Washington si prepara all’escalation

(New York Times) – Il New York Times è riuscito ad ottenere, grazie al Brennan Center for Justice, alcuni documenti che mostrano gli sforzi dell’amministrazione Bush per rivedere i piani segreti del governo in caso di scenari apocalittici, come per esempio un attacco nucleare.

Si tratta di piani segreti che il presidente può attivare in tempo di guerra per emergenze di sicurezza nazionale, senza passare per l’approvazione del Congresso. Finora la conoscenza di questi documenti era limitata a descrizioni declassificate ispirate ai piani sviluppati all’inizio della Guerra Fredda. Tra i passaggi stabiliti allora, c’era per esempio l’imposizione della legge marziale, il rastrellamento di persone ritenute pericolose e la censura delle notizie dall’estero.

È meno chiaro invece cosa ci sia nelle direttive di oggi, note come “documenti di azione presidenziale di emergenza”, perché nessuna delle amministrazioni finora le ha rese pubbliche. Ma i documenti ottenuti dal New York Times, che si riferiscono agli sforzi dell’amministrazione Bush di rivedere questi piani alla luce degli attacchi dell’11 settembre, offrono qualche indizio.

Molti dei file mostrano che lo sforzo dell’era Bush era in parte concentrato su una legge che consente al presidente di chiudere le reti di comunicazione in tempo di guerra. Questo suggerisce che il governo potrebbe aver sviluppato o rivisto quest’ordine considerata la crescita esplosiva di Internet negli anni ’90.

Un altro fascicolo, dell’estate del 2008, menziona il fatto che gli avvocati del Dipartimento di Giustizia stanno rivedendo un progetto di ordinanza non identidicato a seguito di un recente parere della Corte Suprema. La nota non specifica di quale sentenza si parli, ma la corte aveva appena emesso decisioni fondamentali su argomenti che potrebbero riguardare azioni del governo in caso di emergenza: una riguardava il diritto di detenere armi negli Stati Uniti e un’altra i diritti dei detenuti di Guantanamo alle udienze in tribunale.

«La linea di fondo è che questi documenti non lasciano dubbi sul fatto che i documenti sulle azioni di emergenza post-11 settembre hanno implicazioni dirette e significative per le libertà civili degli americani», ha affermato Elizabeth Goitein del Brennan Center for Justice della New York University. «Eppure, non c’è alcuna supervisione da parte del Congresso. E questo è inaccettabile».

Anche se non è chiaro come le direttive si siano evolute nelle fasi successive alla Guerra Fredda, la signora Goitein ha detto che probabilmente si sono ampliate per includere altri scenari oltre a quello di un devastante attacco nucleare. Gli argomenti sono rimasti segreti, ma i documenti mostrano che le versioni successive si sono estese da 1 categoria a 7, e rientrano nella giurisdizione di agenzie con diverse aree di interesse.

I documenti appena divulgati mostrano che c’erano 48 direttive quando l’amministrazione Bush è entrata in carica; nel 2008, quel numero era cresciuto fino a 56. L’ufficio del vicepresidente Dick Cheney è stato coinvolto nella revisione e nella “cancellazione” degli ordini. I documenti non indicano alcuna consultazione con il Congresso.

Diversi funzionari dell’amministrazione Bush, menzionati nei documenti, parlando per discutere di questioni che rimangono riservate, hanno descritto lo sforzo come una «buona pulizia» burocratica. Sembrava prudente poiché il governo si è riorientato a concentrarsi sulla sicurezza nazionale dopo gli attacchi dell’11 settembre, hanno affermato.

Il Brennan Center for Justice, che ha raccolto materiale sui documenti dell’azione di emergenza presidenziale, ha ottenuto i file ai sensi del Freedom of Information Act dalla biblioteca presidenziale di Bush. Le informative costituivano circa 500 pagine, mentre altre 6.000 circa sono state trattenute come classificate.

Le rivelazioni arrivano dopo che a dicembre la Camera ha approvato un disegno di legge per imporre significativi limiti al potere esecutivo dopo gli anni di Trump, tra cui una disposizione che richiederebbe la divulgazione dei documenti di emergenza ai sorveglianti del Congresso.

Il disegno di legge, chiamato Protecting Our Democracy Act, probabilmente non passerà al Senato, dove i repubblicani possono bloccarlo facendo ostruzionismo. Ma tra chi sostiene che è necessario mettere nuovi limiti ai poteri presidenziali in caso di emergenza – e si tratta di un gruppo di bipartisan – si discute dell’opportunità di includere una parte di questo testo nel disegno di legge annuale di autorizzazione alla difesa, la cui approvazione è considerata fondamentale.  

Il senatore Edward J. Markey, democratico del Massachusetts, che ha redatto la disposizione come legge a sé stante nel 2020, ha affermato che il Congresso ha l’opportunità di assumere una certa responsabilità nella pianificazione di emergenza. «È nostro dovere come legislatori chiedere che il ramo esecutivo consegni i documenti in modo che il Congresso, in quanto rappresentante del popolo americano, possa valutare la costituzionalità del tentativo di qualsiasi futuro presidente di sfruttare un’emergenza per assumere poteri straordinari», ha affermato in una dichiarazione fornita al Times.

Il signor Markey ha proposto il suo disegno di legge dopo che il presidente Donald J. Trump ha detto di aver esercitato l’autorità “totale” nei primi giorni della pandemia di coronavirus e ha dichiarato un’emergenza nazionale.

Le versioni degli anni ’50 e ’60 dei piani di emergenza negli anni sono state rese  pubbliche, o perché declassificate o perché menzionate in promemoria poi divulgati. Le direttive di allora includevano diverse versioni della legge marziale, censura delle informazioni, sospensione delle udienze in tribunale per le persone detenute.

Un altro ordine di emergenza, preparato negli anni ’50, disponeva la creazione di zone militari da inibire a determinate categorie di persone. È grazie a questa direttiva che il governo vietò ai giapponesi e ai giapponesi-americani di accedere a vaste aree della costa occidentale durante la II Guerra Mondiale. Ma nel 1967 il Dipartimento di Giustizia ha raccomandato al governo di abbandonare quell’ordine.

«La critica su vasta scala al programma di ricollocazione giapponese è ben nota e fondata», affermava la nota del 1967, aggiungendo: «Ci sono seri dubbi sul fatto che un programma che consente l’allontanamento o la detenzione di Cittadini americani sulla base della loro razza, religione o origine nazionale dovrebbe essere autorizzato».

Altri ordini di quell’epoca includevano una dichiarazione che esisteva uno stato di guerra, una direttiva per organizzare la riconvocazione del Congresso in un luogo sicuro e la creazione di un’agenzia autorizzata a imporre ampi controlli sull’economia. Tra i poteri di quest’agenzia, che avrebbe risposto direttamente al presidente: attuare controlli come la requisizione di proprietà private e l’assegnazione di materiali; imporre controlli su salari, prezzi e affitti; razionamento; e risoluzione delle controversie di lavoro.

Per diversi anni, il Dipartimento di Giustizia dell’era Obama ha menzionato nei documenti di bilancio presentati al Congresso che il suo Office of Legal Counsel nel 2012 aveva iniziato a rivedere la legalità dei 56 documenti di azione di emergenza presidenziale. Nel 2017, il Dipartimento di Giustizia di Trump ha ripetuto quel riferimento nella propria richiesta di budget, dopo di che il tema è uscito dalle presentazioni annuali. Ed è calato il silenzio.

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10 replies

  1. Il vecchietto va interdetto.
    Sta provocando deliberatamente e contemporaneamente la Russia riguardo all’Ucraina e la Cina riguardo a Taiwan.
    Se ha deciso di suicidarsi faccia pure basta che non si porti con lui 8 miliardi di persone.

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    • Non è il vecchietto purtroppo. Lui è solo uno dei tanti esecutori chiamati all’ azione. Da chi? Non abbiamo elementi di prova per dirlo

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  2. Ci voleva uno del partito democratico per portare il globo sull’orlo dell’abisso in maniera decisa.
    E una miriade di popoli codardi lo seguono, tenuti al guinzaglio.

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  3. Il destino del pianeta dipende anche (sottolineo ANCHE) da un ultrasettantenne rincoglionito che emette gas intestinali senza ritegno, che in mondovisione si gira e tende la mano all’aere e che ha il controllo di uno degli arsenali nucleari più possenti del globo. Così stiam messi. 😱
    Ribadisco la mia forsennata ricerca per un appartamento su Marte, sui 60 mq. Astenersi perditempo.
    Mille grazie. 🙏🏻

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  4. La redazione del NYTimes dovrebbe beccarsi una condanna a 150 anni di galera come Assange. Che differenza c’è tra loro?
    Comunque, a me fanno Molto più schifo i politici stranieri che assecondano piani criminali altrui, dettati dall’avidità di denaro anche con due piedi nella fossa. Davos docet.

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    • Se i “politici stranieri” hanno in casa, alle periferie di città popolose, basi militari – anche extraterritoriali – attrezzatissime e piene di testate nucleari… che fanno? Direi che l’ “avidità di denaro” sia la meno.
      Hic Rohodus, hic salta. Che farebbe lei?
      Occorre misurarsi con la realtà, invece ci fanno sfogare con le invettive per mantenere, tranquilli, lo status quo…

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    • Spero davvero sia fantasia, solo che sta perdendo le elezioni di medio termine, sa che perderà anche le altre, poi pensa che ha avuto come consigliere Draghi e con ciò è tutto possibile per non votare.

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