diversi problemi con le direzioni generali del ministero della Salute».

Come è stato il rapporto con Roberto Speranza?

«Siamo molto diversi ma alla fine è stato un valore aggiunto. Siamo entrati in sintonia. Spero di aver contaminato lui con l’aggressività da medico. Lui ha fatto lo stesso con me, con la politica».

Nella pandemia cosa non rifarebbe?

«Rifarei tutto, compreso quegli atti di accusa nei confronti di alcuni dirigenti del ministero. Riandrei a Wuhan entrambe le volte senza se e senza ma».

Ci sono stati errori?

«Ci sono state carenze comunicative. Penso alla scuola: si è parlato tanto e male. Ad esempio, poteva essere un po’ più flessibile l’approccio di alcuni membri del precedente Comitato tecnico scientifico».

In tutto questo lei è stato fra i primi ad avere il Covid. Come si sentiva in quei giorni?
«Sono stato male, tosse, febbre alta, la saturazione era scesa sotto i 90 e poi è risalita. All’epoca la terapia si basava sulla tachipirina».

A distanza di quattro anni e mezzo si è pentito di avere aderito al M5S?

«No».

Come ha vissuto la scissione di Luigi Di Maio?

«Ovviamente è stata dolorosa ma io non ho avuto perplessità e ho aderito a Insieme per il futuro».

Conte ha cercato di dissuaderla?

«Io e Giuseppe abbiamo parlato in maniera cordiale, come abbiamo sempre fatto».

Prima di aderire al nuovo gruppo ha avuto colloqui con Di Maio?

«Io e Luigi parliamo sempre. Non c’è stata alcuna pressione da parte sua. La mia è stata una scelta naturale: governista e atlantista. Draghi ha un’autorevolezza che dà lustro all’Italia».

Quali errori ha commesso il leader del M5S?

«Ho espresso il mio disagio su alcune posizioni. Il punto è il seguente: non stiamo discutendo del vaccino contro il morbillo sul piano nazionale, stiamo discutendo a livello planetario di come arginare una pandemia, e di come contrastare un invasore, ovvero la Russia. Mi sembra chiaro, no?».

Lei non si ricandiderà, ne è sicuro?

«Tornerò al mio lavoro, ai turni in ospedale, alla ricerca, alle lezioni in università. Ho vinto un concorso del 2016 al San Raffaele. Poi certo, da italiano sono sempre stato e rimarrò sempre un servitore delle istituzioni».

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