La sanità per De Luca: ospedali nel caos, lui si mette il bavaglio

Il Cardarelli è in emergenza: medici in fuga, pazienti ammassati. Ma il governatore fa lo show e allo stadio è l’unico in mascherina.

(Giorgio Gandola – laverita.info) – Lo sceriffo mascherato. Quando si parla di Vincenzo De Luca è difficile non finire dentro un western di 50 anni fa, qualcosa che sta fra Kit Carson e Paolo Stoppa in C’era una volta il West. Per il tono da cow boy e le pistolettate sui piedi (spesso i suoi), lui è uno stereotipo perfetto, soprattutto quando minaccia di far tornare un’intera Regione in lockdown. Giovedì, in preda al consueto eccesso da bastian contrario, il governatore della Campania ha tuonato: «Non usare la mascherina è da irresponsabili. Faremo un’ordinanza per il mantenimento nei luoghi di lavoro. Resterà obbligatoria per chi lavora nella ristorazione e nel settore alberghiero, è un elemento di prudenza per chi sta in cucina e serve ai tavoli. Basta uno starnuto per avere la diffusione del contagio».

Dove non arriva l’ipocondria di Roberto Speranza, dove neppure la gastrite di Pierpaolo Sileri si avventura, c’è il virologo di complemento a presidiare l’ortodossia sanitaria. Il Massimo Galli vesuviano è così compreso nella parte da avere già messo in atto i suoi propositi, presentandosi in tribuna d’onore per Salernitana-Venezia con il «dispositivo orale» piazzato sul naso. Era l’unico nello stadio ed esibiva la sua diversità con l’orgoglio tipico del clown quando indossa il naso rosso. La passerella ha fatto il giro del web, e questa è coerenza. Poiché De Luca ormai è un libro aperto, in pochi hanno creduto all’operazione di distrazione di massa puntuale per coprire il suo volto, non certo le sue responsabilità.

Nelle stesse ore, infatti, un video dolente portava nel mondo la vergogna della gestione regionale della Sanità in chiave piddina: l’ospedale Cardarelli di Napoli, il più grande del Sud Italia, è di nuovo nel caos. Le immagini mostrano un pronto soccorso da emergenza bellica: un groviglio di barelle, pazienti parcheggiati contro ogni regola del distanziamento, privacy diagnostica violata. Venticinque medici hanno inviato ai dirigenti una lettera nella quale preannunciano le dimissioni con parole gravi: «In queste condizioni non siamo più in grado di svolgere il nostro lavoro». I numeri sono impietosi: 3 dottori per 170 pazienti. Negli ultimi due giorni ne sono arrivati altri 180.

Poiché lo scenario mostra una «lesione del diritto alla cura» i Nas hanno effettuato un sopralluogo. Un’auto della polizia staziona fuori dall’ingresso principale per scongiurare ribellioni, ispezioni sono state allargate anche al Secondo policlinico. Aggiunge Pino Visone, medico e sindacalista Cgil del Cardarelli: «È un grido di allarme e di dolore. È una situazione limite che attiene non al nostro lavoro, ma alla carne e al sangue dei pazienti, perché alla fine di tutta questa faccenda c’è il paziente». Va oltre Salvatore Siesto, capo del servizio infermieristico e delegato Cisl: «La situazione è drammatica, da 10 giorni c’è sovraffollamento e ci troviamo con troppe persone ammassate al pronto soccorso».

Travolto dalle polemiche, il vertice sanitario dell’ospedale si è limitato a un comunicato riassumibile con un’immagine: un uomo che allarga le braccia impotente. «Questa direzione ha sempre cercato soluzioni per risolvere il congestionamento dei pazienti». La questione diventa immediatamente politica e riguarda lo sfascio di settori della sanità pubblica. Questo è il sistema che, con l’alibi della prima ondata della pandemia due anni fa al Nord, la sinistra grillodem e una narrazione mediatica subalterna vorrebbero imporre anche alle Regioni virtuose, soprattutto alla Lombardia (meta per il 15% dei pazienti dal resto del Paese) e al Veneto, con l’effetto di adeguare le eccellenze alle mediocrità in nome del credo assistenzialista.

In tutto questo De Luca fa il primario sulla Bismarck che affonda, impone la mascherina e si giustifica con imbarazzanti parole di prammatica. «Quei video sporcano l’immagine della nostra sanità. Non è stato fatto abbastanza» sottolinea, lui governatore da sette anni, come un turista per caso. Con un deficit di originalità chiede l’intervento dello Stato per il personale sanitario: «La Campania è sottodimensionata di 10.000 unità». Difficile non ricordare che ogni anno lo Stato ripiana i debiti di palazzo Santa Lucia, che proprio Mario Draghi ha firmato recentemente il Patto per Napoli (1,3 miliardi a fondo perduto) e che 80 miliardi del Pnrr sono destinati al Sud, quindi quota parte anche alla regione vincenziana.

L’ex Pci soprannominato ai tempi Pol Pot non certo per la sua malleabilità, è sempre in cerca di un diversivo e questa volta lo ha trovato con lo spauracchio della prossima ondata di Covid. Dopo aver dato su Facebook lezioni di politica estera e strategia bellica; dopo essersi esibito nella critica televisiva neanche fosse Aldo Grasso («Non vedo più i servizi televisivi da Kiev di Ilario Piagnerelli perché sono deprimenti, hanno sempre sullo sfondo le macerie, dovrebbero mandare uno che si chiama Allegri»), riecco le mascherine. È comunque un salto di qualità istituzionale.

Mentre lui si occupa del marketing personale, fuori dal Cardarelli congestionato i napoletani perdono la pazienza. Ai microfoni della Rai un intervistato sbotta agitando la cartella clinica: «Mi hanno prenotato un esame a novembre. Io ho 78 anni, a novembre sarò ancora vivo?». Di sicuro lo sarà ’O Faraone, in gran forma e pronto alla prossima ammuina.

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