M5s, i costi economici della scissione di Di Maio e il nodo sanzioni

L’addio di circa 60 dimaiani comporta per il M5s una perdita di oltre 2 milioni e mezzo. Senza parlare delle mancate restituzioni. E mentre i dipendenti sono in apprensione, si apre il nodo sanzioni. Le stesse che impose il ministro degli Esteri.

(Stefano Iannaccone – tag43.it) – Prima sono volati gli stracci, ora si contano i danni economici della scissione nel Movimento 5 stelle. La partenza di massa dei fedelissimi di Luigi Di Maio, confluiti nel progetto Insieme per il futuro, costerà alle casse dei pentastellati oltre 2 milioni e mezzo di euro fino alla fine della legislatura.

Ogni deputato porta in dote 4 mila euro al mese, ogni senatore 5 mila 

I gruppi, infatti, percepiscono fondi dalle Camere in base alla loro ampiezza. La perdita di oltre 60 parlamentari non è un danno da poco insomma. Il motivo? Ogni deputato porta in dote più di 4 mila euro al mese mentre la cifra si avvicina ai 5 mila al mese per i senatori. Così, calcolatrice alla mano, l’introito che verrà a mancare è grosso modo 1 milione e 800 mila euro fino al termine della legislatura solo per i deputati, a cui vanno sommati circa 400 mila euro dei senatori e le somme delle restituzioni, altro tema caldo.

M5s, i costi economici della scissione di Di Maio e il nodo sanzioni
Luigi Di Maio (da Fb).

L’annosa questione delle restituzioni pentastellate

In tanti tra i dimaiani erano in ritardo. E con i versamenti dei parlamentari, il M5s di Giuseppe Conte puntava a riorganizzarsi, investendo sulla comunicazione, sul sostegno alle iniziative del territorio. Insomma, contava su un importante tesoretto per provare il rilancio tante volte annunciato. Adesso, invece, occorre rifare i conti, nel vero senso della parola. Perché quelle risorse non sono più a disposizione.

Apprensione per i dipendenti del gruppo M5s

Peraltro si apre un capitolo affatto secondario: la posizione dei dipendenti dei gruppi, che hanno vissuto con molta apprensione le ore della scissione. Il motivo è semplice: di fronte a una perdita così sensibile di fondi, l’opzione dei tagli al personale era parsa alquanto probabile. Anche perché con meno parlamentari diminuiscono anche i compiti da portare avanti. Tuttavia, i vertici del Movimento, a cominciare dalla tesoriera Francesca Galizia, hanno tranquillizzato i lavoratori, spiegando che ci sono attivi di cassa che possono garantire tutti. O quasi: a pagare dazio saranno consulenti e collaboratori che vedranno interrotti i rapporti nelle prossime ore. Ma i fedelissimi di Conte faranno di tutto per evitare scossoni fino alla fine della legislatura, per due motivi. Il primo è di immagine: non vogliono aprire il nuovo corso mandando a casa decine di persone. Sarebbe una grana difficile da gestire. Certo, se la migrazione verso Insieme per il futuro dovesse continuare, a quel punto bisognerebbe valutare una riduzione del personale. Ma i contiani, su questo punto, sono fiduciosi. Quasi una sorta di autorassicurazione. E c’è anche una seconda questione che si vuole scongiurare in ogni modo: che i gruppi di Di Maio assumano chi è stato licenziato dal Movimento 5 stelle. Uno smacco doppio. Sul tema, Vincenzo Spadafora, esponente di punta di Insieme per il futuro, ha preso in mano il dossier. Il gruppo è nato ufficialmente ieri, dopo l’annuncio del presidente Roberto Fico, ma per renderlo operativo occorre assumere il personale: dal legislativo alla comunicazione, passando per tutte le figure necessarie a garantire l’organizzazione dell’attività parlamentare. In queste ore si stanno definendo le situazioni. C’è grande fermento pure in tal senso.

M5s, i costi economici della scissione di Di Maio e il nodo sanzioni
Vincenzo Spadafora di Insieme per il futuro (da Fb).

Che ne sarà delle sanzioni per i  ‘voltagabbana’ volute da Di Maio

Ma la scissione tocca la tasca anche dal versante opposto: quello delle sanzioni da irrogare ai “voltagabbana”. Sembra un secolo fa, quando Di Maio introdusse questa regola interna: «Chi dovesse cambiare partito e collocazione dopo essere stato eletto con noi pagherà una multa da 100 mila euro». L’allora capo politico del Movimento aggiungeva: «Così ci penserà su un migliaio di volte prima di tradire la fiducia che ha ricevuto». Ci fu un ampio dibattito, anche esterno ai 5 stelle, sull’opportunità di questa norma. Di Maio la difese a spada tratta, anche se poi la questione è caduta: durante la legislatura, anche prima della scissione, oltre 100 parlamentari erano usciti dal M5s. Senza che nessuno chiedesse loro alcunché. Ora, tuttavia, la questione è diversa. C’è anche un risentimento personale, oltre che politico. L’attivazione della clausola-Di Maio non è per niente improbabile.

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