La peggiore classe dirigente che il paese abbia mai avuto

(Francesco Erspamer) – Malgrado Donald Trump, Jeff Bezos e, ancora più sordidi, Joe Biden, Ted Cruz, Mark Zuckerberg e Elon Musk, gli Stati Uniti hanno una classe dirigente che complessivamente è migliore del popolo di cui fa parte (o meglio, ma sarebbe un discorso lungo, di cui ormai non fa parte, avendo scelto di vivere non solo in luoghi ma anche in modi inconciliabili con quelli della gente ordinaria, come gli dèi greci sull’Olimpo o l’aristocrazia francese a Versailles). In altre parole, l’élite americana è un’élite, per lo più competente, in qualche modo responsabile e a volte persino istruita, almeno rispetto, ripeto, al baratro di ignoranza e inciviltà che caratterizza la classe media. Basta viaggiare sulle autostrade: molto raramente a correre oltre i limiti incollandosi a chi osi negare i diritti del più forte, sono le auto di lusso, anche se veloci; la trasgressione e la maleducazione sono forme di asocialità riservate a chi sia o si senta emarginato, frustrato.

In Italia, invece, sono i ricchi e i potenti a essere quasi di norma degli stronzi e le corti di miracolati e adulatori che li circondano (giornalisti, intellettuali, politici) a loro volta compensano con l’arroganza, la furbizia e il conformismo una desolante debolezza di carattere. Molto, molto meglio la classe media, malgrado trent’anni di qualunquismo berlusconiano e di correttezza politica piddina, in una parola di americanizzazione, abbiano lasciato il segno, nei giovani e nei loro cattivi maestri, adulti che si rifiutano di maturare. Tuttavia le strutture sociali ancora resistono, la vita collettiva resta incomparabilmente più ricca che nel mondo anglosassone, la transgenerazionalità argina in qualche modo le derive individualiste e presentiste, purtroppo esistenti, e a volte persino il consumismo compulsivo con il quale tanti provano a riempire esistenze senza prospettive.

Non dico affatto che la situazione sia rassicurante: stiamo precipitando anche noi. Ma più che altro, appunto, per mancanza di punti di riferimento culturali, politici e intellettuali che aiutino i tanti italiani di buona volontà a prendere piena coscienza delle loro qualità e dello straordinario patrimonio ereditato dalle generazioni precedenti, invece che dissiparlo o, peggio, lasciarlo andare in malora per inseguire miti e mode d’importazione ma ossessivamente pubblicizzati. Vecchio problema, peraltro, quello della casta al potere in Italia; rileggetevi le pagine di Gramsci sul servilismo mascherato da cosmopolitismo di pseudo imprenditori e pseudo intellettuali, sulla loro mancanza di coraggio e di idee. Che fare? Semplice: delegittimarli. Come? Smettendo di dare alcun credito a chiunque operi per la de-italianizzazione dell’Italia, quelli che abusano di anglicismi per mostrarsi aggiornati, o che propongono più globalismo per rimediare ai danni della globalizzazione, o che quando non sanno spiegare i vantaggi delle liberalizzazioni si limitano ad affermare che sono un destino manifesto. Serve un nuovo Risorgimento nazionale e deve cominciare con la liquidazione della peggiore classe dirigente che il paese abbia mai avuto.

2 replies

  1. Concordo su tutto, ma più facile a dirsi che a farsi. Anche perchè non è soltanto la classe politica è infima. Dopo cento anni di selezione alla rovescia tutti i settori della vita civile sono carenti.

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