L’esattore delle tasse per conto dell’Europa

Mentre Mario Draghi nemmeno risponde alla richiesta di Bruxelles di alzare le imposte sulla casa, il segretario del Pd corre ad attaccare Salvini per le sue critiche all’Ue e cerca la sponda grillina. E per soffocare il dissenso, mente sul rischio di perdere i fondi del Pnrr.

(Giorgio Gandola – laverita.info) – Un esattore delle tasse si aggira per l’Italia. È Enrico Letta, trasformatosi nelle ultime settimane in un personaggio vagamente gogoliano, impegnato a confermare e ribadire ogni sospiro dell’Unione europea, soprattutto se potenzialmente vessatorio nei confronti del nostro Paese. Il segretario del Pd è di fatto il terminale politico di Bruxelles e in questo ruolo privo di mandato tende ad appiattire la dialettica di governo, a banalizzare quella parlamentare e a zittire preventivamente ogni possibile confronto anche dentro il Nazareno. L’ambiguità del ruolo che Letta si ritaglia quando lascia riposare l’elmetto sull’attaccapanni, è evidente in queste ore, dopo l’arrivo della letterina su fisco e concorrenza arrivata dalla Commissione con le note a piè di pagina di Paolo Gentiloni, con ammonizioni antiche nonostante la conferma che anche per il 2022 «rimangono sospesi gli obblighi di bilancio». È così compreso nella parte, il tenero Enrico, da assumersi il ruolo di premier ombra. E quando Matteo Salvini legittimamente respinge al mittente le minacce europee («No alle pressioni, sappiamo da soli che dobbiamo fare le riforme»), lui si sostituisce indebitamente a Mario Draghi nella risposta: «La Lega sta minando la maggioranza». Un vicepremier autonominato, esattamente come quando, due mesi fa, si era autonominato vicesegretario della Nato e badante continentale di Joe Biden.

In questo caso è curioso notare che – mentre Draghi non ha degnato neppure di un sospiro la lettera giunta da un apparato che conosce a memoria – il numero uno piddino ha riempito il vuoto con la pedanteria di un attendente. E a Catanzaro, in viaggio elettorale, ha ribadito il concetto più urticante per gli italiani: le tasse sono meravigliose e aumentarle è una gioia. «Lo dico molto chiaramente: l’opposizione che Salvini sta facendo al governo ha superato il limite. La Lega è un partito di maggioranza ma vuol far cadere il governo. Penso che questa vicenda vada chiarita; su tutti i temi principali ormai Salvini si comporta come un rappresentante dell’opposizione, è molto più opposizione lui di altri che sono veramente all’opposizione». La sua posizione è strumentale, il doppiopesismo è lampante quando giustifica il Movimento 5 stelle (sulle barricate per le armi all’Ucraina, per i rigassificatori, per le fonti energetiche che non derivino dalle margherite) con la frase: «Conte non fa la stessa cosa di Salvini».

Il tentativo di ingraziarsi Giorgia Meloni è palese ma infruttuoso. A stretto giro arrivano le repliche all’esattore e non sono morbide. Salvini (ieri sera a Porta a Porta): «La Lega è al governo per tagliare tasse e burocrazia, e questo stiamo facendo; se altri hanno tempo da far perdere con legge elettorale, ius soli o ddl Zan non aiutano l’Italia. Rivendico la difesa della casa e dei risparmi degli italiani, lavoriamo per la pace in Ucraina e per la pace fiscale in Italia. Intanto Letta e il Pd passano il tempo proponendo ius soli, ddl Zan e cambio della legge elettorale. Vivono su Marte o vivono in Italia?». Vade retro anche dalla leader di Fratelli d’Italia: «La revisione delle stime catastali ai tavoli di mercato vuol dire aumentare la tassazione sugli immobili».

Letta non demorde, insiste sulle riforme trappola del catasto e sulle concessioni agitando lo spettro dei soldi del Pnrr: «Ci sono 200 miliardi da usare bene». Lascia credere che siano legate al Piano ben sapendo che non è così. Incassa senza un battito di ciglia la puntualizzazione di Valdis Dombrovskis («La riforma del catasto non rientra nel Pnrr») e prosegue nel tentativo di mettere le mani nelle tasche degli italiani. Il partito delle tasse non si smentisce, è un riflesso condizionato dai tempi di Romano Prodi. Poi, superata l’ora della furia, ammette: «Penso che il governo non cadrà».

A parte qualche cespuglio di Forza Italia, il centrodestra non cade nella trappola ed è ancora Salvini a pungere: «I sabotatori del governo vanno cercati a sinistra». Le riforme sono sul tavolo, la ricerca di condivisione è una prerogativa del Parlamento e questo sta accadendo per evitare che Draghi metta la fiducia sui provvedimenti da liberare entro fine maggio. La petulanza con cui il leader piddino pretende unanimità a prescindere ha un esito paradossale: sembra che sia Letta a minacciare di far cadere il governo se non si alzano le tasse sulla casa e non passa il decreto Concorrenza come chiede lui.

Eppure l’urgenza non esiste e anche Bruxelles ha confermato di non voler aprire procedure per deficit eccessivo (la scelta era già emersa negli scorsi mesi tenuto conto dell’emergenza sanitaria). La Ue si riserva il diritto di aprire procedure di deficit eccessivo nel 2023, «sulla base dei dati del 2022, e tenendo in particolare conto il rispetto delle raccomandazioni». Il debito pubblico italiano è un macigno non da oggi, ma dissanguare i cittadini con imposte sulla casa a orologeria solo perché le chiede l’esattore Letta in versione «quinta colonna» sarebbe un suicidio politico e pure finanziario. Con questi chiari di luna, i soldi verrebbero trasformati nell’ennesimo e inutile bonus assistenziale. La specialità della casa.

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4 replies

  1. Basterebbe fare qualcosa di sinistra come rinunciare al riarmo per non avere bisogno di nuove entrate oppure tagliare i ponti con le clientele.

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  2. Lui è buono, accoglie, un paese sul lastrico, fa la morale, per poi lucrare, ma quale umanità

    Lettaman Lettaman, il problema qui sei tu, la tua giustizia è premiare i criminali:

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  3. Letta STAI SERENO.
    Sei solo il niente mischiato con il nulla.
    Goditi questa briciola di popolarità perchè credimi…..Non durerà.
    Hai sbagliato tutto.
    Nemmeno se avessi fatto apposta saresti riuscito a sbagliare così tanto.
    Renzi rispetto a te è un SIGNORE fatto è finito.
    …….e ho detto tutto.

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  4. Incommentabile, il Lettiera (!!), ormai. Una vergogna: già pareva un bischero messo lì per dire idiozie al momento sbagliato e far la parte del povero grullerello (il classico scemo del villaggio), ma adsso si capisce che ci stia mettendo un qualche impegno. Solo che ne vien fuori una figura da spavento. Incommentabile, appunto. Meglio star zitti che qui ci si becca le denunce. Ma un bello “str0nz0” non glielo leva nessuno!

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