Di Maio governista (e atlantista) in fuga da Conte

(Matteo Pucciarelli – la Repubblica) – Mentre il leader del partito giorno dopo giorno aumenta la conflittualità con Palazzo Chigi («Restiamo al governo solo a certe condizioni» ha detto ieri), il ministro più importante (dato il momento storico) ed esponente dello stesso M5S è invece completamente allineato sulle posizioni di Mario Draghi; mentre il rapporto tra Giuseppe Conte e il premier è prossimo allo zero, tra il capo del governo e Luigi Di Maio il dialogo è quotidiano.

Basta questa fotografia per raccontare la faglia nei 5 Stelle, una distanza che a differenza dei mesi scorsi non è esibita né rivendicata dai due, ma che resta sotto gli occhi di tutti.

Il ministro degli Esteri, che subito dopo la partita del Quirinale pareva ormai messo all’angolo da Conte che ne chiedeva un processo pubblico con l’accusa di eccessiva autonomia, è ormai completamente assorbito dalla vicenda ucraina. In viaggio per il mondo a siglare accordi per le forniture di gas alternative a quello russo, incontri diplomatici, vertici internazionali, Di Maio si è eclissato dal confronto politico interno.

«Noi – le sue parole ieri, in visita a Portici – stiamo lavorando per raggiungere la pace il prima possibile. In diplomazia ci sono due strade: parlare ogni giorno e poi quella del lavoro silenzioso».

Messa così viene da pensare subito ad un riferimento al Conte impegnato nella battaglia anti-riarmo che pure ieri, a beneficio dei suoi follower su Instagram e Facebook, ha continuato ad allargare il solco che divide il Movimento dalle scelte del governo. Interpretazione maliziosa, assicurano i fedelissimi di Di Maio. Per il ministro «è il momento della compattezza, nessuna divisione interna, anzi serve unità per rilanciare al meglio il nuovo corso del Movimento», è la nota diramata dallo staff di Di Maio. Il “nuovo corso” in realtà tanto nuovo non è.

Era la fine di febbraio 2021 quando Beppe Grillo e i maggiorenti del partito decisero di consegnare chiavi in mano i 5 Stelle all’ex presidente del Consiglio. La presa in carico e relativa riorganizzazione non è stata semplice, di certo però c’è che la cura Conte finora non ha funzionato: un anno e due mesi fa i sondaggi davano il M5S al 18 per cento, oggi ci si barcamena attorno al 14. Oltre un quarto dei consensi perduti. Per le prossime amministrative non c’è da esser molto fiduciosi, basti solo pensare che in una delle regioni dove storicamente il M5S è sempre stato fortissimo, con punte anche al di sopra del 50 per cento nel 2018 – la Sicilia – le liste col simbolo di partito saranno tre, su un totale di 126 Comuni al voto. Insomma, in un pezzo di partito la parola chiave è logoramento: cioè la sensazione che basti attendere per vedere evaporare la rifondazione contiana.

Sull’approccio del governo italiano alla guerra e la richiesta inevasa che Draghi passasse dal Parlamento prima di volare a Washington, il presidente del M5S si è detto «sorpreso» per la scelta del capo del governo e del fatto che «le altre forze politiche non si siano associate alla nostra richiesta». E quando poi Draghi andrà, il 19 maggio, sarà un semplice question time, il minimo sindacale. Lì non ci sarà spazio per delle mozioni che possano modificare, eventualmente, la linea dell’esecutivo. Mentre al Senato pende la richiesta di alcuni parlamentari inoltrata alla capogruppo di discutere apertamente sulla sterzata tutta di lotta e poco di governo di Conte, e a richiederla sono stati esponenti che con Di Maio condivido l’approccio lealista a Draghi. Basta insomma unire i puntini, i Movimento continuano a esser due.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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4 replies

  1. Ma qualcuno dei partiti esistenti se lo potrebbe prendere a bordo? nessuno lo vuole per ricandidarlo? Uno che ha fatto tutto il contrario di ciò per cui aveva preso i voti, uno che gira per il mondo a fare contratti per gas e petrolio più costosi e meno affidabili, e dio non voglia in triangolazione dalla russia. Uno così “accattativill”

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  2. Gigino o bibitaro
    Abituato a salire e scendere i gradini del San Paolo si trova a suo agio tra un inchino a 90 gradi e l’altro

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