Affari umanitari

Gli aiuti destinati ai profughi spesso finiscono sul mercato nero e rivenduti a chi non ha potuto lasciare la propria casa. Mentre al confine romeno c’è un via vai di tir carichi di auto nuove dirette in Ucraina. Un business a cui Kyiv sta cercando di mettere un freno. Il reportage da Siret.

(Romana Ranucci – tag43.it) – da Siret – Cinquecento metri separano la frontiera ucraina da quella rumena, dove ad accogliere i profughi ci sono le associazioni umanitarie che distribuiscono, gratuitamente, generi di prima necessità. Basta attraversarli a piedi, quei 500 metri, con buste e borse vuote e il gioco è fatto: si torna indietro con pacchi di pannolini, scatole di latte in polvere, medicine, vestiti, pronti per essere rivenduti ai disperati che quel confine non lo hanno ancora superato. Così gli aiuti umanitari finiscono sui mercati paralleli.

Le frontiere dei trafficanti: così gli aiuti per l'Ucraina finiscono nel mercato nero
La frontiera ucraina (Romana Ranucci).

I furbetti della spesa che rivendono i beni ai profughi rimasti a Cernivic

A più di due mesi dall’inizio del conflitto gli ucraini che lasciano il Paese sono diminuiti drasticamente, sono in aumento quelli che decidono di tornare a casa. E così quel pezzetto di strada diventa terra di nessuno, l’accoglienza è scarica, i volontari stanchi, e chi può se ne approfitta. Siret rappresenta il punto di raccordo tra il nord-est della Romania e il sud-ovest dell’Ucraina, e qui chi sta presentando servizio come volontario, dall’inizio della guerra, non ci casca più: «Ormai li riconosciamo i furbetti della spesa: arrivano con le borse vuote, fanno il giro di tutti gli stand e chiedono le cose più costose che possono rivendere ai profughi rimasti a Cernivic, la prima città ucraina che si incontra superato il confine», racconta a Tag43 Gregory Patu, volontario per una ong rumena. «Lasciano la macchina, attraversano la dogana a piedi, come per settimane hanno fatto i profughi in fuga dalle città bombardate, arrivano spesso indossando ciabatte e portando i bambini nelle carrozzine, carrozzine che poi riempiono con tutto quello che possono rivendere, e se ne ritornano con i bambini in braccio».

Le frontiere dei trafficanti: così gli aiuti per l'Ucraina finiscono nel mercato nero
Il centro aiuti di Siret (Romana Ranucci).

Una scatola di latte in polvere può costare fino a 50 euro sul mercato nero

Le scatole di latte in polvere vengono rivendute anche a 50 euro, sono tra i pezzi più richiesti, insieme a medicine e pacchi di pannolini. «I pannolini ora li diamo solo sfusi non più a pacchi», ha aggiunto Patu, «e prima di distribuire le cose chiedo sempre informazioni per capire il luogo di provenienza, per capire se scappano veramente dai bombardamenti. Come prima cosa domando quale è la città di destinazione, si mi rispondono Suceava o Radauti, a pochi km da qui, capisco che sono venuti solo per fare la spesa». Gregory controlla anche da dove arrivano le auto, dalla sigla della targa risale alla regione: BH è quella di Odessa, AI quella di Kyiv, BE di Mykolaiv, AP di Zaporija, le zone più colpite dagli attacchi russi.

Le frontiere dei trafficanti: così gli aiuti per l'Ucraina finiscono nel mercato nero
I beni raccolti da distribuire ai profughi (Romana Ranucci).

Il via vai di auto da immatricolare alla frontiera

In attesa di attraversare la dogana ci sono lunghe file di camion, tra quelli che trasportano generi alimentari e gasolio spiccano i lunghi mezzi carichi di auto nuove, senza targa, molte di lusso, non proprio quel genere di bene che ci si aspetta vedere transitare verso un Paese in guerra. Gli ucraini sono stati esentati dal pagamento dell’Iva, delle accise e dei dazi sull’importazione delle auto, misura presa dal governo per rinnovare il parco auto distrutto dai bombardamenti e c’è chi ne ha approfittato per mettere su un nuovo business. Le macchine nuove entrano senza targa ed escono dal confine pochi giorni dopo, immatricolate, pronte per essere rivendute. Business che avrebbe le ore contate: la Verkhovna Rada, il parlamento ucraino, ha presentato un disegno di legge che propone di riprendere la tassazione dei veicoli importati dall’estero. La decisione sullo ‘sdoganamento preferenziale’ è costata già molto alle casse dell’Ucraina.

reportage da siret: rischio di mercato nero per aiuti agli ucraini
I tir con le auto che attraversano la frontiera tra Romania e Ucraina (Romana Ranucci).

Secondo il servizio doganale tra le auto importate, ce ne sarebbero molte di lusso. Ciò non corrisponde esattamente all’obiettivo principale di ricostituire la flotta delle auto dilaniata dalla guerra. Il passaggio di mezzi da immatricolare tra l’altro ha causato code che hanno sovraccaricato i valichi doganali su entrambi i lati del confine rallentando la consegna di beni umanitari e di armi per le forze armate ucraine. Passano da qui i grandi camion verdi che trasportano le armi, mezzi militari, scortati da polizia e uomini dell’esercito con passamontagna e kalashnikov.  A mezzanotte, ora in cui scatta il coprifuoco, al di là del confine rumeno si ferma tutto, per poi riprendere il mattino seguente.

Categorie:Cronaca, Inchieste, Mondo

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2 replies

  1. Non c è mai stata una guerra senza mercato nero.La normale conseguenza di una guerra ,purtroppo! C è sempre qualcuno che si arricchisce alle spalle altrui .. c est la guerre!! Se poi consideri la mole di aiuti a questa guerra .. mentre in Afghanistan ci sono bambini e mamme che muoiono di fame e mendicano per strada , ma l america( e complici occidentali) come sempre lascia dietro alle sue occupazioni solo sangue e miseria e qui non c è nessuno che si straccia le vesti ! Sarà perche non sono bionde appetibili e con gli occhi azzurri ?

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