È finita, pure Colombo è diventato putinista

Fresco di addio al «Fatto», Furio Colombo sul giornale di casa Agnelli riabilita la realpolitik di Kissinger: la priorità è la pace. Sulle stesse colonne, l’inviato nel Donesk accusa Kiev di violenze contro i civili. E «La Stampa» attacca addirittura Joe Biden.

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Sono costretto a segnalare altri pericolosi putinisti che si aggirano nelle redazioni dei giornali italiani, dando seguito alla denuncia del Corriere della Sera circa l’esistenza di una rete «complessa e variegata» che nel nostro Paese fa propaganda per lo zar russo. Secondo il quotidiano, per questa struttura lavorerebbero diversi influencer e commentatori, i quali condizionerebbero con i loro interventi di «contro informazione» l’intera opinione pubblica italiana. Nei giorni scorsi mi ero permesso di aggiungere alla lista di proscrizione redatta dal giornale di via Solferino, anche il nome di due collaboratori della medesima testata, ovvero l’ex ambasciatore Sergio Romano e l’esiliato speciale in America Federico Rampini. In un suo articolo il primo metteva in dubbio l’efficacia delle sanzioni contro Mosca e il secondo addirittura si chiedeva se fosse giusto, per sottrarsi ai ricatti del Cremlino, soggiacere a quelli di Pechino. Tuttavia, oggi mi trovo nella condizione di denunciare nuove subdole argomentazioni filo Putin, ad opera di opinionisti in servizio presso alcuni cosiddetti quotidiani indipendenti. Sulla prima pagina di Repubblica, per esempio, è comparso un incredibile articolo a firma di Furio Colombo, fresco di addio al Fatto in polemica con la linea del duplex Travaglio-Orsini. Secondo l’ex spicciafaccende in America di casa Agnelli, la redazione a cui ha detto addio sarebbe infestata da agenti al servizio del nuovo zar. Tuttavia, leggendo il suo articolo sulle pagine del quotidiano diretto da Maurizio Molinari, si capisce che la polemica serviva a celare il vero obiettivo, ovvero traslocare presso un’altra testata per disseminare dubbi sulla strategia dell’Europa in difesa dell’Ucraina. Già dal titolo si intuisce dove l’ex direttore dell’Unità voglia andare a parare: «L’ora della Realpolitik». Segue un nostalgico ricordo di quando lo stesso Colombo ebbe la fortuna di incontrare Henry Kissinger, ovvero il diplomatico più diplomatico che gli Stati Uniti abbiano mai avuto, e di sentirsi dire «please, call me Henry», ovvero un amichevole «chiamami Enrico, per favore». E così, ecco Furio che per la vicenda Ucraina chiama in ballo Enrico come mai ci si poteva attendere dopo la sfuriata, e conseguente porta sbattuta, a Travaglio. Riporto testualmente: «L’insegnamento di Kissinger è che lo stato delle cose conta più dei progetti, quelli aggressivi e quelli eroici. Non è una sgridata agli ucraini che resistono e un gesto di tolleranza per i russi che si ostinano. È la stessa posizione che ha indotto la potentissima America a interrompere la guerra in Vietnam. Non importa se una visione politica (russa) sia giusta o distorta, se una resistenza (ucraina) sia eroicamente condotta. L’importante è interrompere, perché i contendenti sono destinati a restare uno accanto all’altro e in mezzo all’Europa. È la politica della realtà che ha sempre guidato Kissinger». Dal tono adorante si comprende che Colombo riconosce l’autorevolezza dell’ex segretario di Stato di Nixon e fa l’esegesi del suo pensiero. Che tradotto in parole comprensibili al volgo significa una sola cosa: a prescindere da torti e ragioni, si deve interrompere la guerra. Capito il concetto? Il povero Zelensky dovrebbe rassegnarsi a fare pace con Putin.

Ma ancor peggio è ciò che nell’edizione dello stesso quotidiano è stato pubblicato dall’inviato nel Donetsk. Fabio Tonacci dà voce al comandante del plotone (ucraino) in panne, facendogli dire che «i locali aiutano le truppe nemiche, rivelano loro le nostre posizioni e i nostri spostamenti. Io guido tre plotoni, siamo gli ultimi in questa zona (a 30 chilometri da Severodonetsk, ndr), e ci tocca difenderci da quelli che siamo venuti a proteggere». Ma è anche peggio quello che Tonacci fa dire a Rita e Vadim. La prima è furiosa con l’esercito di Kiev, il secondo, con il torace avvolto da una benda su cui affiora una macchia di sangue, racconta che «i soldati ucraini sono entrati in casa nostra, mi hanno picchiato con il calcio del fucile per farci sloggiare. Vi sembra normale?». Vadim, che lavorava come autista per i pompieri, alla fine conclude: «Non ci interessa sotto quale autorità vivremo, per noi l’unica cosa importante è che finisca». Insomma, subdolamente Tonacci demolisce una narrazione lunga tre mesi, con i buoni da una parte e i cattivi dall’altra, insinuando dubbi sulla strategia della guerra di liberazione: un chiaro favore a Putin.

E che dire di Domenico Quirico che sulle pagine della Stampa se la prende con Joe Biden che stringe la mano a Mohammed bin Salman, quel simpatico principe che ha fatto segare in due – letteralmente – il povero Jamal Khashoggi all’interno dell’ambasciata di Istanbul? Per l’inviato del quotidiano sabaudo, il presidente americano crede che tutto sia permesso e di potersi permettere tutto. E conclude: un meccanismo che dovrebbe indignare e far riflettere. Un altro assist a Putin da segnalare agli addetti alle liste di proscrizione.

Ps. Fa piacere che, anche se con tre mesi di ritardo, alcuni commentatori siano arrivati alle conclusioni a cui questo giornale era giunto fin dall’inizio della guerra. Segno che non è mai troppo tardi per raccontare i fatti senza i pregiudizi dell’ideologia e della propaganda.

10 replies

  1. Il Bruttopietro canta Vittoria con un assolo, gli altri invece non contano o cantano,
    poichè, PER UNA VOLTA, non fa il leccapiedi o il sicario di qualcuno e si trova dalla parte giusta.

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  2. Colombo ha vinto alla lotteria quando ormai non ci sperava più.
    ( Per il resto… ci sono le elezioni… e il sentiment del Paese è ben noto lassù. Oltre a crecare di porre un freno all’ emorragia di lettori e quindi di pubblicità. è il caso di preparare… il progetto B: gli US si stufano presto delle guerre e ci sono le elezioni di midterm).

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  3. Già,ma ieri sera c’era il tiro al piccione nel talk dove lei era ospite su rete4 e il piccione era un giornalista russo. La sua deontologia professionale non si è notata. Lei è solo attento ai danni a noi stessi fatti con le nostre sanzioni ma le frasi da lei riferite dei cittadini del Donbass che aiutano i russi non la spingono a riflettere sul come mai sia possibile ciò.

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  4. Non so se sia più esilarante assistere al servilismo di certi “giornalisti” e testate della “libera” stampa italiana quando con l’ elmetto sulle ventitré sparano propaganda a pallettoni per mesi oppure quando muovono in ritirata per nuovo ordine. …..rischiando di inciampare sul fastidioso ostacolo, della libera informazione finalizzata ad analisi critiche e non a dattilografia di ordini, per loro insuperabile …..poveretti inciampano e scivolano da sempre sulla stessa buccia di banana, ruzzolando a terra con figura meschina……..Comunque se retromarcia o magari brusca inversione ad U, dovessero aiutare a trovare finalmente la via della pace, benvengano! I dattilografi si cureranno labirintite e contusioni da caduta!

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  5. L’aria si è fatta immobile, poi è partito l’ordine: stop alle maratone e alla guerra sulle prime pagine.

    “La propaganda è il braccio esecutivo di un governo invisibile”

    (Edward Bernays, americano, nipote di Freud, padre delle moderne “pubbliche relazioni” e autore di “Propaganda”, testo molto caro a Goebbels).

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  6. Gargamella ha sentenziato!
    Colombo è putiniano, quindi poco consono a rappresentare una voce, di contrasto o, +o-allineata con il governo in carica.
    Ma Colombo credo che sappia il fatto suo da diversi anni e la sua impostazione impositiva non credo che possa ormai cambiare o passare per altro tipo essere putiniana, quindi contro Zabrinsky, la Nato, l’Europa e il governo dei miglior Draghi della Storia repubblicana ormai tornata al Giurassic Park.
    Gargamella che ha compreso ma non riesce ad esplicitare per mancanza di categorie più evolute rispetto ai precetti categorici dell’intelletto kantiano che costituiscono lo scheletro e armatura del suo ragionare e pensare, che in altre parole significa anche impossibilità ad andare oltre il proprio pensiero di categoria o naso; impossibilità ad un aut aut di se stessi per assenza di una proiezione con obiettivi da focalizzare in modo chiaro.
    Gargamella è dentro al flusso della propaganda, cavalcata a suo tempo anche da Furio Colombo, attraverso i suoi articoli, acuti e di profonda analisi del qui pro quo di allora, come esplicativi ma con una certa vena ermetica ; il giornalismo al crepuscolo dell’ermetismo e agli albori del dinamismo della società tecnica e di alta meccanica, da allora sempre più macchinosa che ha trasformato l’ermetismo in maccheronico e il maccheronico in un’autocelebrazione perenne da imperatore a cui NON SI PUÒ contraddire, pena la sua fulminante antipatia da superiore verso un sicuramente inferiore, tipo il dattero; Colombo come la scuola chiesa di Scalfari che da fondatore di Repubblica sta terminando il suo arco di impero con le sempre più assidue visite pontificali, almeno fino a qualche lustro fa e, non è dato sapere, se ha anche compartecipato alla elaborazione di qualche testo enciclico con l’acume del caro Malleus.

    E come sempre, vista l’ora, per un giorno che inizia ed uno che finisce, va a Sape”…

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    • Gramellini nel suo caffè era molto più simpatico e circoscritto, mentre adesso invece di generalizzare da un fatto, estrapolato nella casistica dei disastri umani, scrive contro tizio e Caio che, come anche i sassi sanno, sono personaggi che hanno solcato la storia e l’attacco con tanto di scontro ideologico (nemmeno fosse lì scontrino della spesa) è sempre e solo strumentale alla politica di oggi.

      Gramellini dentro al suo studio con la sua scaletta strutturata e la sua colonna musicale ben studiata per il fatto che non viene cambiata mai, come la scaletta del suo del programma, cambiano solo i personaggi esterni.

      Nessuno parla però delle capacità della mente di espandersi con contrazioni simili ad un amplesso amoroso, verso un’esterno comprensibile ma altrettanto inafferrabile quanto ineffabile.

      I love TV!!
      💜💙💚💛♥️

      Comunque si dovrebbe sapere prima se, proporre di appendere un vecchio e logoro cappotto , sia lecito, etico, legittimo, illegittimo, crudele o altro e questo l’articolo non lo dice ne tenta di approcciarsi al problema, mentre leggendo, mi chiedo cosa penso io di Colombo che ne conosco né tanto meno me ne frega qualcosa come del resto di Gramellini che scrive sul Corriere della sera, in piena bufera di incostituzionalità del suo asset giornalistico in barba ai diritti più elementari delle Costituzioni democratiche che vorrebbero far credere di Difendere a spada tratta ed ad ogni costo; mentre il risvolto è decisamente il contrario.

      Su certi aspetti ci sono tutte le ragioni valide del mondo ma anche i però, i Perù e i peri ‘, che vengono in mente durante e dopo la lettura .
      Anche se il pensiero è quasi antitetico, almeno l’articolo e l’articolista hanno fatto il loro mestiere.

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