Referendum condannati a morte dal quorum: ecco perché va ripensata la soglia minima di validità

(Michele Ainis – tpi.it) – La Costituzione italiana vieta la pena di morte, però condanna a morte i referendum. Per eseguire la sentenza non servono i fucili, basta un latinetto: quorum. Ossia la percentuale d’elettori che devono recarsi ai seggi, per rendere valida la consultazione popolare. Nel caso del referendum abrogativo, si tratta della maggioranza del corpo elettorale; se non viene raggiunta, sia pure per un soffio, il referendum fa cilecca. Come accadde nel 1999, quando il quesito sul maggioritario – che ci avrebbe risparmiato il Porcellum e le altre pessime leggi elettorali escogitate dai nostri pessimi politici – toccò un’affluenza del 49,6%, ottenne il consenso del 91,5% dei votanti, però rimase carta straccia. E come è successo, dal 1997 in poi, per 25 dei 29 referendum che ci sono stati sottoposti: tutti falliti per assenza del quorum.

È successo anche il 12 giugno per i 5 referendum sulla giustizia promossi da Lega e Radicali. Giusto così, diranno gli avversari di quest’ultima proposta; ma sbagliato per il referendum, per l’istituto in sé, quando immalinconisce in una serie di risultati nulli, che impediscono la conta tra favorevoli e contrari. I costituenti scelsero il quorum perché avevano il «complesso del tiranno»: uscivano da una lunga dittatura, e temevano che in futuro se ne facesse un uso demagogico. Sicché respinsero la proposta di Mortati, che contemplava, fra l’altro, il referendum propositivo; e disegnarono un edificio istituzionale diffidente verso ogni forma di democrazia diretta. Dopo tre quarti di secolo, sarebbe il caso tuttavia di ripensarci, e per una serie di ragioni.

In primo luogo, a quel tempo 9 italiani su 10 andavano a votare; adesso, quando va bene, uno su due. Sicché pretendere un’alta affluenza è divenuto antistorico, e infatti il quorum è recessivo in tutto il mondo. Non solo in Svizzera e negli Usa, Paesi che prendono sul serio il referendum; anche in Europa sono soltanto 15 gli Stati che adottano il quorum. Quanto all’Italia, il quorum zero vige in Veneto, oltre che in vari comuni per i referendum locali; basterebbe ripeterne l’esempio. O almeno accettare il compromesso proposto nel 2016 dalla riforma Renzi, rapportando il quorum alla percentuale di votanti nell’ultima elezione.

In secondo luogo, il quorum presuppone un ambiente politico leale; altrimenti i partiti contrari al referendum hanno buon gioco ad organizzare l’astensione, sommandosi alla quota d’astensionismo fisiologico. «Un trucco», scrisse Bobbio nel 1990; ma dal 2005 (referendum sulla fecondazione assistita) si gioca sempre a carte truccate.

In terzo luogo, la regola del quorum è in contraddizione con se stessa. Dovrebbe presidiare la serietà della consultazione, impedendo che pochi decidano per tutti. E allora perché non c’è alcun quorum nel referendum più importante, quello costituzionale? E perché le elezioni sono sempre valide, anche se alle urne ci va solo una zia? È il «paradosso dell’uno determinante», che decide in solitudine la composizione del Parlamento e del governo. Ma è un paradosso pure il quorum, se diventa l’arma per ammazzare i referendum, invece di difenderli.

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8 replies

  1. L’avessero fatto sulla cannabis,ma soprattutto eutanasia voglio vedere se non avrebbero raggiunto il quorum. Sarebbe stato un referendum bipartisan.Se è inutile per la maggioranza degli italiani,complicato e promosso in malafede si uccide da solo.Non mi convinci Ainis questa volta

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  2. Stavolta non concordo con Ainis, per quello che può valere.

    1) Il referendum, con la semplice volontà degli elettori -che quasi mai sono competenti in materia-, va a abrogare direttamente uno o più commi di leggi vigenti: non è uno scherzo, eh.
    Mica si tratta di scegliere o meno questo o quel politico o partito, si va a cancellare parte di leggi vigenti, magari inceppandone il meccanismo o travisandone lo scopo!

    2) Siccome sono straconvinto che l’elettore italiano sia un cialtrone (me compreso) -anche se alfabeta e magari anche laureato in 3 discipline-, in quanto superficiale e spesso ostaggio di ideologie anche se già morte e sepolte, preferisco che restino a disposizione 2 su 3 opzioni per lasciare tutto com’è.

    Infine, non è l’istituto del referendum abrogativo con quorum, ad essere inutile o sbagliato o usurato, ma ad esserlo è l’uso che ne fa la politica CIALTRONA, cui piace lasciare agli elettori la responsabilità per modifiche tecniche molto delicate e magari impopolari, sperando che i cittadini ingenuamente diano loro il via libera per modifiche-porcata che se le facessero loro, farebbe loro perdere la faccia.

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  3. quella che sarebbe da riformare è la corte costituzionale che è diventata, causa le nomine degli ultimi anni, una consorteria di mal raccomandati.
    L’unica cosa invece da riformare dei referendum è che bastino 5 consigli regionali a fare richiesta.

    PS alcuni questiti sono stati superati dalla schiforma della CAMERIER SECCA, guardacaso ex presidente della corte costituzionale, nominato giudice da re Giorgio.
    In ogni caso quello che avrebbero ottenuto con gli attuali referendum, lo raggiugeranno col prossimo parlamento a maggioranza DESTRA+DESTRA

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  4. Se facessimo un bel referendum che riguardasse la nostra posizione riguardo la guerra e il gas russo, altro che quorum…

    (La cannabis e l’ eutanasia non passerebbero…Troppa l’ ingerenza dei cattolici: Guardate come è andato a finire l’ aborto: praticamente impossibile, ormai… Se si apporova qualcosa e poi la si rende impossibile…)

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  5. Una delle richieste dell’ex M5S era l’eliminazione del quorum nei referendum. E certamente se non ci fosse stato molti elettori che erano per il No sarebbero andati a votare, mentre la parola d’ordine è stata: fate fallire il quorum non andando a votare.
    Questi sono i Paesi dove il quorum non esiste: Francia, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Svizzera, Spagna, Austria, Irlanda, Islanda, Finlandia, Lussemburgo.
    Negli Stati Uniti non esiste il referendum federale ma tra gli stati che prevedono i referendum al loro interno il quorum non esiste. Il quorum del 50% esiste in Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Slovenia. In Danimarca invece c’è un quorum del 40%.

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  6. Se si indice un referendum e poi.lo si depotenzia per legge o nei fatti come succede da noi, è solo una presa per
    Ormai l’abbiamo capito tutti.

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