Il mosaico infranto della guerra

Cui prodest? Gli americani gongolano della frattura che il conflitto tra Kiev e Mosca sta generando in Europa, e solleticano la volontà di vendetta dei Paesi membri dell’Est contro l’ex Unione sovietica. In questa guerra, Ucraina, Nato, Stati Uniti, Russia, Europa, Turchia, Gran Bretagna, singoli Paesi europei e antieuropei non sono parti di un “puzzle”, come spesso si dice, […]

(DI FABIO MINI – Il Fatto Quotidiano) – In questa guerra, Ucraina, Nato, Stati Uniti, Russia, Europa, Turchia, Gran Bretagna, singoli Paesi europei e antieuropei non sono parti di un “puzzle”, come spesso si dice, in cui ogni pezzetto ha già un posto ben definito, unico, e il disegno da ricostruire è stabilito.

Sono tessere di vari colori e dimensioni di un mosaico sfasciato e talmente brutto da renderne impensabile la ricostruzione fedele. È un mosaico tutto da pensare e costruire in cui le tessere possono dar vita a un’opera d’arte o a una fantozziana “cagata pazzesca”. Non è la prima volta che ci si cimenta in questa impresa e non sarà l’ultima. Ma davvero stupefacenti sono le periodiche ricorrenze delle stesse situazioni e degli stessi errori.

“Per molti di questi Stati della nuova Europa, il sostegno bellico agli americani in Iraq e in Afghanistan è la chiave per l’accesso ai loro armamenti, ma soprattutto ai programmi di aiuto e cooperazione dei Servizi segreti, ai sostegni alle pseudo rivoluzioni, ai posti di potere e, tramite la Nato, alla difesa collettiva: a quel mitico articolo 5 dell’alleanza atlantica che autorizza la difesa di tutti a favore di uno Stato membro aggredito o minacciato militarmente. Le ragioni per l’aspirazione all’accesso alla Nato sono solo queste. Nessun nuovo Stato membro e nessun nuovo aspirante vuole un’alleanza cooperativa. Nessuno aderisce in vista della stabilizzazione continentale. Ogni nuovo Stato vuole porsi al riparo di un’alleanza che percepisce e in cuor suo auspica che sia aggressiva. Che sia capace di mostrare i muscoli contro i russi, che non cooperi, costi quel che costi e se del caso che difenda con le bombe atomiche uno Stato aggredito o minacciato. Questi Stati vogliono vendetta e vogliono che siano gli europei e gli americani a servirgliela su un piatto freddo. Mentre alcuni Stati europei si rendono presto conto del potere disgregante di questa politica per la sicurezza globale e per gli affari europei, gli Stati Uniti gongolano ed esercitano pressioni indecorose per ammettere nuovi Stati. Non si fanno alcuno scrupolo nel sostenere governi e regimi senza credibilità e nessuna capacità politica. Pensano soltanto alla frattura della coesione europea e soprattutto alla rivalsa ideologica.

Negli Stati Uniti nessuno crede che la Russia non sia comunista e sono molti anche fra gli intellettuali a ritenere che la Russia stia tentando una nuova espansione. E i nuovi Stati della Nato sono lì apposta per farglielo credere. Non passa giorno che le intelligence polacca, ceca, slovacca, romena, bulgara, ucraina, estone, lituana, lettone, azerbaigiana e georgiana non diano informazioni su presunte ingerenze, spionaggi, movimenti di truppe, vendite di armi, tentativi di colpi di Stato, attacchi terroristici e quant’altro provocati dai russi in Europa e nel mondo. Non c’è giorno che le contro-intelligence russa e bielorussa, non diffondano informazioni false, non aprano nuovi fronti. Tra terrorismo vero o presunto e aggressioni russe vere o presunte gli Stati Uniti sono inondati giornalmente da una massa d’informazioni enorme che non sono in grado di vagliare e valutare seriamente. I Servizi segreti, il Pentagono e il Dipartimento di Stato sono contemporaneamente presenti in tutte le aree del mondo e non riportano alla stessa catena di comando. Ognuno promette qualcosa che non può mantenere in genere di nascosto dagli altri e ognuno dà consigli personali che i vari interlocutori ritengono siano direttive presidenziali.

A questi canali ufficiali si aggiungono quelli non ufficiali e quelli privati delle corporazioni, delle industrie, delle lobby e dei media. In questa situazione, nei nodi più delicati del pianeta e in particolare in quelli europei, mediorientali e caucasici si è realizzata la congiunzione astrale tra regimi fanatici, corrotti e imbecilli e le armi della potenza militare più forte del mondo” (Versione putiniana della campagna ucraina? No. Articolo mio su Limes del 2008, quando il tema era la Georgia).

“Le dichiarazioni del presidente georgiano Saak’ashvili sull’attacco all’Ossezia del Sud sono disarmanti e lo pongono nella categoria di leader coltivati in vitro dagli Stati Uniti e messi nei punti nevralgici del pianeta. Uno vale l’altro, basta che parli un americano decente e che soprattutto sia in grado di capirlo. Saak’ashvili forse non è né corrotto, né fanatico e neppure imbecille. Ha dimostrato di conoscere benissimo la dinamica dei nodi geopolitici e di essere consapevole di essere seduto su uno dei più complessi e pericolosi. Ha dimostrato però di essere impulsivo, di credere alle promesse dei grandi e di non prendere sul serio le minacce di chi sta con le spalle al muro. Non ha capito che la Russia dal crollo del 1990 ha fatto un recupero straordinario, che non è più la stessa del 2004, quando il Dipartimento di Stato americano lo mise al potere promettendogli miliardi di aiuti, l’accesso alla Nato e la restituzione dell’Ossezia e dell’Abkhazia. Non capire queste cose è già squalificante per un qualsiasi leader, ma il tentativo di recuperare potere e credibilità all’interno provocando la Russia e di forzare la mano all’Occidente mettendosi al comando di 200 carri armati in un giorno di completa distrazione internazionale è da colonnello di una repubblica delle banane. Sperare di sorprendere la Russia e di riprendere il controllo sull’Ossezia a suon di cannonate sulla popolazione è criminale. Sperare di trascinare la Nato e l’Europa in uno scontro con la Russia è più realistico, ma presuppone un profondo disprezzo per i membri della Nato, i loro governanti e i responsabili civili e militari delle strutture di comando e controllo permanenti. Presuppone la volontà di usare la Nato come alibi per i propri crimini e come riparo alle proprie intemperanze. Nessuna organizzazione internazionale seria cadrebbe in un tranello di tali proporzioni, a meno che essa stessa non si consideri uno strumento in mani altrui e abbia completamente perso il senso della propria missione e il rispetto per se stessa. In questi ultimi quattro anni, Saak’ashvili deve aver sviluppato con l’aiuto di cattivi consiglieri un profondo disprezzo per l’Europa e per la Nato e ha pensato di poterne fare scempio. Fregandosene del proprio Paese e degli equilibri internazionali da cui tutti dipendiamo. D’altra parte né l’Europa né la Nato in questi ultimi anni si sono dimostrate sagge o autonome. Hanno eseguito ordini incoerenti e illegali, si sono appiattite su politiche preconfezionate che hanno portato gli stessi Stati Uniti a una rovinosa perdita di credibilità. Se gli errori di Saak’ashvili fossero farina del suo sacco basterebbe rimuoverlo, ma sappiamo tutti che il giovanottone ha seguito direttive e ordini di altri e ha giocato una mano ‘creativa’ di una partita iniziata da altri e che non finirà con lui” (stesso articolo).

È storia d’altri tempi? Casualità? No. È cronaca. Saak’ashvili, cittadino ucraino e georgiano, è stato presidente della Georgia dal 2004 al 2012. Nel 2014 gli è stata revocata la cittadinanza georgiana; è stato in Ucraina sostenitore del movimento Maidan e il presidente Poroshenko lo ha nominato governatore di Odessa subito dopo il massacro; nel 2016 in disaccordo con Kiev si dimette e nel 2017 viene privato della cittadinanza ucraina. Diventa “apolide” ed è ricercato in Georgia per i reati di abuso di potere e violenze perpetrate durante manifestazioni tenutesi nel 2007. Senza patria, ma non senza padrone. Il presidente Zelensky nel 2019 gli restituisce la cittadinanza e nel 2020 lo nomina presidente del Consiglio delle “Riforme”: quelle imposte da Usa, Nato e Fondo monetario internazionale. Con i risultati che vediamo e il mosaico che non riusciamo a delineare. Ma che non sembra possibile possa diventare un capolavoro.

3 replies

  1. Chissà perché Mini non compare nei vari talk in TV.
    Forse perché più preparato dei vari Camporini , Tricarico and Company.
    E cosa fa il il prode Capone del Foglio?
    Scrive un articolo ( marzo ) che dimostra la totale incompetenza della maggior parte dei giornalisti italiani.
    https://www.ilfoglio.it/politica/2022/03/24/news/propaganda-pro-cremlino-lo-strano-caso-del-generale-mini-e-del-putiniano-maxi-3839501/
    Non contento lo scredita definendo Mini fautore della teoria delle scie chimiche.
    Facevano ridere allora ( Capone , Cerasa e tutti i Fogliastri) e a maggior ragione fanno ridere oggi.
    Gianni

    "Mi piace"

  2. Ma non solo: provate a cercare su Wikipedia la Seconda guerra in Ossezia (o come la definiscono) del 2008.

    Troverete che nell’ultimo anno circa, hanno cambiato totalmente la voce, passando da un’aggressione georgiana, all’epoca chiarissima a tutti, ad una russo-osseta contro i poveri pacifici georgiani.

    Spudorati bugiardi.

    Andassero affanc… loro e la propaganda NATO (a cui si aggiunge tutta un’altra serie di perle tra cui il massacro di Odessa diventato l’incendio della casa dei sindacati o qualcosa del genere).

    "Mi piace"